Biden fa la guerra alla Russia col cu*o degli altri. L’Unione Europea è felice di essere il cu*o, soprattutto per quanto riguarda la distruzione della propria economia e il prezzo dell’energia. Questa sua felicità non si spegne neanche di fronte al fatto che, comportandosi così, in realtà fa la guerra (economica) ai suoi stessi cittadini. E’ la sintesi di quello che sta succedendo oggi, 24 febbraio, a Washington, Bruxelles, Mosca e Kiev. E anche a Roma, ovviamente.

La rigidità con la quale Stati Uniti e NATO non hanno ascoltato le preoccupazioni della Russia per la propria sicurezza ha portato allo scoppio aperto delle ostilità in Ucraina. Se ulteriore escalation ci sarà, ci andranno di mezzo città europee come Varsavia e magari Berlino: certo non New York. Però Ursula Von der Leyen e compari, invece di cercare una mediazione con la Russia, sono andati dietro a Biden come carri armati. Trascinando noi tutti in uno scenario da incubo.

Infatti l’UE ha bisogno del gas russo. Si regge su di esso. E ha bisogno anche del petrolio russo, sebbene se ne parli di meno: rappresenta quasi un terzo delle importazioni UE.

Biden aveva promesso che il gasdotto Russia-Germania Nord Stream II, vitale per l’economia europea, non sarebbe mai entrato in funzione se la Russia avesse invaso l’Ucraina. L’aveva promesso come se il gas e i gasdotti che approvvigionano l’UE fossero roba sua, anche se roba sua non sono. All’inizio di questa settimana, prima ancora che la crisi precipitasse, la Germania ha provveduto. Con particolare zelo, ha stoppato il nascente Nord Stream II ancor prima che la situazione precipitasse del tutto.

Notoriamente, la Russia attendeva l’apertura del Nord Stream II per mandare in Europa più gas di quello (poco) che è contrattualmente tenuta a fornire. In passato largheggiava: ma quando hanno cominciato a spirare venti di guerra la musica è cambiata. Altro gas disponibile per l’UE, se ce n’è (e ce n’è ben poco), è stracaro. Il prezzo del gas e dell’energia elettrica è conseguentemente salito alle stelle negli ultimi mesi. E ora ancor di più.

Stamattina, 24 febbraio, sui mercati europei il gas è rincarato di un ulteriore 40% e il petrolio ha superato i 104 dollari al barile. La benzina oltre i due euro, sembra questione di giorni. Le bollette del gas e della luce, si può solo immaginare. I costi di produzione per le aziende (e i prezzi che pagheremo per i prodotti), idem.

Nell’UE, l’Italia è (insieme alla Germania) particolarmente dipendente dalle forniture russe di energia. Però gli stoccaggi italiani di gas, pur essendo ormai alla frutta, sono molto più guarniti rispetto a quelli di altri Paesi europei. Ce la caveremo meglio degli altri, dunque? Sarà premiato il nostro comportamento da formichine risparmiose e previdenti? Neanche per idea.

L’UE, la stessa UE che ci sta trascinando nell’abisso, ha nel cassetto da anni le norme per gestire una crisi del gas. Prevedono fra l’altro “solidarietà regionale” fra gli Stati UE. Traduzione: quel poco, prezioso gas che abbiamo, dovremo oltretutto spartirlo coi vicini. Ce lo chiede l’Europa!

Non paga dell’incubo in cui ci ha ficcati, l’UE ora annuncia ulteriori sanzioni contro la Russia. Faranno male, molto male, all’economia della stessa UE e dell’Italia. Se faranno male anche alla Russia, e quanto, è tutto da vedere. Ormai infatti la Russia effettua scambi commerciali crescenti con la Cina: e non certo con gli Stati UE.

I servi sciocchi di Washington che manovrano l’Europa da Bruxelles non se ne curano. Essere servi schiocchi al riparo dai processi elettorali, si vede, è il loro orizzonte e la loro aspirazione. E che si arrangino i cittadini.

GIULIA BURGAZZI

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