Alberi e foreste cadono vittime della crisi del gas scatenata dalle autolesionistiche sanzioni alla Russia. Scaldarsi con la legna fa male all’ambiente. Però farà freddo, quest’inverno. E dunque legna da ardere e pellet sono introvabili in tutta Europa: quel poco ancora in circolazione ha prezzi folli.

Alla faccia della libera circolazione delle merci nel mercato interno, alcuni Stati UE hanno vietato o ristretto l’esportazione di legname. Consentono inoltre di abbattere foreste protette.

In Italia legna e pellet sono aumentati del 150%: e dire che siamo ancora ad agosto, mentre tradizionalmente è settembre il mese delle scorte. Nessuno si straccia le vesti, nessuno difende gli alberi e gli ecosistemi. E nessuno, soprattutto, si leva a dire che l’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione Ambientale, imputa alle stufe e ai caminetti (“combustione non industriale”) quasi i tre quarti delle emissioni di PM10, il particolato sottile che nuoce all’apparato respiratorio e alla salute.

I tre quarti sono stati calcolati in tempi “normali”, nei quali un fuoco acceso aveva la funzione di scaldare il cuore più che la casa. Figuriamoci quest’anno, che tutti, se solo potranno, cercheranno di bruciare legna…

La combustione della lega non è l’unica fonte di PM10. Lo emettono anche i motori delle auto. Quando la concentrazione di PM10 supera una determinata soglia, le amministrazioni comunali decretano il blocco del traffico. In passato ci sono stati anche vari divieti di accendere stufe e camini. Lo fanno per la nostra salute, ovviamente. Non un cane ora si ricorda che il PM10 prodotto dal riscaldamento a gas è trascurabile, e che dunque esso – al contrario della legna – non nuoce ai polmoni.

In Europa, l’estensione e la vetustà delle foreste aumentano procedendo da Ovest verso Est. La Russia era un gran fornitore di legname. Era, perché ora anche il legname russo è oggetto di sanzioni. Il Friuli era abituato a contare sul legname di Austria e Croazia. Ma non ce n’è più. Quello che era disponibile, l’hanno già accaparrato i tedeschi, che hanno fatto incetta anche in Polonia dove – per cercare di rimediare alla conseguente penuria – il Governo ha autorizzato la gente a far legna nelle foreste.

L’Ungheria ha reso più facili i disboscamenti. Permette perfino, per via dell’emergenza, di tagliare alberi nelle foreste protette: ma non permette più l’esportazione del legname, alla faccia del mercato interno privo di barriere che l’Unione Europea si pregia di avere istituito. Penuria di legname anche in Bulgaria, che però vieta solo le esportazioni verso paesi extra UE.

La Moldova ha semplificato le procedure per tagliare le foreste e razionato il legname. In Romania si invoca il razionamento, affinché tutti possano accendere almeno un esile fuocherello. L’Ucraina aziona la motosega a tutto spiano, sia nelle foreste sia nelle aree urbane.

Non risultano anatemi dall’Unione Europea, che pure dice di proteggere le foreste. C’è da piangere, ma non risulta pervenuta nemmeno una lacrima di Greta.

GIULIA BURGAZZI

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