Dietro lo strano caso del lockdown di Shanghai c’è una Cina che si gonfia di uomini (passaporti sequestrati, emigrazione impossibile con la scusa del Covid) e di alimenti per nutrirli. Il tutto  in uno scenario che ormai, dal punto di vista cinese, è praticamente prebellico.

Non solo la stretta vicinanza alla Russia sulla guerra in Ucraina. L’accordo di sicurezza fra la Cina e le isole Salomone, a un tiro di schioppo dall’Australia, ha suscitato le ire statunitensi. Gli USA non escludono un’azione militare se la Cina vi aprirà una base. E c’è sempre la questione di Taiwan che incombe, congelata, sullo sfondo.

Per pochi casi di Covid, in larga parte asintomatici e ben raramente mortali perfino per persone anziane e malate, 25 milioni di abitanti di Shganghai sono in lockdown da un mese. I 22 milioni di abitanti di Pechino sono sull’orlo del lockdown per soli 33 casi. Poveri cinesi: praticamente, li impacchettano dentro casa con i recinti e di città in lockdown è ormai piena la Cina.

A che scopo? I lockdown cinesi sembrano non avere nulla di razionale. A meno che… La testata economica Bloomberg riporta le conclusioni che gli esperti traggono dall’analisi dei dati satellitari relativi alle attività economiche. In sostanza, i lockdown sono quasi solo un paravento e una coreografia disumana. Le fabbriche funzionano praticamente come sempre e le attività economiche sono molto più vitali rispetto ai precedenti lockdown. Si registrano solo rallentamenti nel settore delle costruzioni e una lieve flessione delle vendite al dettaglio.

Tuttavia i movimenti delle merci sono praticamente fermi. Ben più fermi che durante il lockdown 2020, che pure scosse pesantemente le economie occidentali. La roba destinata all’esportazione si accumula nei depositi. I porti lavorano al rallentatore, e non solo quello di Shanghai, che già da solo, fermandosi, mette in serio pericolo le catene di produzione e di consumo globali.

Traduzione. Ora l’indispensabile afflusso di merci, parti di merci, materie  dalla Cina all’Occidente è come la coda di una lucertola quando si stacca dal corpo. Si muove ancora – non si denunciano per ora carenze – ma non è più vitale e sta per fermarsi. Quando gli effetti saranno palesi, si mostreranno verosimilmente peggiori di quelli prodottisi due anni fa.

E mentre con la scusa del Covid colpisce così duramente l’economia dell’Occidente, sempre con la scusa del Covid la Cina impedisce di fatto alla popolazione di emigrare.

Un altissimo e crescente numero di cinesi vorrebbe andarsene: c’è da crederci, chi non scapperebbe a gambe levate dai lockkdown e dal controllo totale. Tuttavia in alcune province le autorità ritirano i passaporti, avvertendo che poi avverrà così in tutto il Paese e promettendo la restituzione dei documenti quando l’epidemia sarà cessata. Campa cavallo! Inoltre dall’estate scorsa la Cina, ufficialmente per via del Covid, non rilascia nuovi passaporti. Due mesi fa ha anche cessato di rinnovarli, a meno che non si tratti di viaggi essenziali.

E mentre la guerra in Ucraina innesca il rincaro del cibo in Europa e una crisi alimentare in vari Paesi più poveri, la Cina – oltre a gonfiarsi di uomini – si gonfia delle derrate necessarie per nutrirli. All’inizio di quest’anno si era già accaparrata la metà delle scorte mondiali di cereali. Ora fa uno shopping spropositato di carne di maiale congelata.

La Cina avrà uomini per lavorare, uomini eventualmente da mandare in guerra, cibo per sfamarli e un potente apparato produttivo per sostenere qualsiasi sforzo decida di intraprendere. Noi?

GIULIA BURGAZZI

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