Ieri, 8 marzo, si è celebrata la giornata internazionale della donna e i giornaloni hanno versato copiose lacrime sulle “povere ucraine”. Gli stessi giornaloni che giorni fa titolavano commossi come in Ucraina, uno dei pochi Paesi al mondo a legalizzare l’utero in affitto, si continui a produrre (riprodurre) nei bunker. Uh, come sono commoventi quei bambini infagottati nel bunker sotto le bombe russe nel video diffuso dalla multinazionale Biotexcom. Così la stampa di sinistra. Più lucida e disincantata l’analisi di Nicola Porro che spiega come quel video sia stato concepito per rassicurare i clienti europei e i mitologici mercati.

Business is business e quei bambini sono merce. L’Ucraina costa poco in fatti di uteri in affitto, meno dei due Stati americani di Michigan e Louisiana, ed è la capitale europea di questa pratica nonostante il tasso di natalità ucraino (come quello di tutti i Paesi ex sovietici) sia tra i più bassi del mondo.

Ma questa non è “carità”. E’ schiavitù. Al di là della disumanità di vedere il bambino come un prodotto per ricchi europei e strapparlo subito alla madre, una donna che si sottopone a questo è una donna che ha bisogno di soldi ed è disposta anche a questa pratica disumana.

Le ucraine sono le nuove schiave, altro che carità e solidarietà al popolo ucraino. Quel popolo di “badanti, cameriere e amanti” come le ha definite Lucia Annunziata.

Anche le “profughe ucraine” (tutte donne perché Zelensky ha imposto la coscrizione obbligatoria sino ai 60 anni per i maschi) sono viste alla fine come il marxista “esercito industriale di riserva”: subito scatta la gara di solidarietà per trovare casa e lavoro agli ucraini. E la Lega, quella che chiedeva di sparare sui barconi dei profughi libici e siriani, è in prima linea nella persona di Luca Zaia che chiede per gli ucraini deroga al super green pass e lavoro. Ecco come si sostituiscono i “no vax” italiani in fabbrica.

Ed esattamente come gli uteri in affitto costano meno in Ucraina che in Michigan, così di certo un lavoratore ucraino costa meno di un lavoratore veneto, e comunque Zaia si assicura il sostegno di quegli imprenditori veneti che sono l’ossatura del suo elettorato. Solidarietà? No. “Esercito industriale di riserva”

E comunque sono bianchi e cristiani. La sinistra punta più sullo schiavo classico, africano, giocando anch’essa sulla solidarietà “verso chi scappa dalla guerra” per ingrossare gli affari delle Coop. Zaia ha imparato la lezione alla perfezione, usando però degli immigrati più “commestibili” per un leghista.

Non esiste alcuna solidarietà per gli ucraini. Sono povera gente sfruttata da macchine di carità pelosa che nascondono altri interessi.

ANDREA SARTORI

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