La grande Psyop: 5 esperimenti per spiegare l’ipnosi di massa da Covid

Le persone stanno avanzando in trance o in ipnosi da COVID, come ho trattato in un precedente articolo Come le masse sono state ipnotizzate nel culto COVID .

Gli orchestratori della truffa COVID comprendono molto bene la psicologia umana e sono stati in grado di hackerare o sfruttare abilmente le debolezze psicologiche delle masse per generare nelle stesse sempre piu’ obbedienza. In un articolo precedente ho trattato le idee di Desmet su come la massa si forma e di come coloro che credono profondamente alla narrativa ufficiale facciano parte di una vera e propria setta: la setta del COVID.

In questo articolo, analizzerò 5 esperimenti e relative sindromi e farò luce su come le persone arrivano a conformarsi, adattarsi all’assurdità e obbedire all’autorità, anche se questo va contro il loro codice morale ed i loro principi personali. Dobbiamo essere sempre e comunque consapevoli che queste tendenze esistono  dentro di noi mentre ci sforziamo di rimanere individui sovrani e liberi.

Comportamento simile all’ipnosi da COVID: gli esperimenti di conformità Asch

La pressione del gruppo dei pari non è solo qualcosa con cui hanno a che fare solo bambini o adolescenti. Il desiderio di appartenenza è una spinta umana profondamente radicata. Gli Asch Conformity Experiments , condotti nel 1951, erano una serie di esperimenti utilizzati per determinare il grado secondo cui le persone avrebbero adattato il loro comportamento in base alla necessità di conformarsi, e non di distinguersi. Solomon Asch ha detto ai partecipanti che si trattava di un esperimento sulla percezione visiva. Per prima cosa ha chiesto loro di rispondere a una semplice domanda quando erano soli,  in cui dovevano confrontare la lunghezza di 3 diverse linee a destra con una linea  a sinistra e rispondere a quale linee fossero tra loro piu’ simili. Il 99% delle persone ha risposto correttamente.

Quindi, ha messo il partecipante in una stanza con altri, dove alcuni degli altri erano in realtà complici dello sperimentatore. I complici hanno  talora dato deliberatamente la risposta sbagliata. Ciò ha avuto l’effetto di influenzare il partecipante a dare la risposta sbagliata, negando di fatto le percezioni dei propri occhi o sensi solo per conformarsi al gruppo. Asch ha scoperto che le persone cercavano il consenso del gruppo nel 37% delle volte, ma per ragioni diverse: alcune perché pensavano di aver torto, e altre perché volevano evitare il disagio di essere diversi. Asch ha anche scoperto che quando ha dato al partecipante un partner, la conformità è scesa dal 37% al 5%.

Puoi guardare un estratto dell’esperimento qui . Quello che segue è un estratto rivelatore:

“A volte abbiamo la stessa idea del gruppo perché quello che dicono le persone ci convince che hanno ragione. Questo si chiama conformità informativa. A volte ci conformiamo perché temiamo che il gruppo disapprovi se pensiamo cose diverse. Questa si chiama conformità normativa… La variazione del partenariato mostra che gran parte del potere del gruppo derivava non solo dai suoi numeri, ma dall’unanimità della sua opposizione. Quando l’unanimità viene meno, il potere del gruppo si riduce notevolmente”.

Comportamento simile all’ipnosi COVID: gli esperimenti di Milgram

L’esperimento di Milgram, condotto nel 1961 e ripetuto molte volte, mostra che le persone comuni possono essere indotte con l’inganno a eseguire ordini e a commettere atti orribili se credono che i comandi provengano da un’autorità legittima .

I risultati mostrano che generalmente il 50-65% delle persone obbedisce all’autorità anche se in conflitto con la propria morale e coscienza. L’esperimento è stato così impostato. Si è detto ai volontari che questo avrebbero aiutato la ricerca  per capire quanto la punizione sia funzionale ad insegnare cose alle persone. Ogni volontario doveva leggere delle domande ad un altro partecipante che si trovava in un’altra stanza, e se quella persona rispondeva in modo errato, si doveva somministrare una scossa elettrica, ogni volta a una tensione crescente.

Man mano che l’esperimento andava avanti, si  potevano sentir le urla di dolore apparentemente per la punizione inflitta, ed i partecipanti furono infatti portati a credere che le stessero causando loro (ma così non era poichè la persona nell’altra stanza era una complice dell’esperimento e quindi fingeva). Sebbene alcuni dei volontari si sentissero chiaramente a disagio e si opponessero, lo sperimentatore incaricato, che indossava un camice bianco e si presentava come uno scienziato, agiva chiaramente come  se “l’esperimento dovesse essere portato avanti” – e molti hanno così continuato fino alla più alta tensione.

