Lettera aperta dei ferrovieri a colleghi e concittadini

Riceviamo con richiesta di divulgazione e pubblichiamo una lettera aperta firmato dai Ferrovieri per la Costituzione. L’appello segue alla precedente lettera in cui si manifestava la solidarietà nei confronti dei lavoratori e studenti «colpiti dall’estensione dell’obbligatorietà di certificazione verde» e si diffidava Trenitalia «dall’estensione della suddetta certificazione».

Nel precedente documento si criticava il clima di terrorismo mediatico, la «propaganda divisa e antiscientifica» e la polarizzazione della popolazione, grazie al solito ricorso al metodo del Divide et Impera. Lungi dall’essere una misura sanitaria, il Certificato Verde viene inoltre interpretato come un ricatto e pretesto per spingere la popolazione a vaccinarsi, come ammesso dallo stesso Crisanti.

***

Buongiorno, richiediamo la Vostra cortese attenzione e pazienza.

Facciamo seguito al nostro – più approfondito ma inascoltato – Appello per il Lavoro, l’Uguaglianza e il Pluralismo del 16 settembre scorso.

Per gli effetti del D.L. n° 127, dal 15 ottobre – come moltissimi altri lavoratori, ai quali esprimiamo massima solidarietà – saremo a casa senza stipendio, privati della possibilità di mantenerci e mantenere le nostre famiglie, di realizzarci, di concorrere allo sviluppo del Paese.

“Una scelta vostra”, penseranno in molti. Vero, in parte. Ma, per noi, è una scelta morale obbligata. Non per irresponsabile insensibilità nei confronti del bene comune, non per una irrazionale e antiscientifica paura del vaccino (alcuni di noi, peraltro, sono vaccinati), non per il rifiuto categorico di sottoporci a un trattamento sanitario. È “soltanto” perché non possiamo farci estorcere col ricatto l’avallo a un lasciapassare discriminatorio per esercitare un diritto fondamentale costituzionalmente garantito (e – attenzione – potenzialmente estendibile ad altri ambiti). Non possiamo permetterlo, almeno in quella che è formalmente una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Alle possibili obiezioni sulla questione giuridica del bilanciamento dei diritti costituzionali, garantiamo di conoscere abbastanza la materia per avere la nostra fondata convinzione: non tutto è sacrificabile per la nuda vita biologica (che è, poi, un’astrazione). Ad altre eventuali critiche rispondiamo di non essere degli individualisti – criminali, ci hanno additati – che pensano, egoisticamente, solo ai propri interessi: lavoreremmo volentieri. A chi, infine, potrebbe etichettarci come stolidi oscurantisti, assicuriamo di conoscere piuttosto bene il concetto di “scienza” e di aver fatto accurate riflessioni epistemologiche in merito.

Non vogliamo imporre a nessuno il nostro modo di vedere e sentire, ma credeteci quando diciamo di aver soppesato a lungo, e con cognizione di causa, le nostre posizioni. Molti dei quali hanno maturato convinzioni simili alle nostre saranno andati più d’istinto, come buona parte di coloro i quali la pensano diversamente. Non c’è un “noi” e un “loro”, la realtà è caleidoscopica e ridurla a una dicotomia è un grossolano e divisivo errore di semplificazione. Non giudichiamo assolutamente chi la vede in modo diverso, chi ha fatto scelte diverse. Ma come noi rispettiamo la visione altrui, a nostra volta pretendiamo rispetto. Quantomeno perché pagheremo cara sulla nostra pelle la nostra (non)scelta, subita a causa di una legge che non riteniamo giusta: non per vezzo, non per capriccio, ma come ferma opposizione a una deriva che non consideriamo giustificata, necessaria né, tantomeno, perseguita in buona fede da un Potere buono e disinteressato. Per smontare l’utilità sanitaria del pass non serve citare eminenti esperti, pur numerosi, ma pensare all’emblematico esempio di un macchinista cui non sarà permesso di condurre un treno nella solitudine della cabina ma che, da passeggero “inoccupato”, potrà viaggiare nelle affollate carrozze. Non siamo noi l’ostacolo per il ritorno alla normalità, la scelta è politica: la vecchia normalità, ce lo dissero fin da subito, non tornerà più (ad ogni modo, in moltissimi Paesi, senza alcuna tessera, è stata dichiarata la fine dell’emergenza).

Per non apparire autoreferenziali potremmo tediarvi, a nostro supporto, con un’infinita bibliografia con riferimenti che spaziano dagli studi scientifici al diritto passando per la filosofia, la politologia, la sociologia e la storia. Non sarebbe però utile al nostro intento che non è quello di convincere qualcuno della bontà delle nostre tesi; non abbiamo la verità in tasca, nessuno la ha. Siamo qui a chiedere solamente rispetto per la libertà che consiste nel poter manifestare idee difformi, nel riconoscimento dei diritti naturali e, in democrazia, nella tutela del pluralismo, dell’inclusività e delle minoranze.

Non è nostra intenzione creare disagi all’utenza o difficoltà all’Azienda ma non ci possiamo esimere dal batterci – a caro prezzo, ma nella legalità – per un nostro ideale.

Non cadiamo vittime di una narrazione artatamente inquinata, di questo orrendo clima di non-confronto, incomunicabilità e odio reciproco: non siamo un pericolo, non siamo nemici.

Vi preghiamo di sospendere temporaneamente il giudizio e di non mostrificarci.

Potremmo sbagliarci, potreste sbagliarvi.

Cordialmente,

I vostri concittadini Ferrovieri per la Costituzione

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