La Corte dei Conti dell’Unione Europea critica la Commissione Europea per l’acquisto dei vaccini Covid. Si tratta di una tirata d’orecchie significativa. Riguarda le clausole dei contratti, ma non le scelte di fondo dalle quali i contratti discendono. Anche le scelte di fondo però traspaiono chiaramente dalle parole della Corte. Possono essere considerate ben più gravi delle debolezze insite nei contratti.

In sostanza, la Commissione ha comprato a nostre spese enormi lotti di vaccini Covid  da numerosi produttori perché non sapeva quali vaccini sarebbero stati efficaci. Ha sparato nel mucchio, insomma. E si potrebbe anche aggiungere che, nonostante questo, ha sbagliato la mira.

A proposito delle debolezze insite nei contratti, la Corte dei Conti UE  afferma in sostanza che i primi furono firmati alla garibaldina, senza preoccuparsi  dettagliatamente dei tempi di consegna. Essi lasciarono perciò alle case produttrici ampie scappatoie.

Contemporaneamente la Corte rileva che, a differenza della prassi precedente, i contratti dei vaccini Covid sollevano le case produttrici da vari rischi, sia di carattere finanziario sia legati ad effetti indesiderati.

Gli ultimi due punti sarebbero molto interessanti da approfondire, ma la Corte dei Conti UE non se ne fa carico. Il suo esame verte essenzialmente sugli aspetti contabili in un’ottica anti-frode.

Di conseguenza la Corte non bada neanche ad altri aspetti decisamente significativi. La segretezza dei contratti: non li conosce neanche il Parlamento Europeo. Le dosi sovrabbondanti: 4,2 miliardi per 447 milioni di abitanti e per una spesa di 71 miliardi di euro a carico degli Stati membri, alcuni dei quali si sono ribellati di fronte al conto da pagare. Gli sms scambiati fra la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Layen, e l’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla: sono evaporati, e non è possibile sapere cosa si sono detti.

Pur con queste limitazioni, il comunicato stampa della Corte dei Conti UE offre spunti di rilievo. La Commissione Europea ha stipulato i primi contratti, quelli firmati alla garibaldina nel 2020, senza analizzare a fondo “le difficoltà insite nella catena di produzione e di approvvigionamento”. I contratti 2021 invece specificano i calendari di consegna dei vaccini in termini più rigorosi.

Cioè: hanno fatto acquisti coi soldi nostri senza chiarire a fondo i tempi di consegna e, in più, sollevando i fornitori da vari rischi. Scusate se è poco…

Un aspetto interessante rilevato dalla Corte dei Conti UE riguarda infatti i rischi, finanziari e non solo, addossati agli Stati membri anziché alle case produttrici. Però  la Corte non ha sviscerato: si tratta di scelte, non di faccende contabili propriamente dette. Le parole del comunicato stampa:

Gli Stati membri hanno convenuto di ridurre i rischi relativi alla responsabilità per gli effetti indesiderati a carico dei produttori […]. Le disposizioni dei contratti stipulati con i produttori dei vaccini anti-COVID-19 differiscono dalla prassi prepandemica, poiché gli Stati membri si sono assunti alcuni dei rischi finanziari normalmente a carico dei produttori

La Corte dei Conti mostra comprensione nei confronti della Commissione Europea quando rileva che essa ha stipulato i contratti (così si legge) “senza disporre ancora di dati scientifici chiari sulla sicurezza e sull’efficacia dei potenziali vaccini”. Di conseguenza la Commissione ha optato per forniture di vaccini abbondanti e fra loro ampiamente diversificate.

Praticamente, hanno comprato al buio (e coi soldi nostri) tanto di tutto, nella speranza che qualcosa funzionasse, lasciando contemporaneamente agli Stati vari rischi normalmente a carico dei produttori. La Corte dei Conti usa parole ben più cortesi. Ma il senso è esattamente quello.

GIULIA BURGAZZI