Puoi guardare un estratto dell’esperimento qui . Quanto segue è narrato dallo stesso Stanley Milgram:

“I risultati, come li ho osservati in laboratorio, sono inquietanti. E’ molto probabile che non si possa contare sugli uomini per isolare questi dalla brutalità e dal trattamento disumano ad opera di simili. Una parte sostanziale delle persone fa ciò che le viene detto di fare, indipendentemente dal contenuto dell’atto e senza limitazioni di coscienza, purché percepisca che l’ordine proviene da un’autorità legittima. Se in questo studio, uno sperimentatore anonimo potesse imporre a degli  adulti di sottomettere un uomo di 50 anni imponendo dolorose scosse elettriche ovviamente contro la sua volontà, ci si può solo chiedere cosa un governo, in virtu’ della sua autorità e del suo prestigio, potrebbe fare.”

Comportamento simile all’ipnosi da COVID: esperimento nella prigione di Stanford

L’esperimento della prigione di Stanford è stato condotto nel 1971 e ha addirittura un suo sito dove si possono averne i dettagli. (Clicca qui ). Agli studenti volontari è stato detto che avrebbero avuto i ruoli di guardia carceraria e prigioniero, partecipando a un esperimento per studiare gli effetti psicologici sugli individui esposti alla vita carceraria. Gli sperimentatori hanno allestito una finta prigione  e ne hanno attentamente osservato gli effetti sul comportamento di tutti coloro che si trovavano all’interno delle sue mura. Incredibilmente e molto rapidamente, coloro che interpretavano il ruolo di guardia carceraria divennero sadici e coloro che interpretavano il ruolo di prigioniero divennero depressi. Si trattava di estranei volontari che non avevano precedenti affiliazioni o collegamenti tra loro. L’esperimento è stato interrotto dopo 6 giorni per motivi etici e preoccupazione per la salute mentale, emotiva e fisica dei partecipanti:

“Bendati e in uno stato di lieve shock per il loro arresto a sorpresa da parte della polizia cittadina, i nostri prigionieri sono stati caricati in un’auto e condotti alla “prigione della contea di Stanford” per ulteriori accertamenti. I prigionieri sono stati poi portati nel nostro carcere uno alla volta e accolti dal direttore, che ha comunicato loro la gravità del loro reato e il loro nuovo status di detenuti. Ogni prigioniero è stato sistematicamente perquisito e denudato. È stato poi disinfestato con uno spray… Alle guardie non è stato dato alcun addestramento specifico su come dovessero fare le  guardie. Queste erano libere, entro certi limiti, di fare tutto ciò che ritenevano necessario per mantenere l’ordine pubblico in carcere e per ottenere il rispetto dei detenuti…

La quinta notte, alcuni genitori in visita mi hanno chiesto di contattare un avvocato per tirare il loro figlio fuori di prigione. Hanno detto che un prete cattolico aveva chiamato a casa  per dire loro che avrebbero dovuto procurarsi un avvocato o un difensore d’ufficio se volevano salvare il loro figlio! Ho chiamato l’avvocato come richiesto, ed è venuto il giorno dopo per interrogare i prigionieri con una serie standard di domande, seppur anche il legale sapeva che era parte di un esperimento.

A questo punto è diventato chiaro che dovevamo terminare lo studio. Avevamo creato una situazione straordinariamente potente, una situazione in cui i prigionieri si ritiravano e si comportavano in modo patologico, e in cui alcune delle guardie si comportavano in modo sadico. Anche le  guardie “buone” si sono sentite impotenti… Ho interrotto prematuramente lo studio per due motivi. In primo luogo, avevamo appreso attraverso le videocassette che con il passare del tempo le guardie stavano intensificando i loro abusi sui prigionieri, soprattutto nel cuore della notte, quando pensavano che nessun ricercatore stesse guardando e l’esperimento fosse “inattivo”. La noia li aveva spinti ad abusi sempre più pesanti e degradanti dei prigionieri.

In secondo luogo, Christina Maslach, studiosa con un recente dottorato di ricerca a Stanford,  intervistando  le guardie e i prigionieri, ha fortemente obiettato quando ha visto i prigionieri marciare verso il bagno, con sacchi sulla testa, le gambe legate insieme, le mani sulle spalle l’uno dell’altro. Piena di indignazione, ha detto: “È terribile quello che state facendo a questi ragazzi!” Su 50 o più estranei che avevano visto la nostra prigione, lei era l’unica che avesse mai messo in dubbio la moralità dell’esperimento”.

Comportamento simile all’ipnosi da COVID: sindrome di Stoccolma

Le prossime 2 sono sindromi, non esperimenti. Il termine sindrome di Stoccolma è stato utilizzato per la prima volta dai media nel 1973, quando 4 ostaggi furono presi durante una rapina in banca a Stoccolma, in Svezia. Gli ostaggi hanno difeso i loro rapitori dopo essere stati rilasciati e non avrebbero accettato di testimoniare contro di loro in tribunale. Avevano sviluppato una connessione e un’affinità con i loro rapitori. La sindrome di Stoccolma è quindi definita come una condizione in cui gli ostaggi sviluppano un legame psicologico con i loro rapitori durante la prigionia. Wikipedia cita questa ricerca dal libro Sindrome di Stoccolma di CS Sundaram, che elenca 4 componenti chiave che caratterizzano la sindrome di Stoccolma:

  • Lo sviluppo di sentimenti positivi da parte di un ostaggio nei confronti del rapitore
  • Nessuna precedente relazione tra ostaggio e rapitore
  • Un rifiuto da parte degli ostaggi di collaborare con le forze di polizia e altre autorità governative
  • La fiducia di un ostaggio nell’umanità dei rapitori, che cessano di essere percepiti come una minaccia, quando la vittima mantiene gli stessi valori dell’aggressore.

