L’inverno sta arrivando: il gas è poco e sarà anche caro

L’inverno sta arrivando e ci sono le premesse perché faccia molto freddo. Non c’entra il meteo: c’entra la politica dell’Unione Europea, che preferisce fare un dispetto alla Russia piuttosto che il bene dei suoi cittadini, e di conseguenza c’entra anche la scarsa quantità di gas che l’UE è riuscita quest’anno a mettere da parte durante l’estate,  il tempo dedicato a far scorte.

Gli stoccaggi UE sono pieni solo al 60%, il minimo in questa stagione da diversi anni: circa 70 miliardi di metri cubi a fronte di una capienza pari ad oltre 117 miliardi di metri cubi. Secondo gli analisti,  l’UE dovrebbe mettere da parte almeno ad 80 miliardi di metri cubi di gas entro il primo ottobre per proteggere aziende e famiglie dalle fluttuazioni del mercato tipiche dei mesi invernali.

Ancor prima delle fluttuazioni invernali, oltretutto, le bollette sono già decisamente rincarate e il prezzo del gas in Europa è alle stelle.  E quando bisognerà pagare il conto del riscaldamento?

Quasi i tre quarti del gas importato dalla UE vengono dalla Russia. Ora il gigante russo del gas Gazprom  riempie i propri stoccaggi e vende ben poco alla UE. Per questo la narrativa ufficiale lo accusa di indebite pressioni sulla UE per  disincagliare il Nord Stream II, il gasdotto che porterebbe il gas russo direttamente in Germania, e di lì nell’UE, evitando il transito in Ucraina.

Il Nord Stream II, ormai completato ma non ancora pronto per entrare in funzione, è stato fortemente voluto dalla realpolitik tedesca: come la crisi del 2014 ha insegnato, l’Ucraina è un pericoloso collo di bottiglia per il gas.

Però il Nord Stream II è la bestia nera degli Stati Uniti: solo recentemente lo hanno un po’ digerito grazie ad un Alka Seltzer somministrato dalla Merkel. Gli Stati Uniti preferirebbero che l’UE acquistasse il loro gas liquefatto facendolo arrivare via nave. L’UE dovrebbe pagarlo ben di più: almeno quanto lo pagano i Paesi asiatici tipo Giappone, che non hanno scelta perché non hanno gasdotti.

Inoltre, il Nord Stream II è anche  la bestia nera degli Stati UE ex sovietici o ex Patto di Varsavia, come la Polonia,  che non sono ancora riusciti a fare la pace col loro passato, e dell’Ucraina, che segue politiche nettamente antirusse ma che ha incassato l’anno scorso due miliardi di dollari per il passaggio del gas russo diretto all’UE: col Nord Stream II, ovviamente, gli incassi si ridurrebbero.

La costruzione del Nord Stream II è stata oggetto di un tira e molla, all’interno dell’UE, fra realpolitik e russofobia. Il risultato è stata una leggina ad personam, o anzi ad gasdottum, in base alla quale i gasdotti provenienti da Paesi terzi e realizzati dopo il 2019 devono rispettare la regola UE che impedisce ai proprietari di usarli in esclusiva per trasportare il proprio gas.

Il gas che passerebbe nel Nord Stream II sarebbe di Gazprom, che controlla la società proprietaria del  gasdotto. Una recente sentenza ha stabilito che nel 2019 il Nord Stream II non era ancora completato e che quindi la leggina UE ad gasdottum va rispettata. Traduzione: probabilmente Gazprom, dopo averlo pagato, potrà usare il Nord Stream II solo per il 50% della sua capacità.

Chiunque, al posto di Gazprom, ora riempirebbe gli stoccaggi piuttosto che vendere il gas all’UE. E l’inverno sta arrivando.

DON QUIJOTE

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