La propaganda di guerra si sa, è menzognera. Basta aprire un libro di storia o andare a recuperare qualche film di propaganda, che si tratti del “Trionfo della Volontà” di Leni Riefenstahl o di “Why we fight” di Frank Capra. O della famigerata prima pagina del Corriere della Sera del 6 giugno 1944, in cui si esaltava la vittoria tedesca durante lo Sbarco in Normandia.

Ed ecco la notizia sull’ospedale pediatrico di Mariupol, bombardato appena ieri. Chi non si commuoverebbe per dei bambini colpiti? Ma attenzione alla fake di guerra: c’é un articolo di Lenta.ru che racconta una realtà un poco diversa. Sentiamo la viva voce di un testimone oculare: “Igor ha detto che negli ultimi giorni di febbraio persone in uniforme sono arrivate all’ospedale pediatrico dove lavora sua madre. Non sa se fossero combattenti delle Forze armate ucraine o del battaglione nazionalista “Azov” ( bandito nella Federazione Russa ). I militari hanno abbattuto tutte le serrature, disperso il personale dell’ospedale pediatrico e installato punti di fuoco nell’edificio per preparare, come hanno spiegato ai medici, la “fortezza di Mariupol” alla difesa. La reazione dei militari alle obiezioni è standard: colpi con il calcio dei fucili, sparando in aria”.

Si potrebbe obiettare: propaganda russa. Ma l’articolo di Lenta è precedente al bombardamento: risale infatti all’8 marzo e racconta vicende che risalgono addirittura allo scorso 24 febbraio, quando appunto sarebbe stato evacuato l’ospedale per installarvi postazioni di artiglieria.

Le prove dei giornali occidentali? Nelle fake di guerra l’Occidente è maestro: clamoroso il caso delle falsità diffuse dai giornali per giustificare il rovesciamento di Mu’ammar Gheddafi,  tra le quali spiccano le famigerate ” foto delle fosse comuni” in realtà normale estumulazione da un cimitero italiano. Per non rammentare le altrettante famose “incubatrici staccate dai soldati di Saddam” rivelatesi poi anch’esse una bufala costruita ad arte.

Quindi attenzione a credere, sull’onda dell’emozione, a tutto quello che vedete scritto. Poi, va detto che purtroppo la guerra porta sofferenze tra i civili e non dubitiamo che anche in questo caso civili e anche bambini soffrano. Ma non facciamo gli ipocriti e i doppiopesisti. Anche durante le sante guerre americane c’erano casi simili.

Solo che, come ha fatto notare Franco Cardini, non li chiamavamo “stragi di bambini” ma “effetti collaterali”.

ANDREA SARTORI

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