Anche prima dell’avvento del COVID, credo che il mondo soffrisse della sindrome di Stoccolma a livello sociale, ovvero un disordine per cui i cittadini apprezzavano e difendevano i loro leader politici, seppur questi  li sfruttavano attivamente.

Comportamento simile all’ipnosi da COVID: sindrome di Munchausen per procura

La sindrome di Munchausen è stata descritta per la prima volta nel 1951, in relazione a un gruppo di pazienti che hanno inventato storie sulle loro presunte malattie e hanno convinto i medici a eseguire su di loro procedure chirurgiche non necessarie. La teoria è che queste persone lo facessero inconsciamente perché desideravano attenzioni o cure. La sindrome di Munchausen per procura è una variazione della patologia originaria, ma contiene una fondamentale differenza.

È una forma specifica di abuso sui minori descritta per la prima volta nel 1977che descrive situazioni in cui i genitori o i caregiver, quasi sempre la madre, inventano storie di malattia riguardanti i loro figli e tentano di convalidare le storie inventando sintomi e segni fisici. Di solito, le famiglie o gli operatori sanitari portano il bambino in ospedale con sintomi che non possono essere spiegati facilmente, inoltre questi sintomi si verificano solo quando il bambino è con i genitori.

I modelli sottostanti

Ora che conosci questi 5 tra esperimenti e sindromi, puoi vedere come si inseriscono nella pandemia COVID e ti rendi conto che possono spiegare almeno in parte tutto il comportamento di ipnosi da Covid. Pensa a tutto il conformismo che si è verificato, poiché le persone in molti luoghi continuano ancora obbedientemente a indossare le loro mascherine, a farsi il simil-vaccino e a castigare coloro che non seguono tutte le regole COVID, seppur ridicole, illegali e  soprattutto prive di logica. Pensa a tutti coloro che hanno dovuto farsi l’iniezione per conformarsi alle aspettative del coniuge, del partner, della famiglia o degli amici. Pensa a tutta l’ obbedienza cieca e alla mancanza di pensiero critico.

Ciò è accaduto, poiché soggetti fuorvianti in camice bianco, come il dottor Anthony Fraud-ci, hanno istruito le masse a “seguire la scienza”, facendo credere a chi non li supportava che fossero contro la scienza.  Pensa a tutta la brutalità sadica applicata da poliziotti sociopatici sui cittadini inermi, soprattutto in posti come l’Australia, nei confronti di chi ha osato protestare pacificamente, andare in giro senza mascherina o semplicemente uscire di casa per qualche ora. Pensa a come quei poliziotti  hanno apprezzato la possibilità di diventare guardie carcerarie mentre il resto della cittadinanza è stato relegato allo status di prigioniero.

Pensa a tutto il sostegno e gli elogi che i leader, politici o scientifici, hanno ricevuto negli ultimi 20+ mesi, mentre sono stati attivamente impegnati a violare i diritti umani fondamentali, come il diritto al lavoro, al commercio, ai viaggi e a respirare aria senza limiti, per non parlare dei diritti alla libertà medica e a quella inerente il proprio corpo. Infine, pensa alla natura psicopatica dello stato, che ha inventato un virus, una pandemia e un’ emergenza al fine di trasformare la cittadinanza in pazienti di cui prendersi cura, anche se la maggior parte di loro non ha mai richiesto quelle cure che in alcuni casi recavano persino danno.

Considerazioni finali

Sotto tanti punti di vista, l’operazione Coronavirus è un’operazione psicologica. È una grande psy-op . Funziona facendo leva sulla paura al solo fine di indurre conformismo, docilità, obbedienza e una fiducia cieca nell’autorità. Funziona, come hanno detto entrambi Huxley e Orwell in modi diversi, cercando di farti amare la tua servitù e amare il tuo rapitore-abusatore. Funziona cercando di farti dubitare della tua sanità mentale e della tua capacità di valutare il tuo stato di salute. Sebbene sia fondamentale esporre i numerosi errori medici e scientifici della narrativa ufficiale del COVID (e ce ne sono molti), come io e altri abbiamo diligentemente fatto sin dall’inizio, è ancora più importante comprendere come questa sia la piu’ potente manipolazione psicologica che abbia mai avuto luogo. Dobbiamo farlo per liberarci dalla propaganda dell’ipnosi da COVID e rivendicare la nostra sovranità.

di Makia Freeman, traduzione Martina Giuntoli

Martina Giuntoli

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