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Notizie3 Novembre 2021

L’attentato alla Costituzione di Giorgetti, e il silenzio di Salvini

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Arnaldo Vitangeli analizza la proposta di Giorgetti di eleggere Mario Draghi alla presidenza della Repubblica, evidenziando il suo carattere eversivo e anticostituzionale. Si discute anche del silenzio della classe politica e della crisi di legittimità democratica in Italia.
Punti chiave
  • Giorgetti propone Draghi come leader di una repubblica presidenziale.
  • La proposta contrasta con i principi della Costituzione italiana.
  • Silenzio politico di fronte a una proposta così eversiva.
  • Salvini sembra assecondare una linea fallimentare della Lega.
  • La Lega rischia di trasformarsi in un partitino 'intellettualoide'.
L'articolo

Eversione; è probabilmente questo il termine più adatto per descrivere la proposta di Giorgetti di eleggere Mario Draghi alla presidenza della Repubblica.

Per il numero due della Lega, infatti, il banchiere che ora si trova a Palazzo Chigi dovrebbe spostarsi al Quirinale, ma non per fare il presidente della Repubblica, che già non sarebbe poco, ma per “guidare il convoglio da fuori”.

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In pratica secondo Giorgetti l’Italia dovrebbe trasformarsi in una repubblica presidenziale, con a capo Draghi, che assumerebbe i poteri del presidente del Consiglio (ossia l’indirizzo dell’azione di governo) e  anche quelli del presidente della Repubblica. Semipresidenzialismo de facto lo ha chiamato. Manca il potere spirituale, ma al momento Giorgetti ha ritenuto prematuro nominare Draghi anche Sommo Pontefice, per lo meno fino a quando Bergoglio è vivo e in salute, poi si vedrà.

Il tutto, per inciso, in totale e assoluto contrasto con la Costituzione, che indica nel presidente della Repubblica un arbitro e un garante, e per questo non ne prevede l’elezione diretta, e senza che l’uomo su cui verrebbe concentrato tutto questo potere sia mai stato votato da nessuno in nessuna elezione.

E’ stupefacente che davanti a una proposta così eversiva, così chiaramente antidemocratica e anticostituzionale non ci sia stata una reazione unita e durissima da parte di tutte le forze politiche e di tutta la classe dirigente del Paese. La proposta di Giorgetti è stata respinta dai più, ma come qualcosa di difficilmente realizzabile, non come un attentato alla Costituzione ed alle istituzioni democratiche.

Silenzio anche da parte di tutti coloro che sono sempre pronti a vedere fantomatiche minacce di un ritorno del fascismo in ogni manifestazione di dissenso contro il sistema o in ogni risultato elettorale che premi partiti non espressamente liberisti e europeisti.

Per costoro non c’è deriva autoritaria o minaccia di ritorno al fascismo nel fatto che un uomo molto potente, ma senza alcuna legittimazione democratica, venga nominato a capo del governo; che lo stesso uomo venga dotato di “pieni poteri” in violazione di ogni regola costituzionale, riducendo il parlamento a mero spettatore delle sue decisioni,  che questo avvenga in una condizione di “stato di emergenza” che consente di limitare le libertà dei cittadini e il tutto mentre la stampa all’unisono lo incensa come l’uomo della provvidenza.

Nessuno sembra preoccuparsi neppure per il fatto che a chiamare Draghi a Palazzo Chigi sia stato un parlamento votato con tutt’altro mandato (le elezioni le hanno vinte leghisti e grillini che avevano chiesto il voto su un programma “no euro” “no banche” “no UE), o che davanti al plateale tradimento delle promesse elettorali alle recenti amministrative la maggior parte dei cittadini sia rimasta a casa, certificando una sfiducia totale nell’ utilità delle elezioni.

L’unica minaccia per le istituzioni democratiche sembrano essere le manifestazioni di Forza Nuova, un partitino dello zero virgola che da decenni cerca di farsi notare con gesti plateali in prossimità di qualche importante elezione, per poi scomparire nuovamente dai radar appena si è votato.

Quello che però risulta incomprensibile è l’atteggiamento di Salvini, che della Lega è segretario, che ha il consenso popolare e che aveva portato la lega a risultati elettorali degni della DC dei tempi d’oro.

Dopo avere appoggiato inspiegabilmente il governo Draghi, senza essere neppure determinante da un punto di vista numerico, la Lega di Salvini ha iniziato la sua discesa, con Fratelli d’Italia a beneficiare dei voti in uscita dal carroccio.

Giorgetti, principale fautore di questa linea fallimentare, ora chiede una ulteriore istituzionalizzazione del partito, con l’entrata nel PPE e l’abbandono dei temi e dei toni che avevano consentito alla Lega di diventare primo partito.

“Matteo è abituato a essere un campione d’incassi nei film western. Io gli ho proposto di essere attore non protagonista in un film drammatico candidato agli Oscar. È difficile mettere nello stesso film Bud Spencer e Meryl Streep. E non so che cosa abbia deciso…”

Insomma la proposta di Giorgetti è quella di trasformare la Lega in un partitino “intellettualoide” contro il volere e la sensibilità dei propri elettori, per poter consentire a un uomo come Draghi di trasformarsi nel padrone assoluto d’Italia.

Come mai un uomo come Giorgetti, ininfluente da un punto di vista del consenso, abbia così tanto potere nelle Lega e perché Salvini sembri costretto ad assecondarlo rimane un mistero.

ARNALDO VITANGELI

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