Il primo effetto dell’intervista di Lavrov, ieri sera a Zona Bianca, è stato il completo melting down dei propugnatori della propaganda ucraina. Oggi corrono tutti in circolo gridando scandalizzati, nel tentativo di mettere una pezza alla raffica di (peraltro banali) verità che il Ministro russo ha fatto piovere in testa ai telespettatori. Da Bucha all’Azovstal, dalle persecuzioni in Donbass alle fake news sui soldati russi che ammazzerebbero la gente così per cattiveria, Lavrov ha se non altro portato una ventata di semplice logica che mancava da parecchio sul piccolo schermo.

Tutti gli alti lai si levano su tre punti. Il primo: Lavrov ha detto, con la massima naturalezza, che molto probabilmente Hitler era ebreo. Complottista, antisemita, bufalaro! O forse più semplicemente lettore del Corriere, dove nel 2010 un articolo di Dino Messina raccontava -anche qui con pari naturalezza- proprio delle probabili origini ebraiche di Hitler. E’ un’ipotesi discussa da decenni, e inoltre i russi notoriamente custodiscono archivi -in particolare sulla Seconda Guerra Mondiale-  con documenti e informazioni preziose non sempre di pubblico dominio.

Il secondo punto è quella che viene definita dai più moderati l'”opportunità” di consentire un’intervista, in cui per svariati minuti il Ministro russo ha potuto “fare un comizio” e “senza contraddittorio” diffondendo le sue “falsità”. Non più tardi di qualche settimana fa la stessa cosa è accaduta però con Zelensky, che ha potuto fare un analogo comizio di svariati minuti nientemeno che in Parlamento. Durante il quale, tra l’altro, ai rappresentanti del popolo è stato vietato di fare domande: hanno goduto di libertà inferiore persino rispetto a Giuseppe Brindisi, che qualche domanda a Lavrov l’ha fatta.

Insomma, propaganda per propaganda, è giusto almeno consentirle entrambe. A meno che l’Italia non abbia già dichiarato guerra alla Russia a nostra insaputa, in tal caso è comprensibile che chi diffonda la propaganda del nemico sia tacciato di tradimento e minacciato di fucilazione sul posto. E’ questa la situazione? Il povero Brindisi finirà processato dai tribunali militari?

E qui arriviamo al terzo punto che pare stare tanto a cuore a tutti. “L’Italia è in prima fila fra coloro che adottano sanzioni antirusse e iniziative in tal senso. All’inizio ci siamo sorpresi, ma poi ci siamo abituati”. Lavrov mi ha fatto cadere dalla sedia dal ridere con quel “poi ci siamo abituati”, un linguaggio poco da alta diplomazia e molto da casalinga di Voghera. Naturalmente non sono affatto sorpresi, sanno perfettamente che l’Italia è forse il Paese con il maggiore distacco tra l’opinione pubblica e le posizioni governative.

E chissà che non sia proprio questa la ragione che ha condotto Lavrov a concedere tale insolita intervista: in fin dei conti persino Del Rio (Del Rio!) ieri ha manifestato insofferenza per la frenesia bellica del governo e ha chiesto un dibattito parlamentare per riportare l’Italia sui suoi tradizionali binari pacifisti. E sarebbe anche ora.

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