L’idea di un’identità digitale per i cittadini residenti nell’Unione Europea risale al 2020, ma le restrizioni dell’era della pandemia hanno mostrato fino a che punto i governi possono bloccare l’accesso alla vita quotidiana, se lo desiderano – e con criteri che cambiano di continuo e possono essere difficili da attaccare quando qualcosa va storto. E’ una prospettiva spaventosa se si considera quanto della vita il governo sovranazionale europeo vuole connettere a un nuovo sistema che sta implementando.

Mentre la pandemia di Covid-19 si diffondeva in tutto il mondo, le prime dichiarazioni pubbliche di un sistema di identità digitale a livello europeo hanno iniziato a emergere dai think tank e dai funzionari dell’UE. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato in un discorso a settembre 2020 che ” la Commissione proporrà presto un’identità elettronica europea sicura. Una di cui ci fidiamo, e che qualsiasi cittadino può utilizzare ovunque in Europa per fare qualsiasi cosa, dal pagare le tasse al noleggio di una bicicletta. Una tecnologia in cui possiamo controllare noi stessi quali dati e come vengono utilizzati”.

All’epoca, chiunque suggerisse che un giorno i paesi membri dell’UE avrebbero implementato sistemi di codici QR per l’accesso a luoghi di tutti i giorni, subordinati a un numero di iniezioni dettato dal governo e collegati a un sistema di passaporti dell’UE per viaggiare, sarebbe stato liquidato come complottista.

Quindi non è difficile vedere come il sistema di codici QR introdotto con gli obblighi sanitari dei governi abbia ora il potenziale per trasformarsi in qualcos’altro di più duraturo, diffuso e possibilmente nefasto.

Già chiunque qui in Francia abbia effettuato l’accesso al sito Web dei servizi governativi per recuperare il codice QR dell’ “obbligo di vaccinazione”, ha notato come quell’account sia già collegato a molti dati non correlati alla salute. È possibile accedere utilizzando un numero di conto fiscale normalmente riservato per accedere alle dichiarazioni dei redditi e agli accertamenti, o con un’applicazione di riconoscimento facciale approvata dal governo che associa il viso al documento d’identità preesistente.

Ma cosa succede se c’è un problema tecnico o un bug? O qualcuno ti ruba la carta d’identità? Abbiamo già visto durante la pandemia cosa può succedere quando il sistema del governo viene travolto da una corsa pre week-end per convalidare e scaricare i codici QR, e chi ha i voli prenotati è costretto a cancellare o posticipare i propri piani perché privo di pass. A proposito, che succede alla gente il cui smartphone semplicemente non funziona correttamente o esaurisce la carica della batteria al momento dell’imbarco o dell’accesso?

Ora immaginiamo se un tale sistema di identificazione digitale con codice QR verrà ampliato, come prevede di fare l’UE, per includere l’accesso alle domande di iscrizione universitaria, check-in in hotel, noleggio auto, apertura e accesso di conti bancari, servizi pubblici o richieste di prestito bancario. Sebbene molti di questi servizi abbiano già componenti digitali, sono frammentari, decentralizzati e non collegati a un’unica entità gestita dal governo. Considerando che i ricercatori sulla sicurezza informatica hanno riferito che “l’89% dei siti Web del governo dell’UE” impiega tracker intesi ad “associare l’attività web con l’identità di persone reali” , non è difficile immaginare come potrebbe essere utilizzato il tuo profilo di attività online, oltre ai tuoi documenti finanziari, per approvare o rifiutare la tua richiesta di prestito bancario dal tuo ID digitale.

E cosa succederà quando le cose andranno storte in modi che molti di noi ancora non riescono nemmeno a immaginare? Ad esempio, secondo un rapporto pubblicato questo mese dalla stessa Agenzia dell’UE per la sicurezza informatica, gli ID digitali “infallibili” , anche quelli che utilizzano il riconoscimento facciale, sono pieni di suscettibilità che includono attacchi con foto, video di users replay, attacchi 3D mask, e attacchi deepfake.

È una tacita ammissione che forse i governi – che si lamentano costantemente di essere sottoposti agli attacchi informatici sia di Stati che di attori canaglia – non sono davvero nella posizione migliore per incoraggiare i cittadini a caricare e affidare loro quanto più possibile della loro vita, con il pretesto della convenienza e cosiddetta ‘sicurezza’.

Per ora è tutto facoltativo, o almeno così ci è stato detto. Completamente volontario e opt-in. Giusto – e abbiamo già visto esattamente come questo tipo di impegno è andato a buon fine durante la pandemia. Non vi è alcun “obbligo” qui in Francia di possedere un codice QR valido, ad esempio, perché ristoranti, palestre, il lavoro, treni e aerei sono tutti “facoltativi”.

C’è qualche dubbio sul fatto che, quando l’UE deciderà di dare il massimo al controllo dell’intera tua vita, dipenderai completamente dalla loro competenza? Il panopticon più incompetente della storia umana sembra desideroso di accoglierci tutti a bordo di un viaggio nella distopia.

Rachel Marsden – traduzione di Visione TV

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