In questi giorni si stanno facendo sempre più preoccupanti i tamburi di guerra tra gli Usa e la Russia, con la stampa occidentale che descrive, ormai da un bel po’, l’esercito di Mosca sul punto di invadere l’Ucraina. In Russia invece la percezione è diversa, chiunque visiti la Federazione nota un clima tutt’altro che teso, come se i russi fossero consapevoli del fatto che la guerra non ci sarà.

Ma una guerra tra blocco occidentale e Federazione Russa è davvero alle porte?

Volendo essere razionali la possibilità appare piuttosto improbabile, non tanto per motivi geopolitici o militari (pure molto significativi) quanto per la catastrofe economica che una simile opzione comporterebbe.

L’economia occidentale è infatti in una fase delicatissima. L’inflazione, dovuta all’immissione monetaria senza precedenti per affrontare la crisi finanziaria prima e gli effetti delle misure sanitarie poi, sta salendo in maniera incontrollata e minaccia non solo la “ripresa” ma rischia di innescare un nuovo disastro finanziario.

I prezzi delle materie prime e dell’energia sono alle stelle, e continuano a salire, innescando una serie di fallimenti a catena e chiusure di fabbriche che non sono in grado di produrre con costi così elevati. Il fallimento delle imprese, a sua volta, rischia di di generare il crollo dei valori di borsa, con un effetto domino devastante: chiusura delle attività produttive, crollo della domanda aggregata, tonfo della borsa, crisi finanziaria incontrollabile.

Uno scenario da brivido di cui le cancellerie occidentali sono ben consapevoli.

A sua volta la Russia sarebbe duramente colpita dalle sanzioni, soprattutto per quanto riguarda la tenuta del rublo che ha perso in questi ultimi due anni il 20% del suo valore nel cambio con il dollaro. La minaccia di estromettere la moneta russa dal sistema di pagamenti internazionali (Swift) imporrebbe a Mosca una dipendenza totale dalla Cina, prospettiva che è vista da Putin come il maggiore dei pericoli.

Dunque al di là dei proclami bellicosi entrambe le parti sanno bene che una guerra sarebbe insostenibile, non solo dal punto di vista militare (Putin ha chiarito che, in caso di guerra totale, la Russia dovrebbe usare la armi nucleari e lo scenario sarebbe apocalittico per tutti i soggetti coinvolti) ma anche da un punto di vista economico.

La dichiarazione dell’ambasciatore ucraino nel Regno Unito, Vadym Prystaiko, secondo cui l’Ucraina potrebbe rinunciare all’adesione alla Nato, pur smentita dal governo di Kiev, appare come un segnale voluto di distensione. Anche la Germania si sta muovendo in questo senso, Il cancelliere tedesco Olaf Scholz sarà oggi a Kiev, e domani a Mosca per proporre, a quanto trapela, una moratoria di almeno 10 anni per l’ingresso dell’Ucraina nella NATO. Persino l’Italia prova a fare la sua parte, con Di Maio (sic!) che oggi è a Kiev e poi a Mosca per sostenere gli sforzi per un dialogo tra le parti.

Insomma il rischio di guerra non è scongiurato ed eventuali “incidenti” potrebbero innescare un’escalation incontrollabile, ma a Mosca, a Washington e soprattutto nelle capitali europee sono tutti consapevoli che una guerra non avrebbe vincitori ma solo sconfitti.

ARNALDO VITANGELI

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