Questa mattina Giorgio Bianchi è stato intervistato da Francesco Borgonovo, direttore del quotidiano La Verità. Un’intervista normale, in cui Giorgio ha potuto raccontare la sua esperienza in Donbass, il suo punto di vista, la sua visione dal “campo”, attraverso le interessanti domande di un giornalista esperto. Proprio quello che ci si aspetterebbe dai grandi media, insomma.

Invece. Invece quello di stamattina è stato un caso più unico che raro: perché Giorgio i grandi media li aveva già incontrati, e come ha raccontato anche a Borgonovo si è trattato di uno scontro frontale. Assalti in studio, telefonate trappola, interviste tagliate, servizi rubati, diffamazione, insulti, insinuazioni, schedature, insomma una lezione amara di quello che in Italia oggi è chiamato ufficialmente “giornalismo mainstream”.

Già: perché Giorgio è il nostro inviato nella guerra in Ucraina, l’inviato di Visione TV. Un evento che abbiamo già definito come storico -è la prima volta che un canale YouTube di informazione alternativa ha un inviato di guerra– e che probabilmente non viene perdonato. Giorgio è stato offeso in diretta nazionale da un inviato mainstream che lo accusava di non essere un giornalista (inviato che poi si rivela essere un tizio proveniente da ambienti di estrema destra): proprio non va giù che ci siano giornalisti che fanno il proprio mestiere e canali televisivi, seppure su web, che si ostinano a voler cercare la verità.

D’altronde, non esisterebbero -forse- né Giorgio Bianchi né Visione TV se il mainstream facesse il proprio mestiere, invece di rappresentare un ufficio di propaganda (straniera) a reti unificate. Borgonovo unica eccezione fra i grandi media in un Paese ridotto come l’Ucraina di Zelensky, dove chi la pensa diversamente riceve solo un bersaglio sulla schiena.

DEBORA BILLI

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