Il fronte del dissenso corre con un lista unitaria: “Fuori dai vecchi schieramenti, contro un sistema di potere divenuto gattopardesco”.

da ModenaToday.it.

Un banchetto di Modena Cambia

Questa l’analisi dei promotori: “Per la prima volta nella storia repubblicana della nostra città, cercheremo di mettere in crisi un sistema di potere che, gattopardescamente, si perpetua immutato da quasi 80 anni, in un processo di mutazione genetica. Da un lato sindaci provenienti dal PCI, al PDS, ai DS fino al PD che, anno dopo anno, sono passati da una visione degli interessi collettiva alla costruzione di un sistema clientelare ramificato e pervasivo. Dall’altro lato una finta opposizione di centrodestra che si accontenta dei suoi piccoli spazi di potere e non ha mai neanche tentato di ribaltare la situazione. La nostra lista vuole rappresentare il cambiamento reale”.

Come? Partendo da fuori Modena: “Innanzitutto prendendo posizione contro la guerra in Ucraina e in Palestina che sta uccidendo centinaia di migliaia di civili innocenti, che può portare verso un conflitto mondiale e che, infine, colpisce duramente la nostra economia nazionale e quindi anche gli interessi della nostra città – spiega Modena Cambia – Abbiamo creato una lista che è la sintesi di tutte le battaglie di questi anni contro le prevaricazioni delle multinazionali in generale e del farmaco in particolare, contro la privatizzazione dei servizi pubblici che destra e sinistra ufficiali portano avanti in maniera simmetrica”.

Spiegano Fabio De Maio, Coordinatore regionale del Movimento Indipendenza e Francesco Tabaroni, coordinatore regionale di Democrazia Sovrana Popolare: “Rappresentiamo un progetto per la città che parte dell’edilizia popolare e non dalla cementificazione, dal lavoro e dalla sua sicurezza contro le ipocrisie del sindacalismo concertativo, dalla valorizzazione del piccolo commercio, l’artigianato e la piccola industria, da servizi sociali e sanitari che difendano i diritti dei nostri concittadini con progetti territoriali di carattere pubblico, non affidati alle solite cooperative, che hanno totalmente perso lo spirito iniziale. Un contrasto vero all’immigrazione selvaggia che porta sfruttamento per gli immigrati, manovalanza per la criminalità organizzata, arricchimento per pochissimi a scapito della sicurezza di tutti. Siamo per una cultura vera che valorizzi Modena e la sua identità e non un clima da sagra paesana permanente, incurante delle nostre tradizioni religiose e sociali, valorizzando la partecipazione delle nuove generazioni”.

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