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Notizie7 Novembre 2021

L’automobile: diventerà un “simbolo di resistenza”?

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Helmut Leftbuster analizza l'automobile come simbolo di resistenza, evidenziando il suo ruolo di emancipazione individuale. Si discute anche della criminalizzazione del motore a scoppio e delle pressioni politiche contro l'industria automobilistica.
Punti chiave
  • L'automobile rappresenta un emblema di libertà e benessere storico.
  • Il regime attuale criminalizza il motore a scoppio per motivi ideologici.
  • L'industria automobilistica è un simbolo di prestigio nazionale, minacciato dal globalismo.
  • Il motore elettrico non sostituisce il motore a scoppio, ma lo affianca.
  • Le politiche fiscali mirano a dissuadere la proprietà dell'automobile.
L'articolo

L’automobile, con il suo rombante motore a scoppio, è forse dopo la ruota, la leva, la daga e la polvere da sparo, il più formidabile emblema di emancipazione dell’Uomo occidentale dai vincoli fisici impostigli dalla “caverna” e da quelli politici impostigli dai cavernicoli.

Ma proprio per questa sua caratteristica, in un’ epoca di valori rovesciati come quelli del “grande reset”, l’automobile è ipso facto portatrice sana di tare congenite criminalizzande dal regime.

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In primis, testimonia un benessere storicizzato (il boom economico degli anni ’60) che l’attuale establishment tecno-finanziario vorrebbe farci dimenticare per sempre; poi, garantisce la migliore formula di libertà di spostamento individuale capace di rendere il singolo cittadino imprevedibilmente mobile su un raggio territoriale continentale.

Ancora, è prototipo differenzialista di forme e modelli grazie al continuo alambiccarsi creativo dell’ingegneria e della stilistica dei vari costruttori, che gareggiano ad ottenere un primato di vendite basato sul confronto e non sull’omologazione; ovvero proprio ciò che è in odio al globalismo. Non a caso l’industria automobilistica mondiale premia il prestigio nazionale di paesi come l’Italia che i potentati globalisti intendono annichilire per far spazio a mercati “emergenti” che lavorano a prezzi stracciati.

Infine, soprattutto nelle sue formule più sportive e competitive, l’auto segna una preponderanza maschile non in linea con il genderismo imperante e con una femminilizzazione strutturale della società occidentale che è funzionale al suo stesso declino; ne consegue l’esigenza politica di de-virilizzarne il motore attraverso un suo depotenziamento fatto di velocità controllate, esasperazione della servoassistenza e umiliazione delle prestazioni che, dalla spinta dei turbo-compressori anni ’80, ci conduca al deprimente ronzio dei rachitici motori elettrici.

Il primo incriminato è difatti il motore Diesel: economico, scattante grazie al turbocompressore, pulito in quanto lo scoppio è determinato da compressione del combustibile e non dal suo incendio come nel motore a benzina, fu proclamato dal premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia il più ecologico di tutti. Ma in un’epoca in cui la grossolanità delle fandonie di regime deve essere proporzionale alla loro demenzialità scientifica perché siano credibili, è stato sufficiente additarne elementi fumettistici come la maggiore rumorosità o l’odore del gasolio, per decretarne la messa all’indice e far così spazio a motori elettrici che ci lesineranno qualsiasi autonomia chilometrica accettabile; e le cui batterie inquineranno il mondo con gli interessi e in saecula saeculorum.

Inoltre, il gretinamente decantato motore elettrico non elimina affatto il motore a scoppio, limitandosi ad affiancarlo e raddoppiando peso e costo degli autoveicoli; per non parlare della totale impossibilità congenita (fortunatamente) a sostituirlo su camion, autoarticolati, trattori, aerei, elicotteri e navi. Tutta roba che funzionerà ancora a idrocarburi, ma a prezzi enormemente maggiorati a causa dell’inferiore richiesta di benzina e gasolio da parte dell’utenza automobilistica.

Ebbene, tutto questo vi basta a capire l’immane fregatura che c’è dietro?

Insomma, dovevano distruggere l’auto per assestare l’ennesima vessazione pratica e psicologica a quell’Homo occidentalis che da più d’un secolo se ne serve sin dai primissimi anni di vita, quando da giocattolo privilegiato che ne popola l’immaginario infantile e adolescenziale, si trasforma in sogno di libertà ed emancipazione nel fatidico giorno dell’arrivo del documento di guida.

E a proposito di documenti: non paghi dell’ aver dichiarato guerra mediatica all’automobile ed economica a tutto il comparto automobilistico, i nostri apolidi governanti si preparano a dissuadere l’automobilista dal possederne una imponendogli una tassazione invereconda e impedendogli di sospenderne il regime assicurativo anche se l’auto langue in garage.

Della serie “automobilista, devi morire!”.

HELMUT LEFTBUSTER

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