Il grande inganno perpetrato dai potentati mondialisti ai danni dei popoli occidentali, colpevoli di un’evoluzione socio-culturale troppo pericolosa per l’egemonia tecno-finanziaria prog-liberal”, si è oramai palesato in tutto il suo fetido splendore.

Fra pantomima pandemica e bullizzazione russofoba, la distorsione della realtà programmata e confezionata nei laboratori socio-mediatici globalisti ha raggiunto dimensioni tali da poter essere finalmente percepita su larga scala (sperando che non sia troppo tardi).

Tuttavia, non va tralasciato il fatto che uno dei più annosi prodromi mediatici del globalismo resti l’immigrazionismo: un intero apparato politico-programmatico blindato dal mantra eticista per eccellenza, quello dell’accoglienza, che sin dai primi anni ’90 ha iniziato a polarizzare un nuovo linguaggio e addirittura nuove leggi per assicurarsi l’avvio di quella fluidità demografica che aveva il doppio scopo di sgretolare le identità culturali dell’Occidente, e, al contempo, di assicurare alle sinistre globaliste quell’indotto lavorativo “low-cost” e quel bacino elettorale fidelizzato che le classi operaie nazionali non assicuravano più.

Una prova su tutte, l’ossessione per lo ius soli da parte di forze politiche altresì del tutto disinteressate al benessere dei propri concittadini.

Ebbene, dopo gli ultimi 2 anni di follia, abbiamo imparato che la propaganda non è fatta solo di falsità, ma anche di silenziamento delle verità scomode al regime. Ed ecco che gli effetti collaterali del cosiddetto “multiculturalismo”, perno ideologico dell’immigrazionismo, vengono costantemente manomessi, occultati e tacitati per salvaguardare la santità e l’intoccabilità dello straniero in quanto strumento di una missione “salvifica” per l’Europa: quella che intellettuali come Ida Magli e Michel Houellebecq battezzarono in tempi non sospetti come grande sostituzione”.

Così, il nome palesemente etnico dello stupratore di turno viene opacizzato sotto la dicitura di giovane uomo”; katane e macheti diventano “armi da taglio”; i continui pestaggi gratuiti di giovani italiani da parte di gang multietniche (tipico fenomeno d’importazione statunitense) divengono liti fra coetanei” (Milano, 20 febbraio).

Orrori sconosciuti alla nostra criminologia autoctona, come sadici e gratuiti omicidi perpetrati a bottigliate contro inermi pensionati (Pieve di Soligo, 26 marzo), diventano “rapine finite male”; l’intolleranza religiosa contro chiese e crocifissi diviene “esasperazione dovuta allo sradicamento”.

Esatto, aggiungiamo noi: uno sradicamento che non lascia più intravedere il volto di un nonno nell’80enne che si sta massacrando di calci, ma quello di un fastidioso ostacolo all’accaparramento di un benessere il cui desiderio è stato instillato in questi sradicati dalla medesima propaganda che  ha fatto loro mollare la propria terra, i propri affetti e la propria cultura per un paio di sneaker e uno smartphone ultimo modello.   

Ed esattamente come avvenuto sotto psico-pandemia con l’accusa di negazionismo per ogni obiezione di buon senso alle tante insensatezze gestionali subite dagli Italiani, anche qui, chiunque si azzardi a sollevare questioni sul generalizzato imbarbarimento della società, a lagnarsi della frequenza statistica dei suddetti inusitati crimini, a motivare l’eziologia di una totale modificazione dell’impatto criminale sul paese dagli anni ’90 in poi, viene bollato col marchio del razzismo, vedendo così neutralizzate le proprie legittime istanze di cittadino/contribuente alle politiche di accoglienza indiscriminata.

E, sempre come la psico-pandemia c’ha insegnato, l’intento è quello di farci abituare al nuovo acquario, a regredire culturalmente in conformità ai suoi nuovi spazi e alle nuove dinamiche che ne regolano la convivenza (in)civile; cosìcché crimini come lo stupro ai danni di un minore e poi di sua madre (Roma, 21 marzo), o come quello di una nonna uccisa a colpi di katana davanti al nipote di 5 anni (Castelnovo Scotto, 22 marzo), che un tempo avrebbero tenuto banco sulla cronaca nazionale per mesi, oggi riempiono sì e no un trafiletto di stampa locale.

Del resto, il doppiopesismo fra stranieri e Italiani sulla disciplina sanitaria, o la santificazione di massa dei profughi ucraini cui viene abbonato il green pass e trovato alloggio e lavoro, a fronte dell’impietoso silenzio circa i perseguitati russofoni del Donbass o, più semplicemente, circa i nostrani terremotati di Amatrice che vivono ancora nei loro tuguri modulari dal 2016, non è che il punto di arrivo di una propaganda che da decenni divide le etnie in angeliche e demoniache a seconda delle convenienze dei pupari dell’onnipotente circo globalista.

Insomma, sarebbe il caso di darci una svegliata.

HELMUT LEFTBUSTER

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