Putin ha studiato meticolosamente il discorso che contiene il riconoscimento delle repubbliche di Donetsk e Luhansk. Ha fatto in modo, checché se ne dica, che la svolta nella crisi in Europa orientale non producesse sfracelli gravi negli equilibri internazionali. Due indizi depongono in questo senso. Esiste tuttavia una mina vagante, un  aspetto della questione nebuloso e potenzialmente foriero di guai.

La mina vagante? Eccola: la Russia ha elevato le due repubbliche al rango di proprie alleate. Ha stretto con ciascuna di esse un trattato che prevede assistenza reciproca. L’assistenza reciproca, di solito, comprende anche quella militare. Praticamente, la Russia difenderà i confini di Donetsk e Luhansk. Tuttavia nessuno sa dove sono esattamente questi confini. In una situazione del genere, un “incidente” è possibilissimo e può avere conseguenze gravi.

Comunque, per fare in modo che il riconoscimento di Donetsk e Luhansk non producesse sfracelli, Putin si è mosso esattamente all’interno del perimetro tracciato da Biden. Quest’ultimo lo aveva detto da un pezzo: un’azione limitata della Russia in Ucraina avrà solo conseguenze limitate. Infatti l’esercito russo è entrato nel territorio delle due repubbliche, ma le durissime sanzioni statunitensi tante volte annunciate contro la Russia non scattano e non scatteranno.

E non solo. Putin ha annunciato il riconoscimento di Donetsk e Luhansk in modo tale da ridurre al minimo l’irritazione degli USA. Infatti ha parlato mentre i mercati negli Stati Uniti erano chiusi per commemorare l’anniversario della nascita di George Washington.  Ha così evitato turbolenze e fibrillazioni finanziarie. I mercati statunitensi riapriranno quando in Italia saranno le 15,30. Hanno tutto il tempo per assorbire la novità senza isterismi.

Ma Putin ha calcolato con attenzione anche altro. Se avesse semplicemente mandato le truppe nell’Ucraina orientale per difendere le popolazioni di lingua e cultura russa bombardate dall’Ucraina stessa, avrebbe effettivamente compiuto un’invasione. Invece il preliminare riconoscimento di Donetsk e Luhansk  – repubbliche autoproclamate da anni, ma finora mai riconosciute da nessuno – pone la questione sul piano del diritto internazionale. Chiama in causa l’Onu e magari l’autodeterminazione dei popoli, peraltro invocata dall’Occidente per benedire la dissoluzione della Jugoslavia. Fa sì che l’Ucraina si trovi dalla parte del torto se cerca di mandare l’esercito nel territorio delle due repubbliche, che essa pure ritiene parte del proprio territorio nazionale. Non a caso l’Ucraina ha cessato i bombardamenti su Donetsk e Luhansk non appena Putin ha concluso il suo discorso.

Inoltre, India, Brasile, Cina, Emirati Arabi e Sudafrica non hanno condannato la cosiddetta “invasione”: quindi anche i Paesi BRICS stanno facendo capire come la pensano.

C’è però ancora un piccolo particolare finora trascurato: dove cominciano e dove finiscono i territori di Donetsk e Luhansk riconosciuti dalla Russia? Non lo sa nessuno. L’Occidente tende a ritenere che il loro confine con l’Ucraina segua la linea del fronte nella guerra civile iniziata nel 2014 con la quale le due repubbliche si sono separate dall’Ucraina stessa. Ma non è mica detto che tutti siano d’accordo su questo.

Come nota il New York Times, le due repubbliche reclamano come proprio un territorio più ampio. Con quanta forza lo reclamino e con quanta forza la Russia le appoggi in questo, al momento non è dato di sapere. Certo è una questione su cui mettersi urgentemente d’accordo.

L’Ucraina finora ha dato prova di accettare l’arrivo di truppe russe fino alla linea del fronte fissata dalla guerra civile. E’ da vedere se accetterà un’ulteriore penetrazione verso Ovest.

GIULIA BURGAZZI

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