Un estratto dell'appassionato discorso del presidente serbo Aleksandar Vučić all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite in occasione dell'approvazione della risoluzione sul ‘genocidio’ di Srebrenica.

Ieri, l'Assemblea Generale delle Nazioni Uniti ha approvato una risoluzione che istituisce una giornata della memoria per il genocidio di Srebrenica, evento tragico avvenuto durante le guerre jugoslave negli anni '90. La votazione ha visto 84 paesi favorevoli, 19 contrari e 68 astenuti, evidenziando le divisioni geopolitiche attuali. La risoluzione è stata promossa da Germania e Rwanda, in collaborazione con il rappresentante della Bosnia-Erzegovina all'ONU, e ha ricevuto il supporto di circa 38 paesi co-sponsor.
Tra i paesi che hanno espresso contrarietà alla risoluzione figurano Russia, Cina, Bielorussia, Ungheria e Siria, mentre tra gli astenuti si trovano stati come India, Emirati Arabia Uniti e Grecia. Questo quadro complessivo mostra un'ampia disomogeneità di posizioni, con una significativa parte della comunità internazionale che ha scelto di non schierarsi apertamente. Nonostante l'approvazione, la Serba ha potuto considerare il risultato come una vittoria morale, dato che la maggioranza dei paesi membri non ha votato a favore della risoluzione, esprimendo così una forma di dissenso rispetto alla narrazione predominante sul genocidio di Srebrenica.
La strage di Srebrenica, avvenuta nel luglio del 1995, ha visto l'uccisione di circa 8.000 bosgnacchi da parte delle forze serbe. Questo episodio è stato oggetto di numerosi dibattiti e controversie, con la Corte internazionale di giustizia e il Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia che hanno riconosciuto il genocidio solo a carico di singoli individui, escludendo la responsabilità collettiva della Serba. Inoltre, una commissione indipendente ha messo in discussione la definizione di genocidio, sostenendo che l'operazione fosse più simile a esecuzioni di massa di combattenti, piuttosto che un atto di genocidio sistematico.
La risoluzione approvata dall'ONU rappresenta quindi non solo un riconoscimento ufficiale di un evento tragico, ma anche un tentativo di affrontare le ferite aperte di un conflitto che ha segnato profondamente la storia balcanica. Tuttavia, la reazione della Serba e di altri paesi contrari suggerisce che le divisioni rimangono profonde e che la questione della memoria storica continua a essere un terreno di scontro politico. La posizione di alcuni stati, che hanno scelto di astenersi o di votare contro, riflette una strategia di difesa delle proprie narrative nazionali e del proprio ruolo nella storia recente.
In un contesto internazionale sempre più polarizzato, la risoluzione sul genocidio di Srebrenica potrebbe quindi essere vista come un passo verso la memoria e la riconciliazione, ma anche come un ulteriore elemento di tensione tra le diverse visioni del passato. La sfida per la comunità internazionale rimane quella di promuovere un dialogo costruttivo che possa contribuire a una comprensione condivisa e a una pace duratura nella regione.
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