Per somministrare la terza dose di vaccino le Regioni dovranno tagliare altre prestazioni, dato che mancano i soldi. Raffaele Donini, assessore alla Sanità in Emilia Romagna e coordinatore della Commissione sanità all’interno della conferenza Stato-Regioni, usa parole diplomatiche ed espressioni circonvolute: ma il è esattamente succo (e il titolo) della sua intervista uscita ieri, domenica 14 novembre, da Quotidiano Nazionale. Sebbene riservata agli abbonati, è ripubblicata per intero su un altro sito.

I pluridecennali tagli hanno ridotto la sanità pubblica a un bonsai, o poco più. L’aumento del personale, promesso all’inizio dell’epidemia, si è in realtà ridotto a ben poca cosa. Draghi vuole tagliare sei miliardi di finanziamenti nel giro di due anni, però il suo Governo ha acquistato la bellezza di 350 milioni di dosi di vaccino anti Covid, sufficienti per siringare quasi 6 volte a testa ciascuno dei 60 milioni di italiani, neonati compresi: le ha pagate all’incirca 4 miliardi di euro, di cui due previsti nella manovra 2022.

Risultato. La coperta non è solo logora a causa dello sforzo sostenuto dal febbraio 2020 per far fronte all’epidemia: la coperta è ormai decisamente troppo, troppo corta. Signora cara, le diamo la terza dose di Pfizer e dobbiamo rimandare ancora la sua visita dal cardiologo: lo scenario che va tratteggiandosi è di questo genere.

Strano, che non ci sia dibattito su questo. E strano anche che non si parli più di ri-nazionalizzare la sanità: un tema affacciatosi così prepotentemente durante il Governo Conte II, quando lo scoppio dell’epidemia evidenziò come non esisteva più il vecchio e benemerito Servizio sanitario nazionale, ed esistevano invece 20 sistemi sanitari regionali in competizione fra loro.

Si fa fatica a ricostruire quel dibattito, tanto è stato silenziato: ecco comunque le voci di un accademico e di un medico, nonché la levata di scudi da parte delle Regioni: sufficiente per capire quanto l’argomento era allora sentito.

Insediatosi Draghi a Palazzo Chigi, tutto si è sopito. E’ come se si fosse instaurato un tacito patto: il Governo lascia fare alle Regioni – nessuno discute accreditamenti e il ruolo delle strutture private – e le Regioni lasciano fare al Governo. Si lamentano magari che mancano i soldi – come fa l’assessore Donini – ma non discutono il modello.

E il modello risulta evidente dalle mega spese per 350 milioni di dosi di vaccino combinate con i tagli previsti nel prossimo futuro: lo Stato non eroga più servizi pubblici. Smista invece i soldi pubblici in direzione dei privati e dei loro profitti.

Traduzione: cari italiani, lo Stato si è già preso cura della vostra salute acquistando sei dosi di vaccino anti Covid per ciascuno di voi e pretendete ancora di andare dal cardiologo del servizio pubblico? Ma vedete di arrangiarvi, invece.

DON QUIJOTE

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