Di chi è la colpa? Dei complottisti, quei cattivoni. Ci stiamo arrivando: c’è chi ormai punta il dito direttamente contro le presunte nefandezze dei cospirazionisti. Strani esemplari umani, che poi sarebbero di due tipi: imbecilli creduloni o veri e propri mascalzoni in malafede. Sono loro a inquinare i pozzi della verità cristallina a cui il potere abbevera i sudditi. Che guaio, la cultura del sospetto. E che onta, per l’autorità.

Come mai si agitano tanto, i guardiani dell’ortodossia travestiti da fact-checker? Questione di numeri, sintetizza Massimo Mazzucco: ormai siamo in parecchi, a diffidare del mainstream. Merito del web, che – al netto della nuovissima “censura di ritorno” – agevola la circolazione di notizie incontrollate, spesso purtroppo attendibili. Numeri, sì: le vendite dei giornali crollano, in caduta libera. E YouTube surclassa la televisione.

Lo stesso termine “complottismo” non è nato per caso: sarebbe stato commissionato, decenni fa, a un’agenzia di comunicazione. Obiettivo: poter infangare e squalificare, con quell’etichetta, qualsiasi voce disturbante. La stessa Wikipedia (ubi maior) ricorda che il neologismo esordì nel 1964, un anno dopo l’omicidio di John Kennedy. Termine utilizzato per deridere i tanti giornalisti che allora diffidavano della versione ufficiale, venduta al pubblico attraverso l’imbarazzante commissione Warren. Unico colpevole: Lee Oswald, lo sparatore solitario.

LO SCANDALO DELL’OMICIDIO KENNEDY

Non importa se poi sono emerse mille complicità, con tanto di confessioni in punto di morte: compresa quella dell’allora numero due della Cia, Howard Hunt. E non importa che sia saltato fuori il presunto vero killer, James Files, detenuto in carcere per reati connessi con la mafia di Chicago. A lui arrivò un detective di Dallas, messo sulla pista giusta da un leale investigatore dell’Fbi, a cui i superiori vietarono di proseguire le ricerche.

In un documentario prodotto da Hollywood (ma mai trasmesso in Tv), lo stesso Files disse due cose. La prima: si era deciso a parlare solo dopo aver appreso della strana morte del detective. La seconda: lui, semplice manovale della malavita italoamericana, avrebbe sparato a Kennedy dalla collinetta erbosa sulla Dealey Plaza, protetto dagli 007 complici del piano. Avrebbe usato un fucile Fireball, con il quale avrebbe colpito Kennedy alla testa: lato sinistro del cranio.

Se andaste a controllare, con un’autopsia – dichiarò Files – trovereste ancora le tracce del mercurio di cui era imbottito il proiettile fatale. Il che non significa, automaticamente, che abbia ragione Files: bisognerebbe, appunto, verificare. Certo, l’affermazione del presunto killer reo confesso è piuttosto esplicita. Perché mentire, rischiando di essere smentito? Ma niente paura: nessuno si è mai sognato di disturbare il sonno eterno di Kennedy, nel cimitero monumentale di Arlington.

HERSH: VIETNAM, NORD STREAM E NORVEGIA

Complottismo? Intendiamoci, diceva Giulietto Chiesa: il vero complottista è quello che i complotti li ordisce, non certo la fonte che li denuncia. Per dire: sempre negli anni Sessanta, ci fu chi dubitò che la marina militare nordvietnamita avesse davvero preso a cannonate un incrociatore americano nel Golfo del Tonchino. Era sul campo un reporter di razza, Seymour Hersh. Premio Pulitzer: per aver smascherato gli autori di un sacco di frottole, su quella guerra.

Lo stesso Hersh ha appena scoperto la verità sul sabotaggio del gasdotto Nord Stream nel Baltico: progettato dagli Usa e affidato a specialisti norvegesi. Altra notizia: grazie alle loro speciali motovedette, molto rapide, proprio i norvegesi (in gran segreto) furono impiegati in Vietnam. Azioni rapide, toccata e fuga. Dettaglio: come emerso da documenti desecretati trent’anni dopo, il comandante di quel famoso incrociatore – l’Uss Maddox – lo aveva ammesso: contro la sua nave, la marina di Hanoi non sparò un solo colpo.

