La prossima emergenza climatica e il genocidio venturo

In questi giorni si è ricominciato a parlare di emergenza climatica, la grande bufala messa temporaneamente da parte a causa del Covid, ma che fino al 2019 imperversava grazie al personaggio, costruito a tavolino, di Greta Thunberg.

Qualsiasi climatologo serio vi dirà che il riscaldamento o il raffreddamento terrestre dipende dall’attività solare. Chi non si ferma a superficiali allarmismi sa perfettamente che in età antica il clima era più caldo e che, a partire dal Trecento, c’è stata una “piccola era glaciale” terminata all’inizio del Novecento, quando il clima prese a salire nuovamente.

Eventi climatici estremi sono già stati registrati nella storia: si pensi alla nevicata del 1 giugno 1491 a Bologna o il 1816 conosciuto come “anno senza estate”, mentre il grande caldo, e non Nerone o i cristiani, fu il colpevole del grande incendio di Roma del luglio dell’anno 64. Lo stesso Nobel Carlo Rubbia ha confermato la normalità tra grande caldo e piccole ere glaciali dovute all’attività solare. E forse sull’argomento Rubbia ne sa più di Al Gore o Greta Thunberg.  Oggi però il mantra è diverso: siamo troppi. Qualcuno sta cominciando a ripetere a pappagallo questo ritornello, senza capire cosa comporta. Se siamo troppi, come si fa a ridurre la popolazione mondiale? O con le sterilizzazioni forzate o col genocidio.

Gli incendi di questa estate in Italia e in Grecia, in gra parte dolosi come ammesso dagli stessi sindaci calabresi, hanno riportato l’emergenza clima in prima pagina. E già nei grandi consessi internazionali hanno cominciato a parlarne più insistentemente: il direttore dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus ha già detto che per il clima non c’é vaccino. L’Onu ha già detto che l’emergenza climatica è “colpa dell’uomo” e Piero Angela, voce della scienza nazionalpopolare, ha chiaramente detto che il cambiamento climatico sarà la prossima emergenza. Ma dove vogliono arrivare?

Per capirlo dobbiamo ascoltare attentamente le parole del parole del direttore dell’Istituto Italiano di Tecnologia e ministro della “transizione ecologicaRoberto Cingolani che solo pochi giorni fa ha detto che abbiamo solo dieci anni di tempo. Ma per fare cosa?

Ci sono due interventi di Cingolani che sono eloquenti su quello cui stiamo andando incontro, e tutti e due risalgono al 2018.

L’intervento più recente è quello a Sum#02, il convegno in memoria di Roberto Casaleggio organizzato a Ivrea il 7 aprile 2018.

Qui Cingolani dice chiaramente che l’uomo è un “parassita” in quanto “siamo una specie che consuma e non produce” e “siamo l’unica specie che cambia l’ecosistema per continuare a proliferare”.

Più esplicito il suo intervento di qualche mese dopo, il 5 novembre, alla Leopolda di Firenze intervistato da Matteo Renzi.

“L’analisi deve essere un po’ spietata – esordisce il futuro ministro della transizione ecologica – il nostro pianeta è progettato per tre miliardi di terrestri. Questa non è una misura negoziabile. Noi siamo sette, e tendiamo a dieci nei prossimi decenni”. Nel prosieguo dell’intervista Cingolani riprende il discorso della specie umana “parassita” che cambia l’ecosistema a proprio vantaggio.

“La scienza è chiamata nei prossimi decenni a mettere toppe – dice Cingolani a Renzi – su danni fatti dalla scienza precedente che comunque hanno avuto conseguenze. Persino la scienza positiva che ha allungato la vita a livelli di 80-85 anni poi ha creato tutta una serie di problemi di sostenibilità perché siamo troppi”.

Il discorso di Cingolani è molto chiaro: siamo parassiti e siamo troppi. Quindi, conseguenza logica, bisognerà ridurre la popolazione, possibilimente, stando ai calcoli di Cingolani, levando di mezzo circa quattro miliardi di persone.

Ovvio che non lo dica apertamente, ma le conseguenze logiche del discorso del ministro sono un genocidio al cui confronto Hitler, Stalin, Mao e Gengis Khan sembrerebbero scolaretti. Questo non è complottismo, sono parole reperbili nei filmati dei convegni citati e che il sottoscritto ha riportato testualmente. Davanti a queste parole la “transizione ecologica” pare un eufemismo come lo era la “soluzione finale” di nazionalsocialista memoria.

Inoltre Cingolani dice un’altra cosa a Renzi, ovvero parla di “quel piano in cui secondo me l’Italia dovrebbe diventare motore a livello internazionale”. Perché l’Italia, assieme alla Germania, al Giappone e ora anche alla Cina, è uno dei Paesi più anziani del mondo e gli anziani “improduttivi” rappresentano “un problema” per lorsignori. Gli anziani non appartenenti al loto giro, naturalmente.

Non possiamo ovviamente dirlo con certezza, ma abbiamo come l’impressione che l’operazione Covid e vaccini sia solo il primo step di una nuova “soluzione finale”: in fondo anche i nazisti iniziarono col piano Madagascar prima di arrivare ad Auschwitz. Greta è il vero grimaldello del genocidio. E sono già in ritardo sulla tabella di marcia, paradossalmente grazie alla vittoria di Bush su Al Gore, che fu il primo grande sponsor di questo circo.

ANDREA SARTORI

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