La lotta paga. Vittorie importanti e diverse lezioni costituiscono l’eredità del freedom convoy canadese. La polizia ha cacciato nel week end i camionisti che per tre settimane hanno occupato Ottawa. Protestavano contro l’obbligo di vaccinazione e le politiche sanitarie anti Covid.

Durante lo sgombero, la polizia canadese non ha certo indossando i guanti bianchi. Youtube riserva ai maggiorenni comprovati quasi tutti i video che mostrano la polizia a cavallo contro i manifestanti ad Ottawa. Questo video è di libero accesso, poiché considerato fra i meno violenti. Ma i cavalli contro la folla inerme e pacifica sono ancora il meno.

Quando il Governo blocca il conto in banca tuo e dell’azienda, criptovalute comprese (o almeno: con le criptovalute, ci prova); quando minaccia di portarti via i figli, il camion con cui ti guadagni da vivere e per soprammercato anche il cane e il gatto, i margini per protestare si restringono tragicamente. Fra l’altro, non risulta che il blocco dei conti correnti sia mai stato usato in precedenza: neanche nei regimi cosiddetti dittatoriali. Di fronte a questi provvedimenti feroci e disumani, i camionisti canadesi sono comunque riusciti a resistere ancora alcuni giorni. Il bilancio finale: 389 arresti (di cui 191 nel fine settimana) e più di 70 veicoli sequestrati; bloccati 206 conti correnti di persone o di aziende e 253 conti di criptovalute.

Però – sebbene a questo prezzo – i camionisti canadesi hanno ottenuto vittorie importanti. Diverse province canadesi hanno eliminato l’equivalente del green pass italiano. E scusate se è poco: è la dimostrazione che la lotta paga.

Insieme alle vittorie, il freedom convoy consegna anche diverse lezioni utili a far sì che la lotta paghi ancor di più. Intanto, non fidarsi di tutto ciò che è on line, anche in modo  (teoricamente) segreto: dai conti correnti alle criptovalute, dai gruppi Facebook alle chat. Trovare strumenti equivalenti a Radio Londra durante la Seconda guerra mondiale è arduo: ma è anche l’unica strada.

Inoltre, l’occupazione del centro di Ottawa ha insegnato perfino ai vigili urbani di Roccapelata che se una carovana motorizzata di protesta entra in un centro urbano poi, per sloggiarla, sono dolori. Infatti la polizia di Bruxelles e di Parigi ha impedito l’ingresso in città dei freedom convoy europei. Finché i manifestanti sono a piedi – altra lezione canadese – difficilmente riescono a farsi ascoltare da un Governo che vuol turarsi le orecchie. Ma se guidano furgoni, autocarri e trattori…

Ancora, il convoy canadese ha mostrato che, se la protesta è duratura e si concentra in un solo punto (o in pochi punti), è vero che diventa fragorosa: ma è anche vero che Governo e polizia possono concentrare facilmente grandi forze per stroncarla. Ha mostrato inoltre che una protesta efficace è quella che blocca il traffico delle merci: non a caso la polizia canadese ha sgomberato il nevralgico Ambassador Bridge ancor prima di Ottawa.

I portuali di Trieste avevano capito tutto questo: infatti hanno chiamato gli altri porti ad unirsi alla protesta, così da renderla policentrica e diffusa. E senza i porti, le merci non si spostano. Altri porti hanno aderito, sì, all’appello triestino: ma troppo pochi e troppo debolmente per costituire una massa critica sufficiente. Dieci, cento porti bloccati insieme a quello di Trieste avrebbero avuto tutt’altro impatto.

Infine – ultima lezione di Ottawa – un blocco prolungato in un luogo (o in pochi luoghi) non è la carta vincente. Più passa il tempo, più riescono ad acquistare forza e coordinamento il Governo, la polizia, le strategie da impiegare per lo sgombero.

I ripetuti blocchi mordi-e-fuggi in punti nevralgici sono più efficaci? I ristoratori italiani, in effetti, in primavera utilizzando questa tecnica hanno ottenuto di riaprire. Il difficile sarebbe saldare su un modello del genere la protesta di tutte le categorie, di tutti i ceti sociali, di tutte le persone che le politiche sanitarie ed economiche governative hanno preso a pesci in faccia.

GIULIA BURGAZZI

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