In un tweet del 28 novembre 2022 il direttore del Cdc, Rochelle Walensky, ricorda il 50 esimo anniversario della fine dello studio di Tuskegee sulla sifilide.

Nel post si legge del sacrificio e della sofferenza di quelle che oggi non avremmo problemi a definire cavie umane.

Il decennale cosiddetto esperimento di Tuskegee ebbe inizio nel 1932, quando ancora non era noto alcun trattamento certo per la sifilide.

Reclutati con la falsa promessa di ricevere cure mediche gratuite, 600 afroamericani della contea di Macon, in Alabama, entrarono a far parte del progetto.

A queste 600 persone – di cui 399 già affette da sifilide e 201 assolutamente sane – i medici promisero che avrebbero loro somministrato terapie per ciò che allora si chiamava “sangue cattivo”.

Questa era un’espressione che si riferiva ai disturbi più svariati, alcuni più gravi, altri meno.

Quello che gli ignari pazienti non sapevano era che non avrebbero ricevuto alcuna terapia. Erano afroamericani, non erano ricchi. Secondo il sentire dell’establishment potevano essere sacrificati in nome della scienza.

I medici che seguivano l’esperimento non somministrarono loro farmaci se non semplice aspirina e vitamine, ovvero prodotti già allora notoriamente inefficaci nel trattare la malattia.

Ciò che interessava agli esperti non era infatti curare questi individui.

Essi desideravano cinicamente studiare la progressione della sifilide, la cecità, la sordità e i mille altri problemi che la patologia non curata si portava con sé.

Fu il dottor Peter Buxton a scoprire il dramma di questi schiavi della scienza e a indagarne i risvolti più amari. Il medico di San Francisco espresse tutto il suo disprezzo per queste pratiche disumane e decise di raccontare la storia ad altri.

Si confrontò a riguardo con i suoi superiori.

In tutta risposta, la commissione che si formò sentenziò che l’esperimento doveva essere portato a termine.

Avrebbero dichiarato lo studio concluso una volta che tutti i partecipanti fossero morti e le autopsie fossero state eseguite per studiarne i risultati.

Buxton capì che l’unica strada per interrompere quel silenzioso massacro era smuovere l’opinione pubblica. Decise quindi di parlarne con Jean Heller.

La Heller, una giornalista investigativa, si prestò a scrivere un pezzo facendo scoppiare finalmente lo scandalo.

La Heller, che definì la storia “una delle più atroci violazioni dei diritti umani”, pubblicò la sua inchiesta sul Washington Star il 25 luglio 1972, notizia poi ripresa il giorno seguente dal Wall Street Journal in prima pagina.

Nel 1972 dunque, in seguito a feroci proteste, l’esperimento finalmente cessò.

A luglio di quell’anno già 28 partecipanti erano morti di sifilide, 100 erano morti per complicazioni, 40 coniugi avevano contratto la malattia e 19 bambini erano nati infetti.

L’esperimento di Tuskegee tuttavia non è stato l’unico studio sulla sifilide condotto secondo metodiche assolutamente contrarie a qualsiasi principio etico.

Tra il 1946 ed il 1948, circa 700 individui guatemaltechi subirono la stessa sorte. Erano uomini, donne, prigionieri, soldati e pazienti psichiatrici. Tutti furono infettati di proposito con la sifilide senza che ne fossero a conoscenza, senza il loro consenso.

Il fine dello studio era quello di determinare se la penicillina, farmaco che nel mentre si era scoperto essere in grado di curare la malattia, la potesse anche prevenire.

Il medico responsabile delle ricerche fu il dottor John Cutler, lo stesso che era divenuto nel frattempo anche uno dei ricercatori più importanti negli esperimenti di Tuskegee.

Il grande pubblico venne a conoscenza degli esperimenti in Guatemala solo molti anni dopo la morte di Cutler. Una storica dal nome di Susan Reverby scoprì quanto accaduto, mentre si stava occupando degli esperimenti di Tuskegee.

Tornando al tweet di Walensky, termina dicendo che per l’anniversario

si onorerà anche l’impegno nei confronti di una ricerca e di una pratica medica etica.

Volendo escludere che Walensky si riferisca a quanto avvenuto in Guatemala e in Alabama, possiamo pensare che invece stia parlando di come la medicina si sarebbe evoluta da quegli anni ad oggi.

Ma siamo davvero sicuri che l’etica medica propagandata dal Cdc sia integra come vorrebbe il tweet della Walensky?

Perché, a dire il vero, somministrare vaccini sperimentali a milioni di persone, in assenza di un vero consenso informato e senza conoscerne o ammetterne gli effetti avversi, pare una versione moderna dello stesso vecchio schema.

MARTINA GIUNTOLI