La Russia ha tagliato il gas all’Italia per la seconda volta e si va verso il razionamento dell’energia. Si prospetta ancor più duro che nell’austerity 1973. Chi mai avrebbe potuto potuto immaginare che l’orso russo, preso a sassate con le sanzioni e infastidito dall’abbaiare della NATO alla sua porta, avrebbe potuto reagire? No, certo, questo era totalmente fuori dalla portata dei nostri governanti…

Con il taglio del gas, la Russia ha assestato una bella  zampata all’Italia, dotata di un governo guerrafondaio nei fatti e nella retorica. Gli zoologi certificano che le zampe dell’orso sono munite di unghioni potenti. Il governatore della Banca d’Italia, Visco, si azzarda perfino a pronunciare la parola tabù: recessione.

Recessione in Italia solo nel caso di blocco delle forniture russe, precisa Visco. Sai quanto ne resta! Meno 15% un mese fa, adesso un ulteriore meno 30% di quel che si era salvato, con l’ubiquitario presentimento che la Russia stacchi prossimamente del tutto la spina all’intera Unione Europea.

Altro gas, al momento, non ce n’è, se non forse in futuro, e ora si può forse rimediare qualcosetta solo a patto di pagarlo più caro di un rene. Così i lungimiranti governanti, in attesa delle istruzioni UE annunciate come prossime, pianificano il risparmio presente e futuro che riguarda anche l’energia elettrica, dato che in gran parte è prodotta da centrali alimentate a gas.

Per la cronaca, gli stoccaggi di gas italiani – le riserve accumulate come ogni anno in estate per attingervi d’inverno – ora sono decisamente più vuoti che in passato, e con il taglio del gas russo non potranno certo riempirsi gagliardamente. Si proclama ovunque che gli stoccaggi sono pieni per oltre il 60% ed è vero, ma…

Così, poco per volta, i discorsi sul razionamento e sul risparmio di gas vogliono abituarci all’idea di rinunciare ai comfort di cui abbiamo sempre goduto. Il piano d’azione che il Governo va preparando senza coinvolgere il Parlamento è ancor più duro dell’austerity 1973, tante volte invocata come termine di paragone.

Per prima cosa, già ora si riaccendono le centrali elettriche a carbone – il più sporco dei combustibili fossili – senza che Greta sprema una sola lacrimuccia e senza che nessuno sottolinei un piccolo particolare: finora  era russo il 40% del carbone importato dall’Italia. Dove se ne troverà dell’altro, è un mistero.

Poi, se del caso, si spegnerà l’interruttore alle attività economiche interrompibili – che però talvolta sono importanti per l’interesse nazionale – si diminuirà del 40% l’illuminazione pubblica e si imporrà di abbassare di due gradi il riscaldamento invernale nelle case.

La diminuzione del riscaldamento nelle case non era contemplata neppure dell’austerity 1973. La temperatura massima ammessa nelle case è ora di 20 gradi. Scendere a 18, pur indossando tre maglioni, non è umanamente possibile in bagno, quando si trascorre la giornata seduti alla scrivania, quando ci sono bambini piccoli o anziani. Se si potesse fare, con quel che costano le bollette, gli italiano avrebbero già provveduto da mo’.

Questo vogliono farci ingoiare, i geni che non sono riusciti a prevedere l’ovvia reazione russa alle loro sanzioni. E ora un Di Maio qualsiasi cercherà probabilmente di venirci a dire che non dobbiamo preoccuparci perché, dopo aver abolito la povertà, il Governo provvederà ad abolire anche il gas.

GIULIA BURGAZZI

 

 

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