“Mi sono appena laureata in un’università inglese: sono tutte guaste”

L’istruzione superiore nel Regno Unito non si orienta più verso l’apertura mentale dello studente, ma verso l’indottrinamento e il rispetto delle ideologie che schiacciano lo sviluppo intellettuale e il dibattito.  Ecco perché diciamo che ha bisogno di una scossa, disperatamente.

Quando in questo senso si è parlato dell’Università di Austin, il mio primo pensiero è stato che il Regno Unito dovesse seguire l’esempio dell’America e lanciare la propria iniziativa contro il “risveglio” (NdT: il movimento “woke”).

La nuova istituzione texana, dedicata alla ricerca della verità e della libertà di indagine, è stata lanciata dal presidente fondatore Pano Kanelos, insieme ai docenti Ayaan Hirisi Ali, Bari Weiss e Kathleen Stock.  Questo è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno in Gran Bretagna.  Lo so perché ho il dubbio onore di essere una neolaureata delle università britanniche, quindi so quanto si trovino in condizioni disperate.  Quando ho iniziato l’università credevo ingenuamente che il tempo speso lì mi avrebbe lasciato con una nuova prospettiva sul mondo;  quanto mi sbagliavo.  Quello che in effetti ho trovato, invece, è stata una cultura accademica che si preoccupava di tutto tranne che di trovare la verità.

Ho conseguito una laurea in relazioni internazionali e una laurea specialistica in giornalismo in due diverse università britanniche.  Durante la mia permanenza nel mondo accademico, ho assistito a un sistema guasto che prevedeva l’intimidazione degli anticonformisti, la discriminazione razziale mascherata da “quote di diversità” e la minaccia sempre imminente di censura per aver sostenuto il “pensiero sbagliato”.

Era evidente per me che la libertà accademica stava cessando di esistere.  In effetti, da studente, ho spesso temuto di esprimere le mie opinioni, visto che, come mi è stato detto una volta durante una lezione, il “pensiero corretto” è quello che conta, non la ricerca della verità. Fu allora che iniziò sul serio la mia disillusione nei confronti del mondo accademico.

Gli accademici e gli studenti britannici devono reagire se vogliono vedere un cambiamento culturale, e lo dico da ex studentessa che ha assistito in prima persona alle condizioni di questo sistema.  Ecco perché è fondamentale costruire un quadro legislativo forte per proteggere la libertà accademica dagli eccessi della sinistra culturale.

Accademici britannici come Kathleen Stock sono stati cacciati dal lavoro per una visione politicamente scorretta o semplicemente per aver affermato fatti biologicamente inattaccabili. Questa ossessione per il “controllo emotivo” ha da tempo preso il sopravvento nelle nostre istituzioni educative, limitando la possibilità del dissenso.

Ciò non sorprende, considerando che le nostre università stanno cercando di imporre contemporaneamente rigore accademico e inclusività;  due valori incompatibili.  Durante gli studi ho visto questi valori scontrarsi tragicamente all’università.  Durante un seminario ho visto degli studenti lavorare su un progetto, sostenendo che “il genere era un costrutto sociale”, mentre un altro ha negato che la biologia fosse un fattore nel determinare il genere.  Entrambe ideologie marginali e progressiste (almeno, ovunque al di fuori di un’università).  Credevo che questa visione fosse palesemente assurda, ma mi sono ritrovata a mettere a tacere i miei principi per assecondare una minoranza militante di studenti che venivano visti come illuminati dal risveglio della nuova era.  All’epoca, mi chiedevo se altri studenti si sentissero allo stesso modo, purtroppo spinti alla stessa sottomissione.  Sul momento, L’ho liquidato come un incidente banale e isolato, mentre invece era solo l’inizio di una situazione che sarebbe solo peggiorata.  Più tardi, durante l’apice delle proteste del BLM, ho visto un certo numero di studenti preparare una petizione sulla necessità di assumere accademici provenienti da ambienti più “diversi”, nonostante la loro esperienza accademica o addirittura competenza, sostenendo che il mondo accademico era “troppo bianco”.

Alla fine, sostenevano “quote di diversità” imposte che, ironia della sorte, discriminavano i docenti a causa della loro razza.  Merito o talento non erano requisiti in questa visione del mondo, anzi sembravano quasi fossero ostacoli da superare in nome di questo attivismo autoritario.  L’ortodossia della sinistra liberale era il paradigma ideologico dominante all’università e il pensiero eterodosso sarebbe stato accolto con immensa ostilità.  Garantire la conformità ideologica era la preoccupazione principale di queste istituzioni e ho capito molto rapidamente che per sopravvivere alla “cancellazione” e completare la mia istruzione, avrei dovuto censurare le mie convinzioni personali e politiche nel campus.  I dati rivelano che l’autocensura è un fenomeno sempre più comune per molti studenti anticonformisti.  Un sondaggio di Survation per conto di ADF International, un’organizzazione di difesa legale basata sulla fede, ha rilevato che più di un quarto degli studenti si “autocensura” perché questi  temono che le loro opinioni si scontreranno con i valori  dei cosiddetti “risvegliati”, invece promossi dalla loro università.

Da studentessa, mi sono resa conto che il mondo accademico premiava la correttezza politica e non offriva spazio al pensiero critico.  Ciò che è diventato ancora più chiaro è che le nostre istituzioni educative non erano più un luogo per pionieri che avevano nuove prospettive da offrire.  Ancora più deprimente, ho assistito a poco o nessun respingimento contro questa cultura totalitaria.  In effetti, è diventata una routine vedere persone accusate di essere “dannose”, “offensive” e persino “pericolose” per le loro opinioni.  Questo è il motivo per cui abbiamo bisogno di azioni per difendere i diritti di libertà di parola e la diversità di opinione.  Il lancio di nuove iniziative educative è un primo passo cruciale verso la correzione di questo sistema in frantumi, che sembra solo peggiorare.  Potrebbe anche spiegare perché le università del Regno Unito “affrontano una crisi per la perdita della fiducia della nazione”, secondo un documento pubblicato da Policy Exchange, un think tank di centrodestra.

Ciò che accade nell’istruzione, si diffonde in tutta la società.  Idee e credenze istituzionalizzate dalle università possono rapidamente farsi strada nel mondo di tutti i giorni, basta guardare quante persone hanno sentito parlare della teoria critica della razza ora rispetto a due anni fa.  Ecco perché è più importante che mai avere un serio incentivo nel cambiare l’istruzione superiore.

Quando ho finito i miei studi, non avevo imparato nulla di nuovo;  in effetti la mia esperienza somigliava più all’aver frequentato una fabbrica dell’indottrinamento, che serviva solo come estensione di una forza lavoro aziendale, e alla fine sputava un diploma come conferma della tua conformità al sistema.

La sovversione delle università ha portato a una visione del mondo basata sulla cultura del risentimento e sull’ideologia di sinistra che mira a indottrinare le persone al vittimismo, piuttosto che insegnare loro come pensare in modo indipendente.

La Gran Bretagna, più che mai, ha bisogno di una propria iniziativa educativa, dedicata alla libertà accademica e al rigoroso discorso intellettuale, per tutti coloro che sono stanchi e delusi da questo clima tossico.

di Ramsha Afridi – traduzione di Martina Giuntoli

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