Mangiato pesante? Sì, è come avere un cinghiale parcheggiato sullo stomaco. Frutto del genio pubblicitario italico, quel famoso spot di un farmaco digestivo. Ora, l’operazione è semplice: togli il cinghiale e mettici l’alieno. Decisamente indigesto, come ospite indesiderato: lo confermano settant’anni di accanita derisione degli ufologi, presentati come mentecatti. Gli extraterrestri? Ma mi faccia il piacere, si sarebbe spazientito Totò.

Poi però, all’improvviso, ecco che le cose cambiano: di colpo, proprio come in tanti film di fantascienza, l’alieno diventa potenzialmente reale. Magari è il “tuo” alieno, provvidenziale per aiutarti a imporre – come al solito – la tua versione dei fatti. Specie se si tratta di evocare un grande pericolo: che solo tu, con i tuoi formidabili missili umanitari, riuscirai a sventare. Meritandoti così l’eterna riconoscenza del mondo intero, sottomesso alla tua illuminata autorità.

MAZZUCCO: GLI UFO USATI COME DIVERSIVO PER DISTRARCI

La tecnica è notoria, avverte Massimo Mazzucco: si chiama “wag the dog”. Ricordate – dice – quando Obama annunciò di colpo la sensazionale uccisione di Osama Bin Laden in Pakistan? “Notizia” preziosa per oscurare l’altra, che in quei giorni del 2011 ossessionava la Casa Bianca: la scoperta che era stato contraffatto in modo maldestro il documento d’identità del “primo presidente nero”. L’avevano pubblicato per tentare di dimostrare che fosse davvero nato sul territorio statunitense (anziché in Kenya, come sostenuto da vari detrattori, fra cui Trump). La fine di Bin Laden? Uno spettacolare diversivo. Come “peso sullo stomaco”, del resto, quel cinghialone arabo – il capo di Al-Qaeda – era proprio perfetto.

Ora però le cose sono precipitosamente cambiate. C’è una guerra in corso: vera, drammatica, con inquietanti risvolti globali. E gli Usa, di punto in bianco, dichiarano di abbattere, come se fossero piccioni, strani “oggetti volanti non identificati”, sorpresi a scorrazzare nei loro cieli. Che oggetti? Alcuni sferici – come la famosa sonda cinese fatta esplodere in mondovisione – e altri di forma ottagonale. E tutto questo accade proprio mentre, molto più in basso, l’Ohio viene squassato dalla misteriosa esplosione di un treno, carico di materiale tossico. Wag the dog?

INCONTRI RAVVICINATI, LA VERA STORIA OCCULTATA

In un memorabile talk su VisioneTv, altri due esperti – Pier Giorgio Caria e Marco Radius – insieme a Mazzucco smontano la credibilità dell’attuale stillicidio di veline para-ufologiche americane: anche perché di quegli oggetti “abbattuti”, stranamente, non c’è la minima traccia. Nessuna foto, nessun filmato, niente rottami a terra. Hanno smesso improvvisamente di funzionare, le sofisticate telecamere dei caccia F-22 Raptor?

E poi, come dimenticare (tra le tante) la dirompente testimonianza del pilota militare peruviano Oscar Huerta? Nel 1980 – di fronte a 1.500 testimoni – avrebbe esploso ogni sorta di proiettile contro un disco volante che, nel cielo sopra la base di La Joya, si limitava a “ingoiare” i razzi del suo Sukhoi senza fare una piega, nemmeno fossero caramelle.

Seriamente: il dossier alieno è vecchio come il mondo, o quasi. Per gli addetti ai lavori – annota Caria – è un segreto di Pulcinella. Ne parlarono Truman e poi Einsenhower. La retroingegneria fece passi da gigante dopo il primo storico “Ufo crash”, quello di Roswell. Cinque anni dopo, Washington fu sorvolata da nugoli di dischi volanti: nel 1952 non si parlava d’altro.

