Quando gli strateghi di Washington misero gli occhi sulla Cina, mancavano ancora due anni al sanguinoso golpe militare in Cile, architettato dagli Usa per abbattere il governo democratico di Salvador Allende. Obiettivo primario: insediare il regime neoliberista globale in un paese sovrano, in modo che fungesse da battistrada per tutti gli altri.

Un piano micidiale, messo a punto tra Wall Street e l’università di Chicago: sbaraccare il welfare, spezzare i sindacati e “comprare” la sinistra, privatizzare le risorse pubbliche, ridurre lo Stato ad arcigno esattore e spietato gendarme.

IL RUOLO DI KISSINGER

Uno Stato di nuovo tipo, a sovranità limitatissima. Elettoralmente svuotato: vinca chi vuole, tanto non sarà più il governo a stabilire il da farsi. Un apparato ambiguo: servo dei poteri forti, ma fortissimo con i deboli. In cabina di regia, alla Casa Bianca, sedeva già allora un certo Heinz Alfred Kissinger, in arte Henry.

Ebreo tedesco, nato a Fürth (Baviera) nel lontano 1923, poi emigrato negli States per sottrarsi alle persecuzioni razziali naziste. Fine politologo e raffinato diplomatico, intellettuale di spessore. Emblema vivente del grande potere: leader della Trilaterale, consigliere presidenziale, considerato l’uomo-simbolo della superloggia massonica Three Eyes.

DA BIN LADEN A OBAMA

Circoli inarrivabili: i leggendari Rothschild, la dinastia Rockefeller. E professori del calibro di Zbigniew Brzezinski: prima “padrino” di Osama Bin Laden, poi “creatore” di Barack Obama come fenomenale chimera politica. E due passi più indietro, sempre lui: l’ineffabile Kissinger. L’uomo che arrivò a minacciare fisicamente Aldo Moro, per il suo ostinato “sovranismo” italiano.

Tra i tanti misfatti – dall’omicidio di Allende al volumetto “The Crisis of Democracy”, nel quale si prescrive di “curare l’eccesso di democrazia” riducendo i diritti sociali – di Kissinger forse si ricorderà soprattutto il peso storico del suo ruolo nella proiezione verso il gigante asiatico.

L’OPZIONE CINESE

All’inizio, poteva sembrare solo una mossa tattica: addomesticare la Cina maoista, incompatibile con il sistema occidentale, serviva sicuramente a irritare l’Urss, dividendo il fronte geopolitico anti-capitalista. Come sempre, però, certe piramidi non hanno mai un solo obiettivo. E vantano un altro primato: la capacità di progettare il futuro con decenni di anticipo.

Nel 1972, quando le telecamere immortalavano – con sollievo – le amichevoli partite di ping-pong tra alti dignitari americani e cinesi, era difficile sospettare che quella simpatica messinscena potesse nascondere qualcos’altro. Ovvero: l’inizio di una svolta senza precedenti, destinata a cambiare volto al pianeta.

I PADRONI DELL’AGENDA

Forse, allora, c’era il rischio di sottovalutare le insospettabili capacità di un uomo come Kissinger, formidabile pedina di un super-potere abilissimo nel rendersi regolarmente invisibile. Un potere in grado di scrivere la storia e dettare l’agenda al resto del globo, centellinando conoscenze e all’occorrenza forgiando pensieri e desideri.

La stessa biografia di Kissinger non ha praticamente eguali. Laureatosi ad Harvard, poi insegnante in quello stesso ateneo. Consulente di Eisenhower, Kennedy e Johnson. Sotto Nixon, assistente speciale per la sicurezza nazionale e segretario di Stato (ruolo poi confermatogli da Gerald Ford).

MISSIONE A PECHINO

In pratica, è come se fosse stato lui – e non quei presidenti – a determinare la politica estera statunitense. Pochi mesi prima di orchestrare il massacro in Cile ottenne persino il Nobel per la Pace (per aver contribuito alla risoluzione del conflitto vietnamita).

Kissinger l’immortale: sempre alla destra del padre. Tuttora vivo e vegeto, a cent’anni suonati, si è scomodato per volare fino a Pechino. Non poteva certo essere l’ectoplasmatico Biden a discutere con Xi Jinping di pace e di guerra.

CLAUSOLE TRUCCATE

Con i cinesi, poi, proprio Kissinger vanta eccezionali trascorsi. È stato il grande tessitore di una rete internazionale dalle facoltà pressoché illimitate. Al punto da cooptare un leader come Deng Xiaoping, convertendolo alla causa del capitalismo. Passo seguente: far entrare la Cina nel Wto, per trasformarla in grande potenza.

Clausole truccate, però: unica al mondo, la Cina è stata accolta nella World Trade Organization senza pretendere nessuna delle garanzie richieste invece a tutti gli altri membri. Ovvero: rispetto della democrazia, dei diritti sindacali e dell’ambiente (norme anti-inquinamento).

CAPITALISMO SENZA DEMOCRAZIA

In altre parole: concorrenza sleale non solo autorizzata, ma esplicitamente incoraggiata. Missione: fare della nuova Cina la manifattura del mondo, a basso costo. Prima vittima: il lavoratore occidentale (delocalizzazioni, disoccupazione, dumping salariale). Grandi beneficiari: le principali multinazionali, industriali e finanziarie.

