L’Artico costituisce la nuova frontiera dell’economia. E’ l’ultimo Eldorado del petrolio e del gas e per quanto riguarda il commercio marittimo rappresenta l’omologo per il XXI secolo dell’ottocentesco Canale di Suez. Dietro all’adesione alla NATO di Svezia e Finlandia non c’è solo la guerra in Ucraina. Con il loro ormai prossimo e certo ingresso, dall’alleanza atlantica rimarrà fuori uno ed uno solo dei Paesi che vantano diritti sull’Artico.

Indovinato? Sì, proprio la Russia. Quella che finora si è data più da fare per sfruttare le risorse dell’Artico. In questo senso, l’ingresso di Svezia e Finlandia nella NATO può essere letto come il tentativo di togliere alla Russia la sua fetta della torta. Come minimo, un tentativo di dissuadere la Russia dal portare avanti la politica in base alla quale già nel 2007 ha piantato la sua bandiera sul fondo del mare in corrispondenza del Polo Nord.

Il territorio compreso entro il Circolo Polare Artico è un ambiente estremo e gelido. Tuttavia negli ultimi 30-40 anni i ghiacci che ricoprono il Mar Glaciale Artico si sono notevolmente ridotti per estensione e per spessore. La cartina dell’agenzia USA per la protezione dell’ambiente mette a confronto, qui sotto, il ghiaccio residuo al termine della fusione estiva nel 1979 (a sinistra) e nel 2020.

fusione ghiacci artici 1979 2020

A fine estate, negli ultimi anni praticamente non resta più ghiaccio nell’Arcipelago Canadese (le isole a Nord del Canada; a sinistra in basso) e davanti a buona parte delle coste siberiane (in alto). Lo spessore del ghiaccio nel 1980 era in media pari a 3, 64 metri; già nel 2008 si era ridotto ad 1,89 metri: ed il trend è ulteriormente proseguito. Ormai, tutto il bendidio custodito nell’Artico è a disposizione di chi per primo riesce a metterci su le mani.

Sotto i ghiacci artici ci sono, si ritiene, 160 miliardi di barili di petrolio: una quantità superiore al consumo planetario di cinque anni. E con quel che costa il barile al giorno d’oggi!  Le stime per il gas sono ferme a 10 anni fa. Il servizio geologico statunitense le riteneva allora pari al 30% di quelle non ancora scoperte nel mondo intero. E’ verosimile che siano da rivedere al rialzo: e del resto, nel frattempo sono state riviste al rialzo anche quelle allora effettuate dal servizio geologico USA per il petrolio.

Certo, un incidente su una piattaforma petrolifera sarebbe particolarmente difficile da gestire ed estrarre idrocarburi in quell’ambiente è un’impresa ardua. Però gli idrocarburi ci sono, e anzi abbondano.

Dove il ghiaccio si ritira, possono passare le navi che trasportano merci: col vantaggio di accorciare notevolmente le rotte fra Asia, Europa, America. Meno tempo, meno carburante, meno soldi.  Una cosa molto simile a quella che accadde a suo tempo con l’apertura del Canale di Suez, che rese superflua la circumnavigazione dell’Africa. I vantaggi delle rotte navali artiche sono riassunti in un’altra cartina, questa volta dell’ESA, l’agenzia spaziale europea.

rotte navali tradizionali vs rotte polari

La rotta artica del Passaggio a Nord Ovest (a sinistra) attraversa l’Arcipelago Canadese e ha fama di essere piuttosto difficoltosa: un dedalo di fondali bassi. Nonostante questo, durante le ultime estati l’ha percorsa un numero via via crescente di navi.

Non certo agevolissima ma più facile l’altra rotta artica, quella del Passaggio a Nord Est (a destra) che corre grossomodo parallela alla Scandinavia settentrionale e poi alla Siberia. A differenza del Canada, la Russia si è organizzata. Dieci anni fa ha varato una legge per regolare la navigazione. Inoltre amministra la rotta e offre un servizio rompighiaccio, naturalmente a pagamento, per accompagnare le navi e consentire la navigazione anche quando il mare non è completamente libero. E’ difficile trovare statistiche sulle navi, ma le prospettive di sviluppo tratteggiate dalla Russia lasciano supporre che il viavai sia notevole e remunerativo.

Ecco cosa è in gioco nell’Artico: l’estrazione di notevoli quantità di idrocarburi ed il controllo delle rotte commerciali più profittevoli. Vantano diritti sull’Artico (cioè sugli idrocarburi e sulle rotte) gli 8 Stati che si affacciano oltre il Circolo Polare Artico. Di essi, 5 fanno  già parte della NATO: Norvegia, Islanda, Stati Uniti (per via dell’Alaska), Canada e Danimarca, dato che la Groenlandia è un suo territorio, sebbene dotato di ampia autonomia.

L’arrivo di Finlandia e Svezia  porterà a 7 (su 8) gli Stati aderenti alla NATO che vantano diritti sull’Artico. Proprio Svezia e Finlandia, insieme alla Norvegia, si trovano in una posizione tale da poter contendere alla Russia il controllo della ghiotta rotta artica attraverso il Passaggio a Nord Est.

GIULIA BURGAZZI

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