Meno aerei sui cieli francesi. Da aprile il governo d’Oltralpe vieterà i viaggi a corto raggio. I voli interessati sono quelli dalla capitale, Parigi, verso città come Bordeaux, Nantes o Lione. La motivazione principale sembrerebbe quella “Greta Thunberg style” ovvero la riduzione delle emissioni di carbonio.

Non a caso questa mossa è stata elogiata dal più liberal dei grandi media britannici, ovvero il Guatrdian. Secondo l’illustre testata inglese le misure d’Oltralpe sono Una sveglia alla Gran Bretagna” perché porterebbero al risultato di ridurre del 12 per cento i voli conducendo ad un ottimo risultato. E la versione ufficiale pare confermata dal Ministro francese per l’Ambiente Elisabeth Borne che dice chiaramente che questo è il primo passo verso la “transizione ecologica”. Parole che, scommettiamo, verranno presto riprese da Cingolani.

Ma siamo sicuri che i motivi “gretini” siano reali? Perché proprio ora si comincia a vietare i voli a corto raggio? In realtà tutto pare collegato alla guerra in Ucraina. Circa un mese fa Greenpeace chiese lo stop dei voli a corto raggio. e la richiesta della nota Ong non era legata a Greta Thunberg, ma all’Ucraina. Questo divieto “farebbe risparmiare all’UE carburante sufficiente a ridurre le importazioni annuali di petrolio dalla Russia per circa 2 miliardi di euro all’anno“.

Andiamo oltre: e se persino tutta la farsa legata a Greta Thunberg fosse a sua volta legata alla guerra alla Russia? Allora riprendiamo le parole del Papa a Malta: questa guerra è stata preparata da anni. In realtà chi voleva vedere sapeva tutto questo: la guerra doveva probabilmente deflagrare con l’elezione di Hillary Clinton, e la provvidenziale ascesa di Donald Trump mise un temporaneo stop a questo folle suicidio. Non è escluso che anche tutta la farsa di Greta Thunberg sia una preparazione psicologica ad una stato di emergenza energetica dovuto alla progettata guerra alla Russia.

Il governo francese prudentemente parla ancora di “transizione ecologica” ma appare evidente che è per non dire “economia di guerra”.

ANDREA SARTORI

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