Giorgia Meloni, dopo aver lasciato da qualche giorno i blocchi di partenza nella corsa elettorale, di tutto si preoccupa, persino di politica estera, tranne di chi dovrebbe preoccuparsi davvero. Gli italiani.

Un popolo come quello italiano, vessato, martoriato, sia economicamente che fisicamente, un tessuto sociale smembrato, un’economia che a stento garantisce un pasto a tutti, forse meriterebbe qualcosina in più da chi ama definirsi e farsi definire opposizione.

Chi non ricorda la leader di Fratelli d’Italia che all’insediamento di Mario Draghi proclamò a reti unificate:

“Andrò all’opposizione, altrimenti senza opposizione questo paese diventa una dittatura”.

Ma fu un’opposizione un po’ così, perché di quel governo, Giorgia amò tutto o quasi sin da subito. Le piacque il green pass, (salvo poi smentire in seguito) le piacque il vaccino ai sanitari e agli insegnanti. E soprattutto le piacque la politica estera, quella linea draghiana che in perfetto e sincronizzato coordinamento con il resto del mondo ultra atlantista approvò l’invio delle armi in Ucraina e quindi di fatto il non ripudio della guerra, come Costituzione prescriverebbe.

Proprio di ieri la conferma della Meloni: se Fratelli d’Italia dovesse vincere alle urne, la musica non cambierebbe affatto. Sempre con Kiev, sempre ultra atlantista. E questa sua affermazione coincide perfettamente con quanto dalla stessa detto appena pochi giorni prima, quando confermò che il suo governo, per lo meno in politica estera, sarebbe stata una prosecuzione delle linee guida dettate da Mario Draghi.

NATO e ancora NATO, ma di tavoli diplomatici per far terminare il conflitto, invece dell’invio delle armi, sembra proprio non se ne parli mai.

Che strano. Qualche anno fa, correva il 2016, la Meloni, con Matteo Renzi Primo Ministro, andava affermando l’esatto opposto. In occasione dell’invio di truppe NATO, militari italiani compresi, in Lettonia, parlava di sciocca e insensata politica dettata da burocrati che davano istruzioni a piccoli politici europei (evidentemente anche Renzi) su come gestire la cosa pubblica ed estera.

Parlava di fallimentare prosecuzione della politica dell’allora presidente USA, Barack Obama, visto che quelle truppe schierate proprio in quella zona, avrebbero solo causato pressione alla Russia. Parlava di un Primo Ministro che aveva deciso il daffarsi senza riferire in merito né al Parlamento né agli italiani.

Non c’è bisogno di ricreare un clima da guerra fredda“, disse in un tweet dell’epoca.

Ma evidentemente non era la NATO il problema, non era il non riferire al parlamento, non era il fatto di aver tenuto fuori gli italiani da una decisione così grande e con così gravi conseguenze. Il problema era evidentemente Matteo Renzi, o il momento storico sbagliato, o chissà cos’altro, dato che quando Mario Draghi ha proposto lo stesso modus operandi nelle private stanze la Meloni non si é affatto tirata indietro.

Ci verrebbe da dire, e se questa é l’opposizione, figurarsi il resto.

Eppure in tutta questa kermesse pre elettorale a nessuno, e in special modo a chi si diceva fuori dal governo, viene in mente che forse non é questo ciò che gli italiani vogliono. Forse agli italiani interesserebbe di più che la guerra finisse e che finisse tutta quella serie di sanzioni che hanno messo in ginocchio l’economia nostrana, piuttosto che quella russa.

Forse gli italiani in quell’ingente invio di armi vede un grande spreco di risorse che sarebbe utile impiegare nel proprio Paese per provare a ricostruire su quel che resta dopo più di due anni di chiusure, sospensione dei diritti costituzionali e soprusi.

Forse agli italiani sospesi dal lavoro perché non vaccinati interesserebbe tornare ad avere la dignità di portare uno stipendio a casa. Forse chi teme che le pandemie non blocchino solo il voto ma anche i diritti fondamentali con il green pass, meriterebbe una rassicurazione e la garanzia che, cascasse il mondo, niente e nessuno potrebbero più discriminarlo per una sua libera scelta.

Forse le madri che lasciano i loro figli a scuola meriterebbero di avere dalla loro parte chi difende con la scienza l’inutilità di tutte quelle norme taglienti come lame che hanno visto le nostre aule diventare bunker, tra mascherine, gel e distanziamento.

Forse la verità é che i problemi sono altri in questo momento. E probabilmente il cavallo NATO su cui alcuni puntano non sarà quello vincente.

MARTINA GIUNTOLI

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