NOI E GLI EXTRATERRESTRI: UN SEGRETO DI PULCINELLA

Fino agli anni ’60, sottolinea Mazzucco, le esternazioni dei militari (non infrequenti) sembravano sincere: come se davvero si fossero trovati di fronte a qualcosa di sconosciuto. Poi però i “whistleblower” cominciarono a sparire: troppe morti sospette. E prese il volo il “cover up”, la grande manipolazione. Era prescritta da un manuale appositamente redatto, il Blue Book: la questione extraterrestre andava negata o, di fronte a indizi ingombranti, messa in burletta.

Autore di importanti documentari per la Bbc, oltre che per la Rai, Pier Giorgio Caria vanta un’esperienza trentennale. Può ricostruire una trama più che imbarazzante, fondata su decine di testimonianze autorevolissime, di fonte militare e scientifica. Incontri ravvicinati, colloqui segreti con varie “razze aliene”. E meticolose procedure per occultare i rottami delle astronavi cadute a terra. L’ultimissima disposizione è di Biden: tra le linee-guida del 2021, c’è anche il trattamento da riservare agli eventuali superstiti non terrestri.

CARIA: IL PATTO TRA GLI ALIENI E EISENHOWER

E quand’è che avremmo scoperto di averlo, quel cinghiale sullo stomaco? Ne ha parlato in modo esplicito la pronipote di Eisenhower, eletto nel 1953. Sappiamo, dice Caria, che il presidente ebbe tre incontri di quel tipo: il primo alla base Edwards, in California, e gli altri due all’aeroporto militare di Holloman, nel New Mexico. «Quegli alieni avrebbero detto al leader statunitense che erano intenzionati a mostrarsi finalmente all’umanità. A precise condizioni, però: lo stop al nucleare e la preparazione dei terrestri all’incontro con i visitatori provenienti dallo spazio».

Vuotare il sacco, già allora? Impensabile. «Non siamo pronti, avrebbe riferito Eisenhower ai suoi “ospiti”. I quali avrebbero abbozzato: va bene, vi diamo altri cinquant’anni di tempo. Dopodiché, se ancora non vi sarete decisi, noi ci riterremo liberi di manifestare la nostra presenza, nei modi e nei tempi che valuteremo opportuni». Bene: quei cinquant’anni sono scaduti nel 2004. Da allora, fa notare l’analista, gli avvistamenti ufologici sono aumentati in modo vertiginoso.

IL POTERE TEME LA DISCLOSURE: LO DICE ANCHE DAVOS

Per Caria, il massimo potere oggi ha paura: perché gli alieni sarebbero di parola, pronti a mantenere quanto promesso ad Eisenhower nel 1954. «È quindi partita una serie di “finestre di Overton”». Obiettivo: lasciar trapelare notizie, poco alla volta, per abituarci all’idea. Ma ancora e sempre in modo infedele: manipolando la verità e depistando il pubblico. «E’ un programma noto, che risale agli anni ’90». Intanto, si finge di scoprire solo adesso il problema: sarebbe dura, ammettere di esserne sempre stati al corrente. «E poi – dal 2017 – dell’ipotesi aliena si parla solo e sempre in termini di possibile minaccia».

Parole d’ordine risuonate anche a Davos nel 2013, quando a rappresentare l’Italia c’era Mario Monti. «Nei 5 punti critici che potrebbero far crollare il sistema – dissero – c’è proprio la rivelazione della vita extraterrestre». Tesi confermata allo stesso Caria da un alto ufficiale dell’intelligence russa: se quella verità emergesse, nessun leader terrestre potrebbe più restare al suo posto. Tutti perderebbero la faccia. «Nel 2021 il concetto è stato ribadito dal Financial Times: per il grande business, la scoperta di forme di vita aliena sarebbe più pericolosa di una guerra mondiale».

ETERNA MANIPOLAZIONE USA, PER SUSCITARE TERRORE

L’argomento è simpaticamente maneggevole: almeno quanto il famoso cinghiale. Se fino a ieri si veniva canzonati come visionari, oggi si rischia di reggere la coda agli storyteller americani, alle prese con le loro narrazioni di comodo, contingenti e spesso inattendibili. Bei tipi, quelli: specializzati in grandi paure da scatenare a comando. La fabbrica del terrore e i suoi dividendi: prima le guerre imperiali in Medio Oriente sull’onda emotiva dell’11 Settembre, poi le inedite ammissioni del Pentagono sugli Ufo-Uap proprio alla vigilia dell’incubo planetario Covid. Ora ci risiamo? Il primo problema si chiama Russia, il secondo Cina.

