Le dosi di vaccini Covid acquistate dall’Unione Europea e dai suoi Stati membri finiscono nella pattumiera a milioni. Eppure l’UE continua ad acquistarne ancora.

Come ha ricostruito lunedì l’autorevolissimo BMI (British Medical Journal), milioni di dosi che provengono in larga parte dall’UE vengono rifilati “umanitariamente” ai Paesi poveri quando ormai sono così vicine alle scadenza da essere sostanzialmente inservibili. In base ad altre fonti, sempre nell’UE in queste settimane altri milioni di dosi vengono buttati senza neanche cercare di regalarli.

Però i Governi hanno pagato queste dosi care e salate: con i soldi dei contribuenti, ovvio. Il denaro pubblico inutilmente speso ingrassa i profitti delle case farmaceutiche.

L’UE ed i suoi Stati membri, Italia compresa, hanno fatto uno shopping compulsivo di vaccini. Nel marzo scorso, l’UE aveva già acquistato 3,12 miliardi di dosi per i suoi 447 milioni di abitanti, neonati compresi. L’Italia fino ad ottobre aveva ordinato la pazzesca cifra di 350 milioni di dosi per 60 milioni di abitanti.

Questi acquisti sono ammantati dal velo della segretezza: ma per quel poco che si riesce a sollevarlo, lo spettacolo è impressionante. Innanzitutto è segreto il prezzo delle dosi, come si legge nelle FAQ sui vaccini Covid dell’UE che, attraverso la Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen, ha negoziato con le case farmaceutiche per conto degli Stati membri. Secondo il Financial Times, una dose di Pfizer è costata  19,5 euro; per una dose di Moderna, 25,5 euro. E poi, non è esattamente facilissimo star dietro ai flussi di questo esercito di flaconi (e di quattrini).

Il BMJ ha messo insieme varie informazioni relative alle donazioni sostanzialmente inutili effettuate attraverso il meccanismo internazionale Covax, nel quale affluiscono dosi provenienti in larga parte dall’Europa.

In ottobre, ad esempio, la Nigeria ha ricevuto 2,6 milioni di dosi – principalmente donazioni europee – così vicine alla scadenza che più della metà sono state buttate prima dell’uso. A gennaio erano già scadute 100 milioni di dosi stoccate nei Paesi ricchi. Nello stesso mese, si calcolava che altri 240 milioni di dosi fossero ormai vicini alla scadenza.

Fin qui il BMJ. Altre indicazioni vengono da fonti giornalistiche e riguardano dosi buttate via senza neanche tentare di rifilarle aqualcuno. Per limitarsi all’ultimo mese, nell’UE la Danimarca (che non arriva a 6 milioni di abitanti) ha gettato 1,1 milioni di dosi. Il Belgio (circa 11,5 milioni di anime) dovrà avviare rapidamente alla pattumiera 1,3 milioni di dosi. Vari Paesi dell’Europa orientale e settentrionale sono così sopraffatti dalle dosi inutili che, in sostanza, pregano l’UE di dispensarli da ulteriori acquisti. Si tratta di Polonia, Slovacchia, Romania, Bulgaria, Lussemburgo, Finlandia, Olanda, le tre Repubbliche Baltiche. Per usare il linguaggio diplomatico, vorrebbero introdurre la flessibilità nei contratti con le case farmaceutiche. Si può aggiungere una considerazione: difficilmente queste ultime rinunceranno ad una vendita già concordata; più probabile che ad altri Stati UE venga chiesto di farsi carico delle quote rifiutate.

Ad onor del vero, l’UE non è l’unica a sprecare dosi di vaccino. Sempre nell’ultimo mese, la Norvegia ha buttato 137 mila dosi che neanche i Paesi poveri volevano.  E poi il Giappone, il Sud Africa, il Canada

Resta il fatto tuttavia che secondo il database dell’UNICEF (l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’infanzia)  l’UE, pur contando solo il 6% della popolazione mondiale, con i suoi 3,12 miliardi di dosi l’UE è stata finora, e di gran lunga, il maggiore acquirente planetario dei vaccini Covid.

Nonostante i milioni di dosi già buttate, nonostante gli Stati membri sopraffatti dai flaconi, l’UE continua il suo shopping. Secondo le FAQ sulla vaccinazione, le dosi che l’UE stessa si è assicurata (nel passato e per il futuro) sono ora complessivamente salite a 4,2 miliardi.

Le case farmaceutiche ne saranno ovviamente ben liete. E ci sarà pure qualcuno, prima o poi, che vorrà mettere sotto la lente d’ingrandimento questo enorme flusso di denaro pubblico verso i loro profitti.

GIULIA BURGAZ

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