Talvolta, sono proprio le cose più ovvie e gravi, a passare del tutto inosservate, come se la mentalità occidentale attuale, abbia definitivamente perso il passo coi tempi. Il cittadino dell’occidente, tuttora valuta  l’habitat sociale che lo circonda, secondo criteri che danno per scontate cose che non lo sono più da oramai più di due anni. È difficile cambiare una Forma Mentis che è venuta a configurarsi nel corso di decenni, per quanto questa si stia rivelando sempre più palesemente,  assolutamente inadeguata ai tempi correnti.

Crimini istituzionali di portata difficile da descrivere ed evidenti come una macchia di quattro kilometri quadrati di petrolio d’innanzi alle spiagge delle Seychelles, passano di fatto bellamente inosservati, almeno agli occhi dei più.

Eppure, stiamo assistendo ad una deriva istituzionale, che non solo sta conducendo l’Italia in un conflitto, tra l’altro che non la riguarda, a dispetto dell’ennesimo Articolo della Costituzione (Art.11), violato come se fosse un codicillo di libera interpretazione, ma addirittura si lavora per convincere la popolazione di volere essa stessa la guerra, quando niente è più lontano dal vero. Si trasmettono nei notiziari ed in ogni singolo salotto mediatico, messaggi che fraudolentemente vengono venduti come genuina ed incontaminata cassa di risonanza di un’opinione pubblica bellicosa e profondamente offesa da una Russia totalitaria che vorrebbe espandersi fino a conquistare tutta l’Europa, se non tutto il mondo e verrebbe da ridere solo a dirlo, se non fossero i media a larga diffusione a farlo, sotto finanziamento e spinta istituzionali.

Peccato però, che le cose non stiano affatto così e anche la capacità di manipolazione che possono avere le istituzioni infiltrate dalle grandi lobbies, pur se spalleggiate dall’efficientissima prostituzione intellettuale e professionale (in riferimento ai professionisti del giornalismo nei media cosiddetti “mainstream”) di chi lavora nelle testate, attualmente ancora a maggior diffusione, in quanto i sondaggi parlano chiaro, il 70% degli italiani non vuole saperne della guerra per nessuna ragione o causa, il restante 30% riguarda pochi indecisi e solo una esigua parte di popolazione decisa a seguire il Governo incondizionatamente in questo ennesimo delirio eversivo nei confronti dell’interesse pubblico e dell’ordinamento sociale, inteso nella forma e nei modi stabiliti dalla legge, e che non si può più far valere in nessun modo.

Se un popolo non vuole andare in guerra, ma le istituzioni del suo Paese decidono di entrarci lo stesso, a dispetto della volontà comune e tentando anzi di plasmarla ed inquinarla con l’inganno, come andrebbe definita la governance di tale Paese?

In considerazione di questi cristallini ed inequivocabili fatti, pare innegabile che ci troviamo di fronte ad un abuso sulla popolazione di proporzioni difficili anche solo da quantificare, che vede attentata la sicurezza fisica e personale dei cittadini italiani, sotto ogni aspetto, attraverso spudorate ed infami strategie di falso ideologico dirette da strutture organizzate da considerarsi, a questo punto, di stampo criminale.

Considerato che tali manipolazioni della percezione e del sentire pubblico, perpetrate con l’inganno, allo scopo di bypassare ed eludere la ragione critica individuale, non sono utilizzate per vendere un detersivo ma per portare un Paese e tutta la sua popolazione in un conflitto bellico, non appare affatto esagerato parlare di crimine di guerra.  Come tale andrebbe riconosciuto e a conseguenza di tale riconoscimento, andrebbe contestato a tutte quelle personalità politiche, istituzionali o del mondo mediatico, che con l’inganno, stanno tentando di estorcere il consenso del cittadino, ingannandolo attraverso il plagio ed intimidendolo con volgari e dozzinali ricatti di natura sociale, affinché si senta inadeguato se non in pericolo, anche solo non abbracciando l’opinione imboccata a forza dalle istituzioni e dai loro media. Ci stanno chiedendo di accettare la loro guerra e di permettergliela continuando a cooperare e contribuire incondizionatamente all’ingranaggio sociale, senza inceppare nulla. Questa è la loro prospettiva e niente di più.

Un crimine di tale portata, già grottesco di suo nei modi e nelle dimensioni in cui viene perpetrato, segna il proprio picco di assurdità, nell’indifferenza in cui riesce a dilagare indisturbato.

Quasi ogni inganno però, non supera il test del tempo e a tradirlo sono sempre i dettagli, che via via si fanno sempre più palesi, quando la pressione sull’opinione pubblica cessa in quel determinato contesto o avvenimento. In pochi hanno fatto caso al fatto che dopo due anni di pseudo-pandemia, stando alla narrativa detta “ufficiale”, ma mi limiterei a definirla istituzionale, le istituzioni avrebbero fatto un lavoro di sostegno e arginamento della minaccia alla salute pubblica, senza precedenti nella storia e allora come mai in due anni, nessuno investe qualche milione per realizzare un film o una serie su Speranza, su Draghi o su Giuseppe Conte? Neanche ad Hollywood, con tutti i soldi che hanno, senza contare che possono fregiarsi di un così eroico Biden, che tanto ha fatto per contrastare la pandemia? O perché non su Justin Trudeau, che tanto fece e si espose per mantenere l’ordine a dispetto di chi sconsideratamente minacciava la salute altrui non seguendo le giuste regole e leggi atte al contenimento del contagio. Eppure le esigenze per un copione ci sarebbero tutte, pressoché in ogni Paese dell’occidente, dagli Stati Uniti, all’Australia, passando per il Regno Unito e per l’Europa, ognuno avrebbe incontestabilmente, i propri eroi, stando alla narrativa dominante…allora ci si domanda, che stia mancando proprio quella genuina, veritiera ed intima percezione pubblica, in coerenza alla narrazione ufficiale, senza la quale ogni opera cinematografica in tal senso, sarebbe un assoluto e categorico flop? Pare lecito pensare che tale iniziativa semmai metterebbe in luce proprio l’inadeguatezza del vacillante impianto narrativo istituzionale, piuttosto che esaltarlo, e pertanto appare senza meno improbabile che qualunque azienda del settore possa investire denaro, lavoro e credibilità in qualcosa che non potrebbe che rivelarsi una sicura perdita di fondi e, cosa ancor più grave, la certa compromissione della propria reputazione professionale, nella lunga distanza (e forse neanche tanto lunga).

Assai probabilmente neanche con le vicende ucraine andrà molto diversamente, perché anche lì chi sostiene le ragioni di Kiev senza se e senza ma, sa di farlo per ragioni trasversali al conflitto stesso, dunque in ragione di strategie geopolitiche di cui quel conflitto è solo uno “step” ed una conseguenza tecnica e la menzogna non potrà mai dar luogo ad un successo artistico, quindi nemmeno cinematografico, dal momento che l’arte ha la prerogativa e la capacità di comunicare direttamente con la nostra interiorità più profonda, proporzionalmente allo spessore della propria espressione. Pertanto l’arte non può mentire, senza decadere dal proprio ruolo e non esser riconosciuta come tale. Ecco perché non esisterà mai un film di successo su Figliuolo, su Mario Draghi o sul carismatico e potentissimo Roberto Speranza, inossidabile ed apparentemente sempiterno, Ministro dell’italiana salute, irrevocabilmente commissariata “sine die”.

MARCO RIGAMONTI

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