Fu usato proprio il presunto incidente del Tonchino, come casus belli, per dare inizio a una guerra devastante? Ebbene sì, è storia. In altre parole: una “false flag”, per avviare il grande massacro. La responsabilità del Nord Vietnam? Di nuovo, una “fake news”: elevata però al rango, sacrale, di verità non scalfibile. A meno di non essere, appunto, complottisti.

TERRAPIATTISTI, FUNZIONALI AL POTERE

Chi è, oggi, il complottista? Magari uno che – andreottianamente – è propenso a “pensar male”: e il più delle volte “ci azzecca”. Una specie di profeta, insomma: o quasi. È talmente fastidioso, il complottista critico, che spesso ormai gli si affianca il vero cospirazionista, il fanatico visionario paranoide. Il terrapiattista surreale: perfetto per il potere, che ha interesse a buttare tutto in burletta.

Questioni di vie di mezzo, anche: di buon senso. Lo ripetono gli scettici: bisogna sempre stare molto attenti, perché a volte si tende a semplificare troppo. Si arriva a conclusioni affrettate, viziate dal sospetto e dal pregiudizio. Anche questo è vero: alcune scorciatoie possono nascere dalla paura, dall’incapacità di comprendere le tante complessità del mondo.

Il cospirazionista puro, infatti, tende a pensare che la storia proceda solo e sempre attraverso complotti. Sbagliatissimo, ovviamente. Ed ecco che piovono ricostruzioni grossolane e sfuocate, sviste clamorose, errori gravi. Il problema però è a monte: persino le fantasie più iperboliche nascono comunque dalla colpevole reticenza delle fonti ufficiali. Se venisse fornita una verità credibile e comprovata, tutti i terrapiattisti sarebbero disoccupati. E invece sono lì, a fare da facile bersaglio. Inquinando il lavoro – spesso oscuro, faticoso, coraggioso – dei veri cercatori di verità, sbeffeggiati anch’essi e liquidati come acchiappanuvole.

IL VERO COVID: LE CARTE DI BERGAMO

Come difendersi, dal rischio di finire nel ridicolo? Ovvio: vagliando le fonti, cercando prove e riscontri. Ricostruendo un quadro credibile perché coerente. Sarebbe il mestiere del giornalista: il ruolo al quale troppi galoppini delle redazioni hanno abdicato, limitandosi a passare veline. E magari indossando persino i panni del censore, pronti a bacchettare chiunque osi avanzare dubbi o proporre versioni diverse da quella autorizzata.

Complottismo? Suvvia. Come chiamare il verminaio che sta affiorando dalle carte giudiziarie di Bergamo? Le chat ministeriali certificano una realtà sconcertante. Uffici protesi verso un unico obiettivo: terrorizzare gli italiani, con lo spettro del terribile e incurabile Covid. Bel pretesto, per fare esperimenti orwelliani. Missione: ottenere l’obbedienza cieca. E intanto fare miliardi a palate, prima con i tamponi e poi con i sieri sperimentali.

Li hanno chiamati vaccini, bollando come NoVax i renitenti. Hanno cioè inaugurato definitivamente l’Era del Delirio, mettendo all’indice i medici sinceri e gli scienziati onesti. Per poterlo fare, occorrono dosi smisurate di potere. Nel suo capolavoro, “Il maestro e Margherita”, il grande scrittore russo Mikhail Bulgakov chiama con un nome perfetto Ponzio Pilato, il giudice di Cristo. Gli si rivolge con quell’appellativo: Egemone.

