La fonte della notizia è l’agenzia di stampa russa “Ria Novosti”: la Russia chiuderà da novembre gli ultimi uffici della NATO. E’ ora di smetterla con questa finzione” ha affermato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, cioè la non- collaborazione tra Russia e NATO: un salto indietro di decenni, verso gli anni più bui della Guerra Fredda. Una notizia bomba, anche se in realtà la stampa americana ha reagito piuttosto freddamente ignorando la cosa. Il New York Times, che nell’era Obama è stato l’organo mondiale della russofobia, nella pagina degli Esteri sta concentrando tutta la sua attenzione vero la Cina percepito oramai (giustamente) come il vero avversario globale (mentre la notizia ha più spazio sulla stampa europea). La decisione russa è la risposta al solito gioco di dispettucci infantili che oramai da anni l’Occidente, forse l’Europa ancora più dell’America, sta facendo alla Russia: è una risposta al ritiro degli accrediti a otto rappresentanti russi accusati di spionaggio.

Ma la vera domanda è: esiste ancora l’Alleanza Atlantica? In questi anni la NATO sembra seguire la sorte del Patto di Varsavia, ovvero si sta avviando verso la dissoluzione. Il colpo finale è probabilmente arrivato proprio dal mondo angloamericano con il patto Aukus, ovvero l’asse anglofono tra Stati Uniiti, Regno Unito e Australia che, secondo le analisi di molti, ha segnato la fine della NATO.

La creazione del patto Aukus ha creato una frattura fortissima tra le due ex anime della NATO, quella oceanica di matrice anglosassone e quella terrestre franco-tedesca, portando a crisi come quella dei sottomarini tra Parigi e Londra. Non è escluso che nell’Aukus ci sia anche una volontà anglosassone di far guerra all’Europa. E questo ci porta inevitabilmente ad una dissoluzione del Patto Atlantico.

Sul piano mondiale abbiamo, per il momento, la formazione di due schieramenti: Russia, Cina e Iran contro Usa, Regno Unito e Australia.

Il resto della NATO, ovvero la “vecchia Europa”, pare contare come il due di scopa. Ma la “vecchia Europa”, la wannabe superpotenza che è tale solo nei sogni bagnati di Brunetta da che parte sta?

La Russia è molto netta: Lavrov è stato chiarissimo nel dire come le sciagurate decisioni di Bruxelles abbiano distrutto i rapporti tra Russia e Unione europea . Dall’altra parte il patto Aukus segna una disfatta per l’Europa . La tensione tra Bruxelles e Londra è alle stelle e soprattutto l’Aukus segna una Waterloo per le aspirazioni di Macron, oramai lanciato come leader più rappresentativo dell’Unione assieme a Draghi dopo l’uscita di scena di Frau Merkel.

Di fatto l’Europa ora è un pezzo di NATO che si trova tra l’incudine anglosassone e il martello russo: a questo si sommano le difficoltà portate dalla sfida polacca. Difficile quindi fare previsioni per il futuro se non che l’Unione europea è destinata fatalmente a seguire le orme della NATO: ovvero dissolversi.

Ma tornando ai rapporti tra Russia e NATO, va detto che le parole di Lavrov non sono che l’ultimo chiodo sulla bara di un’organizzazione che non aveva più senso almeno dal 1989, e che include membri che ora sono addirittura ostili al resto degli aderenti, come la Turchia, oramai più vicina a Mosca anche se formalmente ancora nella NATO. E probabilmente anche in questo l’amministrazione Biden segue, senza dichiararlo apertamente, la politica estera dell’odiato Donald Trump, che percepiva la NATO come obsoleta oltre che un costo inutile per gli Stati Uniti.

Le botte e risposte tra Putin e chi gli espelle i diplomatici sono anche una strategia del Cremlino per recuperare popolarità: le contromisure russe dopo l’espulsione dei diplomatici dalla Gran Bretagna nel 2018 assicurarono a Putin un successo record alle presidenziali avvenute pochi giorni dopo . In questo momento di relativo calo di popolarità per il Cremlino la politica muscolare contro il nemico occidentale è provvidenziale per recuperare punti.

Ma come Maramaldo si sta uccidendo un uomo morto. A novembre chiuderanno gli uffici NATO in Russia. Se va avanti così presto chiuderanno pure a Washington.

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