Dall’inizio di questa guerra ci chiediamo come mai esistano pochissime immagini dei combattimenti, delle città bombardate o occupate, e in generale di quanto sta avvenendo. Persino nelle guerre più “controllate” dal punto di vista mediatico, come ad esempio in Iraq, c’erano giornalisti “embedded” negli eserciti in avanzamento e avevamo l’opportunità di farci un’idea almeno sull’ambiente circostante e le attività militari.

In Ucraina, nulla. Le uniche immagini che arrivano, col contagocce, sono quelle di provenienza governativa: pensiamo ad esempio all’ospedale e al teatro di Mariupol, o a Bucha. Le prime due si sono rivelate bufale… e la terza? Eppure i canali Telegram russi e le fonti mainstream russe (da noi completamente censurate) sono pieni di video e immagini. Inoltre non ci sono inviati mainstream: nei precedenti conflitti, inclusa la Siria, c’erano inviati celeberrimi della CNN ad aggirarsi tra le macerie, o almeno a fare dirette dagli hotel di lusso nelle capitali. Stavolta zero, e come se non fossimo nel 2022 nulla arriva neppure dai cittadini, dai telefonini, dai social.

Ieri abbiamo avuto l’occasione di capire finalmente il perché: in Ucraina è semplicemente vietato diffondere immagini del conflitto. Esiste una legge (probabilmente emanata di recente) che vieta la ripresa in qualunque punto del territorio “per non aiutare il nemico con la geolocalizzazione degli obiettivi”. In apparenza un provvedimento sensato -infatti molti ucraini ci credono- in realtà una totale censura nei confronti non solo dei cittadini ma soprattutto dei giornalisti stranieri.

Il giornalista olandese Robert Dulmer, inviato ad Odessa, ieri ha semplicemente fatto il suo lavoro in forma più che basic: ha ripreso depositi di carburante in fiamme dopo un bombardamento russo. Ma non appena ha pubblicato i video su Twitter, si è scatenato l’inferno: decine di commenti ucraini pretendevano che cancellasse il video in quanto “la legge lo vieta” e “stai aiutando i russi”. In cosa si starebbero aiutando i russi, col filmare una località che hanno appena bombardato e che quindi conoscono perfettamente?

Fatto sta che Robert Dulmer è stato immediatamente espulso dall’Ucraina per ben 10 anni, come “persona non grata”. Un corrispondente di guerra mainstream con esperienza trentennale, cacciato per aver fatto il suo dovere riprendendo un deposito fumante dopo un bombardamento. Cosa che non accade ai corrispondenti come Giorgio Bianchi e Vittorio Rangeloni, che lavorano dal Donbass e quindi hanno permessi russi.

La conclusione a cui si può arrivare dopo un evento del genere è una ed una soltanto: in Ucraina esiste una diffusione controllata delle immagini. Non è consentito, neppure agli Stati “amici”, inviare corrispondenti che potrebbero bypassare il controllo governativo. E dopo ciò che è accaduto a Bucha, è sensato pensare che Kiev abbia una “centrale” che produce immagini e le diffonde come unica propaganda autorizzata, a seconda della convenienza del momento. In mano a chi è questa centrale di produzione e controllo? Zelensky? E’ legittimo dubitare.

Ci sono altre entità specializzate in questo tipo di comunicazione, e voci insistenti insinuano un controllo “estero” su ogni contenuto. Ma sicuramente, sarà tutta propaganda del Cremlino.

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