di Pino Cabras.

Ecco la prova definitiva del falso. Il video usato dai telegiornali e dai talk show di tutto il mondo occidentale per imbrogliare un miliardo di persone sullo svolgimento delle elezioni russe era già a un primo esame – quello che i giornalisti non hanno voluto fare – una grossolana messa in scena. Ma oggi abbiamo la dimostrazione più netta. Andiamo con ordine.

Tutti hanno visto quel paio di brevi video in cui un soldato mascherato irrompe in un seggio e dà ordini su come votare alle persone nella cabina elettorale. Nello stesso ambiente ma da un’altra angolazione si vede un elettore a terra pestato da due soldati mascherati. Assieme a Roberto Quaglia mi sono già sbizzarrito a smontare le incongruenze palesi dei video: considerando che le regole, gli arredi, i servizi erano omologati in tutti i 90mila seggi distribuiti su 11 fusi orari, risaltava l’assurdità di non vedere le macchinette elettroniche per la registrazione dei votanti né i totem per il voto elettronico. Erano diversi i sigilli sulle urne e nemmeno le tende erano quelle giuste. Non si vedevano mai i volti delle persone. Ho spiegato ulteriori dettagli in un articolo di Enrica Perucchietti, inclusa la ridicola mancanza delle mensole nelle cabine. Oltre alle ragioni logico-politiche che rendevano assurda la narrazione.

Mi era tuttavia sfuggito un dettaglio, particolarmente significativo, che ora sottopongo alla vostra attenzione. Osservate attentamente il fermo immagine della scena durante il pestaggio. Guardando verso destra nella sala si nota un manifesto in formato A3 che mostra le foto dei quattro candidati (nell’ordine Davankov, Putin, Slutsky e Kharitonov) e altrettante colonne con il loro curriculum.

Adesso andiamo a ingrandire il particolare di questo manifesto. L’immagine risulterà molto sgranata, ma sarà in grado ugualmente di fornirci un’informazione molto importante. Come vedete bene, il curriculum di Putin occupa tutta la colonna.

Tutto bene? Neanche per sogno. Guardate invece il vero manifesto presente uguale in tutti i seggi. Ne ho fotografato uno al seggio 664 di Mosca, ma avrei potuto farlo ovunque. Come potete vedere Putin ha scelto un curriculum brevissimo. Una ben precisa scelta comunicativa, come a dire “non c’è bisogno di presentazioni”.

Anche altri dettagli sui simboli presenti nella parte alta del manifesto come sul taglio delle foto (una delle quali nel video falso ha uno sfondo diverso per Slutsky) fanno pensare a un accrocchio assortito alla bell’e meglio. Ma ci basti la questione curriculum.

Queste sono le manipolazioni dei media che danno lezioni di democrazia.

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