COMPLOTTI DI IERI, NELLA STORIA

Di egemonia parlò Gramsci, facendo scuola. Sembrava un discorso limitato all’epoca moderna, oggi letteralmente esploso in chiave quasi pop, nella contesa tra Egemoni e partigiani della libertà di espressione. Ma forse si tratta di una storia addirittura antica. Poteva mai essere un complottista, un intellettuale come Lorenzo Valla? In pieno Rinascimento, scoprì che Costantino non aveva mai autorizzato il potere temporale della Chiesa. Il Lascito di Costantino? Un volgare falso. Carta straccia, vergata dopo la morte dell’imperatore.

Sempre in quel periodo, lo storico Nicola Bizzi situa un’altra possibile manipolazione: da cui, dice, potrebbe essere nato lo strappo di Martin Lutero. La tesi: per quale ragione il Papa avrebbe dovuto aggravare – e proprio nell’inquieta Germania – il peso del mercato delle indulgenze, tanto criticato dai fedeli? Forse, sostiene Bizzi, il Vaticano sperava davvero che la Chiesa europea si spezzasse in due: cattolici e protestanti.

Follia? Magari no, ipotizza Bizzi. Qualcosa di paradossale? Qualcuno la chiama: eterogenesi dei fini. Ovvero: faccio qualcosa che sembra assurdo, sperando segretamente di ottenere l’effetto opposto, rispetto a quello dichiaratamente desiderato. Curiosità: il pontefice, Leone X, era figlio di Lorenzo il Magnifico. E il potere fiorentino – sotto sotto – lavorava notoriamente contro il dominio ecclesiastico. Si può dunque davvero ipotizzare che possa essersi trattato di un sulfureo, sottilissimo e insospettabile auto-sabotaggio, clamorosamente deliberato? Ed ecco l’immediato allarme rosso: alt, complottismo. Stupidaggini. Facezie per buontemponi.

A MONTE, LA VERITÀ NEGATA

Si potrebbe continuare all’infinito, naturalmente. Senza arrivare mai a una certezza incontrovertibile. Da un lato, la versione ufficiale: quasi sempre reticente, depistante, addirittura fiabesca. E dall’altra la dilatazione cospirazionistica, da parte di chi magari ha colto in fallo, su uno specifico aspetto, la narrazione che proviene dall’alto. Da qui la traduzione universalmente accusatoria: visto che avete mentito su un punto, dobbiamo dedurre che abbiate mentito su tutto, sempre.

Imprecisioni? Inevitabili, probabilmente. Il deficit di verità è infatti l’ovvia conseguenza di tutto questo: ogni ricostruzione finisce per essere quantomeno incompleta, quando non azzardata o tendenziosa. Già, ma per colpa di chi? Di chi cerca la soluzione o di chi protegge qualche segreto? Davvero delizioso, il termine “complottismo”. Comodissimo, multiuso. Serve a scoraggiare qualsiasi accertamento. Parola d’ordine: ma figuratevi se certe cose potrebbero mai accadere davvero.

TERRORISMI DOMESTICI E FAVOLE NERE

A colpi di “ma figuratevi”, è stato possibile evitare di spiegare – in modo serio – qualsiasi evento. Le Torri Gemelle? Abbattute da Bin Laden, nascosto in una grotta afghana. Siamo stati sulla Luna, nel 1969? Certo: nel modo che è stato mostrato. Cioè: sul satellite abbiamo scorrazzato a bordo di una scatoletta di latta, tenuta insieme col nastro isolante.

Lo spietato terrorismo stragista dell’Isis? Terrificante, infame, sanguinoso. Ma soprattutto: invincibile. E senza legami con apparati di sicurezza. Come tutti sanno, far esplodere una bomba a due passi dal presidente della Francia è la cosa più facile del mondo. Facilissimo: come rapire Moro e tenerlo sequestrato per settimane, senza che nessuno possa muovere un dito per salvarlo. E vogliamo parlare del Covid? Del siero magico truccato da vaccino? A proposito: se non obbedisci, muori. Eccetera, eccetera. Hai voglia a elencarle, le tante nefandezze dei complottisti: quelli veri.

GIORGIO CATTANEO

You may also like

Comments are closed.