A Bruxelles i Paesi Nato starebbero discutendo linee guida segrete per la gestione di conflitti simultanei. Sul tavolo ci sarebbero anche armi più sofisticate all’Ucraina e ulteriore aumento della spesa militare per l’Europa.

IL VERTICE NATO E IL FORMATO RAMSTEIN A BRUXELLES

Vertice Nato e incontro ristretto del cosiddetto “formato Ramstein” sono infatti in corso a Bruxelles martedì 14 e mercoledì 15 febbraio 2023. Questi conclavi multipli dell’alleanza militare imperniata sugli Stati Uniti riguardano il futuro della guerra in Ucraina contro la Russia: e probabilmente non solo quello. Per tirare subito le conclusioni, i temi in discussione sembrano tratteggiare per l’Europa un lungo futuro di guerre.

I conclavi con ogni probabilità discutono l’invio a Kiev di armi sempre più sofisticate, le linee guida da seguire qualora i Paesi Nato fossero coinvolti in conflitti su due fronti (verosimilmente, anche con la Cina per Taiwan) e l’aumento ulteriore della spesa militare che già sta dissanguando i Paesi europei. Gli ultimi due punti, almeno, li suggeriva ieri la solitamente informatissima testata Bloomberg.

AEREI DA COMBATTIMENTO ALL’UCRAINA?

Al momento, non risultano annunci ufficiali su accordi di questo genere. D’altra parte, nello scorso gennaio l’ultimo incontro del “formato Ramstein” (il gruppo ristretto di coordinamento degli aiuti militari all’Ucraina a guida Usa) in teoria non aveva raggiunto un accordo sulla fornitura dei carri armati. Ma in pratica la faccenda dei carri armati si è sbloccata subito dopo.

Dunque ora non è necessariamente significativa la mancata ufficializzazione, da parte del “formato Ramstein”, della fornitura di aerei da combattimento.

Kiev chiede da tempo gli aerei da combattimento e il loro arrivo è ormai – pare – nell’aria. Anche se l’Ucraina non fa parte della Nato, il ministro ucraino della Difesa era a Bruxelles. Ha mostrato alle telecamere il fazzoletto che tiene nel taschino della giacca: raffigura un aereo da combattimento. Qualcosa vorrà pur dire: e forse non solo che l’Ucraina “di fatto” fa già parte della Nato, come lo stesso ministro ha dichiarato ieri.

LA GUERRA IN UCRAINA NON STA PER FINIRE

Sia i carri armati, già decisi in gennaio, sia gli aerei da combattimento ora in predicato non arrivano (o non arriverebbero) a Kiev in un amen. Si parla di mesi, talvolta di anni. Più l’addestramento dei militari che, per quanto intensivo ed accelerato, richiede anch’esso molti mesi.

Significa che la guerra in Ucraina non finirà per nulla presto. Significa anche che, se mai si raggiungerà rapidamente una tregua con la Russia, si vuole usarla per continuare ad armare sempre più l’Ucraina. In questo caso, la prospettiva ovvia è la ripresa delle ostilità.

I PAESI NATO IMPEGNATI AD AUMENTARE LE SPESE MILITARI

In una parola, l’Europa ha davanti a sé un duraturo orizzonte bellico. Depongono in questo senso anche gli altri due punti verosimilmente al centro dei conclavi: quelli suggeriti da Bloomberg su aumento delle spese militari e gestione di conflitti simultanei.

I Paesi europei della Nato si sono impegnati nel 2020 a portare le loro spese militari verso il 2% del Pil. “Verso” non significa “al”. Ora Bloomberg lascia intendere che si chiede di portare le spese militari ad almeno il 2% del Pil. Almeno: cioè possibilmente di più. Traduzione: sacrificare ulteriormente scuole, ospedali, servizi pubblici sull’altare di Marte, l’antico dio della guerra.

LA NATO PREPARA LA GUERRA CONTRO LA CINA?

Non promette bene per l’Europa neanche la faccenda della gestione di conflitti simultanei. Secondo Bloomberg, ci si attende che a Bruxelles i Paesi Nato approvino linee guida segrete relative ai requisiti di investimento necessari in vista di qualsiasi potenziale futura attività militare. Qualsiasi: non solo per la guerra in Ucraina contro la Russia.

Ancora secondo Bloomberg, queste linee guida comprendono la pianificazione relativa all’impegno contemporaneo sia in un conflitto ad alta intensità per la mutua difesa in area Nato sia in un conflitto al di fuori dell’area Nato.

Fin qui la notizia. Traduzione pratica? Un conflitto in area Nato – il primo dei due che Bloomberg cita – avrebbe  come estensione geografica molti Paesi europei più Stati Uniti e Canada. Il nemico verosimile è la Russia. E il secondo scenario? Un conflitto fra Stati Uniti e Cina si situerebbe fuori dall’area geografica Nato. Però, per la proprietà transitiva dell’alleanza, anch’esso coinvolgerebbe, sebbene indirettamente, il Canada e soprattutto i Paesi Nato europei legati agli Stati Uniti. E la Nato vuole che ci si tenga pronti.

GIULIA BURGAZZI

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