La Finlandia entra nella NATO e la Storia svolta di nuovo. In Europa è scontro totale

La Storia svolta di nuovo. Prende una direzione ancor più radicale di quella imboccata con l’inizio della guerra. Oggi, giovedì 12, la Finlandia ha annunciato di voler entrare senza indugio nella NATO, l’alleanza militare che fa capo agli Stati Uniti. Ci si attende che la Svezia faccia la stessa cosa lunedì 15.

Vuol dire che non esiste più alcuno spazio – neanche geografico – di mediazione rispetto alla Russia. Vuol dire che l’Europa sarà il teatro dello scontro totale.

Da una parte il mondo dell’ultraliberismo, dell’homo oeconomicus, delle banche e della finanza il cui perno sono gli Stati Uniti e il loro ruolo di Unica Grande Potenza al quale il resto dell’Occidente fa da satellite. Un ruolo in cui gli USA si calano così profondamente da ritenere che un mondo diverso non meriti di esistere e da rischiare conseguentemente un Armageddon nucleare.

Dall’altra parte c’è la Russia. Forse il suo è il mondo dello spirito e dell’anima. Certamente la Russia vuole un mondo formato da numerose potenze di carattere più o meno regionale e in cui l’economia è legata alle materie prime più che alla finanza. Per realizzarlo, anch’essa è disposta a rischiare l’Armageddon. Infatti è l’unico mondo in cui può avere un ruolo diverso da quello di un cane che l’Occidente vuole educare a bastonate. Scopo dell’educazione: assoggettarlo ed assimilarlo nella sfera dell’ultraliberismo a trazione statunitense.

Il corollario dell’adesione di Finlandia e (prossimamente) Svezia alla NATO è la rottamazione definitiva del secondo dopoguerra e dei rimasugli di Jalta, la conferenza durante la quale Stalin e Roosevelt decisero le rispettive sfere di influenza. E’ anche un’ulteriore picconata alla possibilità che l’Europa rappresenti un ponte di pace nei confronti della Russia, importando energia e materie prime ed esportando prodotti finiti. Quella europea e quella russa sono infatti economie complementari. Sarebbe nell’interesse dell’Europa riconoscerlo.

Era per certi versi bellissima, soprattutto se paragonato agli scenari bellici attuali, l’Europa uscita da Jalta. La NATO, che prese forma poco dopo, era inizialmente magrolina. Norvegia, Gran Bretagna, Italia, Germania dell’Ovest e poco altro. Il Patto di Varsavia, l’alleanza militare legata all’URSS, si estendeva fino alla Germania dell’Est, all’Ungheria e alla Romania. In mezzo, da Nord a Sud, una striscia di Stati che, pur guardando chi ad Est chi ad Ovest, erano militarmente neutrali: Svezia, Norvegia, Svizzera, Austria, Yugoslavia, Albania.

Il contatto diretto fra i due schieramenti era limitato a poche centinaia di chilometri: la frontiera tedesca e il confine occidentale della Cecoslovacchia.

Come è cambiata, da allora, l’Europa. Quanti Paesi sono nati, si sono unificati o frazionati dopo il crollo dell’URSS. Nell’ambito di questo processo è venuta meno ogni terziarietà, ogni spazio  – anche geografico – di mediazione fra Est e Ovest. Certo, sono fuori dalla NATO Svizzera, Austria, Kosovo, Serbia, Bosnia. Ma sono disorganiche isole assediate. In teoria, è fuori dalla NATO perfino l’Ucraina. Ma ha inserito in Costituzione il suo ingresso nell’alleanza, che la aiuta in ogni modo nella guerra contro la Russia.

A spregio del cosiddetto patto fra galantuomini stretto con la morente URSS di Gorbaciov (“Nessun allargamento ad Est della NATO”), l’Occidente ha fatto passi da gigante verso Est. Passi geopolitici, geografici e militari attraverso l’ampliamento della NATO.

La frontiera finlandese con la Russia rappresentava l’ultimo spazio geograficamente esteso di interposizione neutrale rispetto alla Russia. Ora anch’esso è andato perduto. Non a caso la Russia afferma che l’adesione della Finlandia alla NATO rappresenta una minaccia alla quale essa risponderà, anche se non dice in quale modo.

Prepariamoci, dunque. L’ultima speranza è che l’Europa riesca a recuperare ciò che è nel suo interesse: essere un ponte di pace e di prosperità con la complementare economia russa.

GIULIA BURGAZZI

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