L’IAEA, l’agenzia atomica internazionale, ha appena fatto l’elenco dei danni. In Ucraina continua la battaglia attorno a Zaporizhzhia, la centrale nucleare più grande d’Europa che si trova praticamente sulla linea del fronte.

L’esercito russo l’ha occupata all’inizio della guerra. L’Ucraina vorrebbe riconquistarla: è un tesoro, quella centrale nucleare, data tutta l’energia elettrica che può produrre. Donde le bombe che da mesi le cadono attorno e perfino sopra, con rischio di incidente grave e di fall out radioattivo su mezza Europa.

Oggi, martedì 6 settembre, la IAEA ha pubblicato il rapporto con gli esiti dell’ispezione che essa ha effettuato a Zaporizhzhia nei giorni scorsi. Vi si è recata una sua delegazione di esperti, tutti muniti di giubbotti antiproiettile e di elmetti; due di loro sono rimasti a vigilare sulla situazione.

Oltre ad elencare i danni, il rapporto sollecita la creazione di una zona di sicurezza attorno alla centrale nucleare, così da impedire che le bombe causino incidenti e fall out. La IAEA si dice pronta a cominciare subito i colloqui per istituirla. Auguri. Ci sono voluti mesi solo per organizzare la visita a Zaporizhzhia: l’Ucraina sosteneva che l’arrivo dell’IAEA avrebbe in qualche modo legittimato la presenza dei russi.

Il rapporto non dice chi ha bombardato la centrale nucleare, anche se è – diciamo – piuttosto inverosimile che i russi si bombardino da sé. Cita il bombardamento al quale gli ispettori hanno assistito il 3 settembre, durante la visita. Parla del proiettile che ha colpito gli edifici amministrativi quando l’esercito russo, all’inizio di marzo, ha occupato l’impianto e di tutto quello che è venuto dopo: le bombe hanno danneggiato edifici accessori e numerose infrastrutture; si è verificato un incendio; colpite anche le linee elettriche che assicurano fra l’altro il raffreddamento dei reattori. Proprio la mancanza di raffreddamento può condurre a fughe di radioattività.

La buona notizia che si ricava dal rapporto IAEA è che a Zaporizhzhia l’approvvigionamento di energia elettrica proveniente dall’esterno non è indispensabile per far funzionare l’impianto di raffreddamento: se necessario, ciascun reattore può essere messo in grado di alimentarlo. La cattiva notizia è che i bombardamenti hanno danneggiato in vario modo sia l’integrità fisica della centrale nucleare sia i numerosi sistemi di sicurezza. Di volta in volta sono stati aggiustati, ma finché cadono le bombe in qualsiasi momento può verificarsi l’irreparabile.

Il rapporto cita anche lo stress dei dipendenti di Zaporizhzhia, tutti ucraini. Devono lavorare in un luogo dove cadono bombe e dove sono presenti soldati: ci sono anche automezzi militari russi parcheggiati nell’edificio delle turbine. Lo stress non è mai un buon consigliere: men che meno quando si svolge un lavoro delicato come quello di presiedere al funzionamento di una centrale nucleare.

Oltre ad auspicare urgenti colloqui per una zona di sicurezza attorno a Zaporizhzhia, l’IAEA chiede, ovviamente, di fermare subito i bombardamenti.

I grandi media continuano a riportare la versione del Governo ucraino secondo la quale sarebbero i russi a bombardare se stessi e la centrale nucleare. Invece non può che essere l’Ucraina a bombardare. Non risulta che nessuno, dalle istituzioni UE o dalle capitali europee, abbia mai telefonato a quello Zelensky che l’Occidente riempie di armi e soldi chiedendogli di smettere subito di bombardare Zaporizhzhia, dato che mezza Europa rischia il fall out radioattivo.

GIULIA BURGAZZI