Sempre bravissimi, quegli apprendisti stregoni: l’inferno in Ucraina è stato fatto esplodere a cronometro, come per mettere la sordina all’emergere delle verità più compromettenti sull’Operazione Corona. Oggi il preteso abbattimento seriale di strani oggetti nei cieli nordamericani può servire a distogliere il pubblico dalla catastrofe a cui l’Occidente starebbe andando incontro, con il suicidio economico dell’Europa? Chissà, forse. E se l’accelerazione ufologica fosse – anche – l’antipasto (finestra di Overton, appunto) di una “disclosure” ormai vicinissima e ineludibile?

I GESUITI E I LORO “FRATELLI DELLO SPAZIO”

Il tema è caleidoscopico, dibattuto fino alla nausea. Tra le poche certezze universalmente accettate svetta il lungo impegno, degli Usa, nel tacere e negare. I fautori della “paleoastronautica” basano su fonti verificabili – archeologia, letterature antiche – la loro convinzione: la Terra sarebbe sempre stata visitata da quegli “antichi astronauti”, probabilmente scambiati per divinità. Da essi, peraltro, dipenderebbe la stessa comparsa del sapiens: saremmo il prodotto di una manipolazione genetica?

È sempre più difficile da addomesticare, quel cinghiale che ci pesa sullo stomaco. L’ipotesi aliena confliggerebbe con il creazionismo spiritualistico delle religioni: almeno, per chi tende a pensare all’uomo come unica specie eletta. Non la vedono così gli astronomi gesuiti dell’osservatorio di Mount Graham in Arizona, dedicato allo studio dell’esobiologia (la vita extraterrestre). Si dicono pronti, eventualmente, a familiarizzare con i possibili “fratelli dello spazio”. Perché infatti limitare l’infinita provvidenza divina alla sola sfera terrestre?

L’ALIENO CHE COMMOSSE PAPA GIOVANNI XXIII

Non siamo soli, nell’universo? Lo sostengono i maggiori astrofisici, da Stephen Hawking in giù. Lo sostenne anche monsignor Loris Capovilla, factotum di Giovanni XXIII: alla stampa estera raccontò di come Angelo Roncalli, il Papa Buono, si commosse alle lacrime quando incontrò, nel parco di Castel Gandolfo, un alieno antropomorfo disceso dal suo disco volante. Già – direbbero i debunker – ma le prove dove sono? Forse è il caso di ricordare che, all’epoca, gli smartphone non c’erano ancora: e poi, ve lo vedete il Papa del Concilio armato di iPhone, pronto a filmare l’evento per poi magari pubblicarlo su TikTok?

C’è poco da ridere, ovviamente. Al netto delle consuete manipolazioni made in Usa, sta forse per succedere qualcosa che – nel caso – potrebbe cambiare la stessa percezione della presenza umana sulla Terra, come ammesso dal Financial Times e dai padreterni di Davos? Impossibile saperlo, naturalmente. Del resto, viviamo in una condizione abbastanza surreale: per i fisici, è visibile solo il 3% di quanto ci circonda. E quell’ipotetico 3% è solidamente presidiato da abilissimi, incalliti bugiardi.

Siamo ciechi? Sulla stessa origine dell’universo, a quanto pare, si accettano scommesse: gli scienziati si confrontano tuttora sulla base di studi e ipotesi in costante aggiornamento. Idem per quanto riguarda la comparsa dell’uomo: sul piano paleontologico non esistono vere e proprie certezze definitive. Ora, parafrasando Battiato, siamo ufficialmente entrati nell’Era del Cinghiale Alieno? Lo sapremo, forse, nelle prossime puntate: ormai imminenti, stando a studiosi come Pier Giorgio Caria.

GIORGIO CATTANEO

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