La morte della regina Elisabetta riporta alla memoria il Britannia, il panfilo ormai in disarmo della famiglia reale. Sul Britannia si svolse nel giugno 1992 il famoso convegno sulle privatizzazioni italiane. Partecipò la grande finanza internazionale che voleva comprarsi l’Italia e che effettivamente poi se la comprò.

Quel convegno aprì la strada all’era del neoliberismo economico nella quale viviamo. Un’era che, oltre a tutto il resto, fa sanguinare il portafoglio (e l’anima) ad ogni arrivo di bolletta.

In occasione del convegno, nel 1992 salì a bordo del Britannia anche Mario Draghi, ora presidente del consiglio uscente ed allora direttore generale del Tesoro. Disse in sostanza che le privatizzazioni erano la più rivoluzionaria operazione di politica economica italiana dell’ultimo ventennio e che l’Italia, ormai imboccata quella strada, non sarebbe tornata indietro. Il pilota automatico già allora.

Il convegno sul Britannia, così importante per i futuri destini dell’Italia, nel giugno 1992 conquistò solo un articolo di tre colonne in fondo a pagina 11 de L’Unità. Il quotidiano, nato come organo del PCI, Partito Comunista Italiano, era in quel 1992 organo del PDS, Partito Democratico di Sinistra. Il passaggio da PCI a PDS dette il via alle trasmutazioni che hanno portato un grande partito di sinistra a diventare il PD: un pilastro del governo Draghi, e cioè del neoliberismo e dell’ultra atlantismo.

L’articolo de L’Unità, a quanto risulta, fu l’unico pubblicato al momento dei convegno sul Britannia: gli altri sono ricostruzioni posteriori. Eccolo qui sotto. Il nome di Mario Draghi vi compare più volte.

britannia draghi articolo originale 1992 l'unità

Prima delle privatizzazioni, lo Stato aveva un ruolo nell’economia e si occupava dell’erogazione dei servizi: telefoni, gas, elettricità eccetera. I criteri per il calcolo delle bollette erano uguali per tutti. Ora, al momento di stipulare i contratti, bisogna leggere bene le clausole scritte con caratteri piccolissimi. In ogni caso, scegliere una società di servizi piuttosto che un’altra è come giocare alla roulette: il banco vince sempre. Il privato cittadino non è il banco.

Lo Stato è una fabbrica di deficit ed  carrozzone inefficiente, si diceva all’epoca per indurre ad accettare le privatizzazioni. E ancora: i privati stanno ben attenti alle spese: dal loro profitto discenderanno risparmi per i cittadini.

Come siano andate in realtà le cose, lo ha stabilito nel 2010 la Corte dei Conti. Del suo rapporto sui risultati delle privatizzazioni, resta memoria attraverso un articolo d’epoca dell’insospettabile Corriere della Sera:

Altro che privati più efficienti del pubblico, per far tornare in attivo le aziende privatizzate i nuovi gestori si sono limitati ad aumentare le tariffe contando sulle posizioni di forza da loro occupate

Come se non bastasse, ora il prezzo del gas lo fa il TTF di Amsterdam, cioè una Borsa speculativa. Il prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso si forma in base al “prezzo marginale”: l’energia elettrica più cara, ma necessaria per soddisfare completamente la richiesta del mercato, detta il prezzo di tutta l’energia elettrica scambiata sul mercato. Le bollette che arrivano nelle case sono conseguenti.

Si tratta di scelte politiche: non l’ha mica ordinato il medico di seguire sistemi del genere.  La strada che ci ha portato fin qui fu imboccata sul Britannia. Mario Draghi era già lì allora.

GIULIA BURGAZZI