Massimo capolavoro, quello politico: coniugare la strepitosa efficienza economica con l’assenza totale di democrazia. Un colosso neo-capitalista, governato in modo dittatoriale da una ristrettissima élite (il partito comunista). In pratica: il sogno di ogni vero oligarca, pienamente realizzato.

IL TEST DI WUHAN

Non a caso, proprio il laboratorio-Cina è stato impiegato anche per l’ultima grande operazione imperiale: l’incendio Covid, fatto divampare a Wuhan. Tecnicamente, un evento virale pandemico. In pratica: la più spettacolare “sospensione della democrazia”, in Occidente, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Certo, Xi Jinping oggi schiera la potenza cinese dalla parte di Mosca, nella sfida globale all’egemonia del dollaro. Evoluzione turbinosa, quella dei Brics: fuga da Washington, a quanto pare. Già: ma quanto davvero imprevista?

SANZIONI BOOMERANG

Domanda legittima: perché è impensabile che i tizi del calibro di Kissinger non sapessero, in partenza, che le provocazioni Nato in Ucraina avrebbero spinto Putin tra le braccia dei cinesi, costringendolo – molto a malincuore – ad abbandonare la prospettiva europea per la sua Russia.

Vero, esiste sempre la possibilità degli imprevisti. Ma lo spettacolo che oggi è sotto gli occhi di tutti non lascia spazio a dubbi. Colpita dalle sanzioni, Mosca si è rivolta con successo al resto del mondo: e oggi la sua economia è in crescita. Non solo: Russia, Cina e India stanno costruendo un polo alternativo a quello euro-atlantico. Un orizzonte che sta attraendo decine di paesi: i maggiori detentori di risorse energetiche e materie prime.

L’ÉLITE TRASLOCA IN CINA?

Quindi dormiva, il vecchio Kissinger? Non vedeva – lui e i suoi sodali del Council on Foreign Relations – quello che stava per accadere? Di colpo, i signori del massimo potere avevano smesso di capire il mondo? Proprio loro, cui si deve la storia dell’ultimo mezzo secolo?

C’è chi sospetta che – semplicemente – il nucleo invisibile di quel potere stia semplicemente traslocando, non fidandosi più della sola potenza americana, ormai esausta. Almeno un fatto è notorio: i legami insospettabili (finanziari, in primis) che uniscono Est e Ovest non sono mai stati recisi, al di là delle infuocate retoriche del momento.

ZERO DIRITTI

Vista l’eredità non esattamente esemplare dell’imperialismo atlantico (la sua tirannide bellicosa, i suoi decenni di guerre coloniali ininterrotte) è ovvio guardare con interesse al nuovo asse russo-cinese, come cardine di un possibile mondo finalmente multipolare, non più sottomesso ai soli detentori del petrodollaro. Purché non si cada nel classico equivoco semplicistico, la storiella dei buoni e dei cattivi.

Finora, il modello cinese non si è allontanato dalla gestione totalitaria del potere. Libertà negata, agibilità democratica proibita. Diritti civili e sociali fortemente limitati e condizionati: possibilità di movimento legate alla “buona condotta”, la patente di cittadinanza a punteggio che premia i sudditi più sottomessi.

I MAGHI NERI

E quella non è neppure merce propriamente cinese: l’idea viene dall’America. O meglio, dai maghi neri – onnipresenti, nel mondo – che si sono inventati il neoliberismo e i golpe, la strategia della tensione, l’11 Settembre. Al Qaeda e l’Isis, la crisi degli spread. Le stesse menti raffinatissime capaci di trafficare persino con la mafia, con i Talebani, con il “guadagno di funzione” dei virus da laboratorio.

Nel Settecento si inventarono la democrazia, per poi arrivare a svuotarla completamente, facendone addirittura un paravento per le peggiori nefandezze. Difficile che scompaiano di colpo, certi soggetti. Sembrano pilotati da poteri superiori, quasi metafisici. Che forse, oggi, non sanno più bene su quale cavallo puntare.

DISORDINE MONDIALE

Lo stesso Kissinger ha fatto sapere di non gradire lo strapotere Nato alle frontiere russe. Forse, grandi crepe trasversali stanno attraversando svariate piramidi. Mai come oggi s’era vista tanta incertezza. Verità e menzogna sembrano sfidarsi in campo aperto, nella babele spesso indecifrabile di un mondo ormai velocissimo, in preda al disordine proprio là dove qualcuno sognava di instaurare un nuovo ordine tenebroso.

Chissà che cosa si saranno detti, l’imperatore Xi Jinping e il vecchio Kissinger, nella loro ultima chiacchierata a porte chiuse. E chissà a chi avranno poi confidato i segreti del loro colloquio riservatissimo: a quali altri interlocutori. Già, perché non esistono poteri monolitici. Tutto è sempre declinato in modo sfaccettato, da attori visibili e componenti occulte. Nuovi imperi, padroni antichi?

La sensazione è netta: mentre i media presentano solo l’epocale scontro tra blocchi di paesi, che in effetti sta avvenendo, probabilmente – lontano dagli occhi – la vertenza decisiva potrebbe essere tutta interna ai palazzi (americani, europei, russi, cinesi, indiani, arabi) dove si prendono decisioni destinate poi a pesare davvero sulle sorti dell’umanità.

GIORGIO CATTANEO

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