Lo choc energetico spegne le vetrerie di Murano

Il bimillenario cuore pulsante e infuocato di Murano si spegne. Il gas è rincarato in modo stratosferico, otto vetrerie artistiche (le prime otto, come sottolinea il quotidiano La Nuova Venezia) tirano giù la serranda e mettono gli operai in cassa integrazione. Idem un’altra blasonata vetreria artistica toscana, la Aton Luce Lux di Montelupo fiorentino, che lascia a casa 40 dipendenti.

Sui banchi del Parlamento c’è un dossier dedicato alle difficoltà delle vetrerie artistiche di Murano: le fornaci devono rimanere accese giorno e notte; col prezzo del gas quadruplicato in pochi mesi i conti sono impazziti.

Però, con tutto il rispetto e con tutta l’ammirazione per i maestri del vetro e per le loro creazioni, i politici non farebbero male a dedicare analoga attenzione alle ordinarie vetrerie che producono oggetti umili e seriali.

Che sia artistico o no, per essere fuso e modellato il vetro deve raggiungere alte temperature e i forni delle vetrerie, alimentati soprattutto a gas, devono rimanere sempre accesi, come si legge a pag. 59 del rapporto Assovetro 2020. Di uno stupendo lampadario di Murano, seppur col cuore che piange, si può anche fare a meno, sempre che si riesca ad accendere la lampadina: ma non si può fare a meno di sostituire il vetro della finestra quando si spacca. Soprattutto se si spacca d’inverno.

Per via delle dimensioni produttive, le vetrerie industriali hanno le spalle più grandi di quelle artistiche. Ma fino a quando riusciranno a reggere l’aumento delle bollette?

Le vetrerie artistiche, peraltro, non sono le uniche attività altamente energivore andate in sofferenza durante l’ultima settimana: in Sardegna, la fonderia Glencore ha cominciato le procedure per mettere in cassa integrazione 594 dipendenti nelle linee di produzione dello zinco.

E’ lecito leggere in queste notizie le avvisaglie di una crisi legata al prezzo dell’energia. Altro che l’aumento del PIL annunciato e decantato dalle grandi testate. Davvero il rincaro dell’energia (senza dimenticare il rincaro delle materie prime) è l’elefante nelle stanze di Roma e di Bruxelles, ovvero un problema gravissimo ed evidente ma non affrontato dai politici.

Attenzione, perché sembra che l’elefante stia cominciando a muoversi. E gli elefanti ci metteranno anche del tempo prima di mettersi in moto: ma quando partono alla carica hanno una forza semplicemente bestiale.

DON QUIJOTE

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