La “character assassination” di Benedetto XVI. In vista del conclave?

E ieri, tra le notizie delle follie governative e della situazione ucraina, ecco un fulmine a ciel sereno: un rapporto dalla diocesi di Monaco e Frisinga accusa il papa emerito Benedetto XVI di “negligenza” in quattro casi di pedofilia. Inutile è stata la memoria di 82 pagine inviata da Ratzinger: ignorata dalla polizia.

Cosa c’é di vero e cosa no. Come nei casi di Donald Trump, di Bettino Craxi o di Vladimir Putin assistiamo ad una “character assassination”. In realtà Ratzinger è sotto il fuoco dei fucili sin dall’epoca in cui era cardinale: era il “cardinal Rottweiler”. E’ stato accusato di essere un nazista, cosa peraltro falsa: il più grande storico di Hitler, Joachim Fest, rimandò al mittente queste accuse rispondendo a Franca Rame. Era una bufala la foto di un giovane Ratzinger in atto di fare il saluto nazista: era stata tagliata: Ratzinger stava dando una benedizione (tra l’altro nella si notava come fosse vestito da prete, e venne ordinato nel 1951). Venne estrapolato un inciso dalla lectio magistralis di Ratisbona che, decontestualizzata, travisava il senso del discorso per provocare un incidente col mondo musulmano.

Anche l’accusa di aver coperto i pedofili non è nuova, ma a suo tempo si ricordò come il cardinale Ratzinger fece aprire il caso contro gli abusi perpetrati dal fondatore dei Legionari di Cristo. Ma perché far esplodere ora il caso contro l’oramai novantacinquenne Papa emerito? Era già stato fatto fuori, costretto alla rinuncia al pontificato dopo che gli Stati Uniti avevano escluso il Vaticano dallo Swift impedendo ogni tipo di pagamento al Vaticano.

Questa è certamente una guerra alla Chiesa, guerra che è partita dalla Francia e ora arriva in Germania. Bisogna piegarsi solo al nuovo idolo scientista e statalista, e quindi si prosegue nel gettare fango sulle principali tradizioni spirituali che liberano l’uomo dalla paura dello Stato. Ma è anche una guerra interna: perché colpire un uomo al tramonto della sua vita?

Il problema è che il Papa regnante pare non passarsela per niente bene: girano voci allarmanti sul suo stato di salute. Lo stesso Bergoglio aveva accennato al fatto che alcuni cardinali lo “davano per morto”, e non ha mai escluso l’idea di potersi anche lui dimettere. E quindi?

Quindi Benedetto XVI potrebbe tornare ad essere il legittimo Romano Pontefice. Molto si è scritto sulla famosa “rinuncia al ministero petrino” che non è un inedito nella Storia della Chiesa: ve ne sono state nove, tra le quali la più nota è certamente quella di papa Celestino V, che Dante accusò di ignavia coi celebri versi “Colui che per viltade/fece il gran rifiuto”. Ma, come spiega l’avvocato canonista Francesco Patruno, la figura del “papa emerito” non è mai esistita. Ratzinger ha dichiarato di aver rinunciato solo al “ministerium” e non al “munus” petrino, ovvero alla carica che arriva da Dio. Lo stesso Ratzinger disse che “il Papa è uno solo” ma non specificò mai quale. In caso di morte di Bergoglio si scoprirebbe probabilmente che quest’ultimo era un antipapa e che è stato tutto invalido.

Per questo è partita la macchina del fango contro il Papa emerito. Potrebbe arrivare una valanga, è il caso di dirlo, di dimensioni bibliche. E allora si ricomincia da Spotlight, caso deflagrato, guarda caso, negli anni in cui Giovanni Paolo II si scagliava contro la guerra di Bush in Iraq. Tutto come da copione.

ANDREA SARTORI

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