Cibo e materie prime: la Cina fa scorte e continua ad accumulare quantità impressionanti di tutto. Ha ormai messo da parte cereali sufficienti a sfamare per 18 mesi la sua popolazione, cioè 1,4 miliardi di persone.

La quantità delle riserve diventa assolutamente strabiliante se si considera che la Cina è in grado di produrre da sé circa il 75% del cibo che le serve. Facendo proprio i conti della serva, altro che 18 mesi! Sommate alla produzione nazionale, possiede riserve alimentari sufficienti per sei anni.

Lo shopping ciclopico della Cina è uno dei motivi per cui continuano a rincarare il pane, la pasta e qualsiasi altra cosa. Ma perché fa così, se ogni previsione economica contiene il vocabolo “recessione”?

La risposta più verosimile: vuole disaccoppiare sempre più la sua economia dai mercati globali, ovvero occidentali, in previsione di sanzioni o addirittura di guerra, dato che il mondo somiglia sempre più ad una polveriera. Mira insomma a mettersi in condizione di nutrire la sua gente e di far lavorare le sue fabbriche in momenti che si prospettano tempestosi.

E qui? Italia ed Unione Europea non pervenute. La straordinaria siccità che sta colpendo l’Italia settentrionale e tanta parte dell’Europa sarebbe sufficiente a suggerire di mettere fieno in cascina anche se all’orizzonte geopolitico non ci fossero nubi nere.

Eppure la strategia (sic) dell’Unione Europea per la sicurezza alimentare contempla molte parole ma non l’istituzione di scorte. Si affidano al Mercato, la divinità del cosiddetto Occidente. Poi trovi una Cina che compra praticamente tutto e a te non resta più niente. Gioca certi tiri mancini, il dio Mercato…

Il riassunto delle scorte cinesi è in un tweet di Giancarlo Torlizzi, esperto di fama nel settore del commercio mondiale delle commodities, le materie prime immagazzinabili

Il tweet è di due mesi fa. Come scrive l’agenzia Reuters, alla fine dell’annata agraria 2021-22 (cioè in queste settimane), si stima che la Cina possieda 323,4 milioni di tonnellate di cereali: più della metà delle scorte mondiali, che sono complessivamente pari a 607,4 milioni di tonnellate. Se l’Unione Europea e l’Italia piangono, gli Stati Uniti non ridono certo: possiedono scorte per appena 57,8 milioni di tonnellate.

Dalla più remota antichità i governanti si sono sempre preoccupati che la gente avesse pane a sufficienza. I sette anni di vacche magre sognati dal faraone nella Bibbia e il suggerimento di Giuseppe di accumulare scorte nei granai. Il panem et circenses con cui gli imperatori romani tenevano buona la turbolenta plebe.

Qui no. Qui, il pane e la pasta comprateveli sul mercato, se ci riuscirete dopo aver pagato la prossima bolletta del riscaldamento. Però ci sono abbondanti circenses sotto forma di talk show televisivi. Parlano di tutto, tranne che di questi problemi drammaticamente veri e reali.

GIULIA BURGAZZI

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