Fino a che punto l’Unione Europea ha valutato e ponderato prima di istituire le sanzioni contro la Russia? Si può dedurre una risposta anche dal fatto che ora essa si prepara a cancellare le sanzioni contro un imprecisato numero di oligarchi perché istituite in base a prove vecchie e superate dagli eventi, oppure deboli o addirittura errate.

Lo scrive la prestigiosa testata economica Bloomberg. Il ritiro di queste sanzioni non discende dall’amore di giustizia ma dal timore di disastrose cause legali.

Questo fatto, solo apparentemente minore, a suo modo illumina la generalità delle sanzioni UE alla Russia. Le sanzioni vanno preparate per tempo, a meno che non siano istituite contro uno staterello il cui ruolo nel commercio mondiale e nei flussi di energia e di materie prime sia pari a quello due di picche quando non è briscola: e non è questo il caso della Russia.

La regola generale delle sanzioni, valida sempre e a prescindere dal caso specifico della guerra in Ucraina, prescrive che prima si trovino fornitori alternativi per le importazioni e nuovi sbocchi sui mercati per le esportazioni; e che dopo – soltanto  dopo – si impongano sanzioni.

Peraltro, se proprio voleva rompere i ponti con la Russia, l’Unione Europea avrebbe avuto tutto il tempo per prepararsi. Si può discutere – e molto – sulla ragionevolezza di questa scelta politica. E’ però indiscutibile che la guerra in Ucraina non è stata un fulmine a ciel sereno.

Gli ingredienti del conflitto in Europa orientale risalgono al 2013-14, quando il presidente degli Stati Uniti era Barak Obama: Euromaidan, il rovesciamento del governo in Ucraina, l’instaurazione di un regime filo occidentale e anti russo, la guerra civile nel Donbass, il referendum e l’annessione della Crimea alla Russia… La questione è rimasta congelata durante la presidenza di Trump, che seguiva una diversa politica estera, e come era prevedibile è esplosa quando alla Casa Bianca è tornato un democratico. Sarebbe probabilmente accaduto prima se nel 2017 al posto di Trump fosse stata eletta la Clinton.

La Russia ha usato gli anni di “tregua” nella questione dell’Ucraina per prepararsi all’eventualità di un conflitto e alle conseguenti sanzioni occidentali. L’Unione Europea, no. Ha per così dire gettato entusiasticamente il cuore oltre l’ostacolo, incurante dell’economia e del tenore di vita dei cittadini europei.

Con lo stesso pressapochismo, l’Unione Europea ha redatto un elenco di oligarchi russi sanzionati che – ora si scopre – contiene errori. Il servizio legale del Consiglio UE, scrive Bloomberg, ha avvertito che è opportuno correggerli.

Dopodomani, mercoledì, l’UE comincerà a discutere un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia che  la Commissione Europea descrive come una manutenzione delle sanzioni precedenti. Se cancelleranno qualche none dalla lista, difficilmente lo scriveranno nel comunicato stampa.

GIULIA BURGAZZI

 

 

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