La famosa turbina del gasdotto Nord Stream in questo momento è praticamente l’ombelico del mondo. Attorno ad essa si gioca una partita geopolitica importantissima dal cui esito dipendono letteralmente i destini dell’Europa, e dunque anche quelli italiani. Per certi versi, perfino i destini del mondo.

Evitando di rimettere in funzione la turbina indispensabile per far operare a pieno regime il gasdotto Nord Stream che rifornisce la Germania, la Russia vuole separare la Germania dal blocco occidentale ultra atlantico di cui fa parte anche l’Unione Europea: ecco la partita geopolitica in questione.

Senza il gas russo del Nord Stream, quest’inverno la Germania (e non solo lei…) resterà al freddo, al buio e con le fabbriche ferme. Praticamente, sarà alla fame a causa della sua autolesionista scelta di appiattirsi sulla politica degli USA (e della NATO) che impone di voltare le spalle alla Russia.

La fame sarà sufficiente per indurre la Germania ad imboccare una strada diversa? Sarà sufficiente per indurla ad avvicinarsi nuovamente alla Russia, almeno dal punto di vista degli scambi commerciali?

La Germania è il cuore e la locomotiva dell’UE, che a sua volta negli ultimi mesi è diventata di fatto un braccio operativo delle politiche USA. Se la Germania si smarca, la UE rischia seriamente di venire giù come un castello di carte, o almeno entra in crisi profonda. Ecco il primo motivo per cui anche i destini italiani sono legati alla famosa turbina. Il secondo, è che rispetto al gas russo l’Italia è in una situazione molto simile alla Germania, anche se qui non se ne parla per via delle elezioni. L’Italia sarà all’incirca alla fame a partire da ottobre. Quale piega prenderanno gli eventi da noi, quale sarà l’equivalente della turbina?

Riassunto delle puntate precedenti. Il gasdotto Nord Stream collega direttamente Germania e Russia. Per la Germania l’arrivo del gas russo è così vitale che è nato il Nord Stream II: il raddoppio del Nord Stream. Il Nord Stream II in teoria è pronto per entrare in funzione. La Germania però lo ha bloccato alla vigilia della guerra per fare un autolesionista favore agli Stati Uniti.

Così la Germania è rimasta appesa al vecchio Nord Stream, che da tempo funziona a ritmo ridotto per via di una turbina Siemens in manutenzione. E’ la famosa turbina. Inviata in Canada per la messa a punto, non poteva tornare indietro a causa delle sanzioni occidentali alla Russia. La Germania si è umiliata. Ha chiesto e ottenuto uno strappo alla regola.

Così la turbina ora si trova in Germania. Funziona. Ma il colosso del gas russo Gazprom non la vuole riprendere né vuole rimetterla al suo posto nel Nord Stream. Sostiene che le sanzioni occidentali lo impediscono.

Chiaro che é un pretesto. Gli ostacoli, se davvero ci sono, si superano: bisogna però avere la volontà di farlo. Evitando di riprendersi la turbina e di rimetterla in funzione, la Russia vuole ridurre la Germania alla fame? Non esattamente. Vuole indurla a mettere in funzione il Nord Stream II, il gasdotto già ultimato ma bloccato alla vigilia della guerra in nome della fedeltà agli Stati Uniti.

Il mancato utilizzo del Nord Stream II incarna l’obbedienza della Germania alle richieste degli USA. Eppure quel gasdotto è bell’e pronto e, se la Germania lo usasse, riceverebbe dalla Russia tutto il gas che le serve. Putin lo ha ricordato con una certa chiarezza all’ex cancelliere tedesco Schroeder, andato in questi giorni in visita a Mosca.

In Germania alcune voci si levano a favore dell’entrata in funzione del Nord Stream II. Ad esempio quella di Klaus Ernst, presidente della commissione parlamentare Energia, accolta da anatemi generalizzati.

Il dibattito sul Nord Stream II non potrà non divampare quando la Germania sarà al freddo e al buio. Sarebbe clamoroso, se la Germania lo mettesse in funzione. Significherebbe voltare le spalle non tanto agli alleati americani (chi davvero è anti americano, nel cosiddetto Occidente?), ma piuttosto alla politica seguita dal presidente Biden e dal suo Partito Democratico: restaurare l’ormai declinante ruolo USA di Unica Grande Potenza Mondiale a costo di dar fuoco al mondo.

Tuttavia, negli USA, il potere non è compatto a favore di questa linea. Trump aveva vedute ben diverse da quelle di Biden – nazionalismo protezionista, non supremazia globalista – e infatti la guerra in Ucraina e le sanzioni alla Russia si sono prodotte dopo la fine della sua presidenza. Anche Henry Kissinger, vecchio e glorioso mito della diplomazia americana, canta fuori dal coro che ora viene dalla Casa Bianca.

La faglia che attraversa la politica tedesca a proposito del gas russo è un riflesso dell’analoga faglia, ben più determinante, all’interno degli USA. E’ in atto uno scontro fra queste due visioni del mondo. Se la Germania spostasse il suo peso dall’una all’altra delle due parti in causa, l’evento potrebbe essere decisivo a livello globale. Infatti al momento l’epicentro dello scontro è la famosa turbina.

GIULIA BURGAZZI

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