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Notizie8 Aprile 2022

La catastrofe della politica “Zero Covid “

Di ·450 contenuti pubblicati
David Livermore analizza la politica dello Zero Covid, evidenziando la sua inefficacia nel lungo termine. Si discute anche delle conseguenze sociali ed economiche di tale strategia nei vari paesi.
Punti chiave
  • Lo Zero Covid era una strategia temporanea fino ai vaccini.
  • Diversi paesi hanno abbandonato lo Zero Covid a causa di varianti più trasmissibili.
  • La Cina è l'ultimo paese a mantenere la strategia Zero Covid.
  • La pazienza pubblica si esaurisce, portando a proteste e migrazioni.
  • Non esiste un nirvana senza Covid, solo una gestione della situazione.
L'articolo

Alcuni accademici, esperti e politici ora affermano che lo Zero Covid – una politica promossa dagli stessi- era in realtà solo una strategia temporanea per mantenere bassi i casi di Covid fino a quando i vaccini non fossero disponibili.

Questa è stata sicuramente  l’affermazione di Devi Sridhar, professoressa di salute pubblica e consigliere del governo scozzese.Ha affermato in una intervista al Guardian della scorsa settimana  che “perseguire la politica dello Zero Covid era ottimale in un’era pre-vaccino e pre-antivirale”.

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Ma non è così che la strategia Zero Covid è stata intesa un anno fa, quando era ancora sostenuta dall’Independent SAGE, dal governo scozzese e dalla stessa Sridhar, anche quando ormai la campagna vaccinale era una realtà. E non è così che la politica Zero Covid è stata intesa fino a poco tempo fa dal premier neozelandese Jacinda Ardern: era l’agosto 2021 quando il governo neozelandese ha bloccato Auckland a causa di un singolo caso di Covid. E non è così che viene inteso  ora dal governo cinese, che ancora oggi persegue una strategia chiamata “dinamica Zero Covid”.(…)

Lo Zero Covid non ha mai avuto possibilità di esistere nel Regno Unito. La prima ondata all’inizio del 2020 ha sparso ampiamente il virus e il sistema Test and Trace del governo,  fastidioso e costoso, non ha mai davvero funzionato. Questo non avrebbe dovuto sorprendere nessuno. (…)

La Corea del Sud e, in una certa misura, Taiwan hanno utilizzato metodi di tracciamento altamente intrusivi, integrando i dati delle telecamere di sorveglianza, dei telefoni cellulari e dell’uso delle carte di credito. L’Australia, e gli stati all’interno dell’Australia, hanno chiuso i loro confini e spinto a rigidi lockdown anche per un numero davvero esiguo di casi. E dopo aver soppresso la sua prima ondata a Wuhan, la Cina ha adottato lo screening di massa. Ad esempio, nel novembre dello scorso anno, 34.000 persone sono state testate come contatti diretti di un solo caso infetto al parco Disneyland di Shanghai. Casi e contatti identificati sono stati sottoposti a quarantena forzata.

Se il prezzo pagato per la libertà perduta sia accettabile è poi un altro discorso,  una questione politica. La polizia a Melbourne è stata notoriamente brutale. E l’etica delle istituzioni della Nuova Zelanda che richiedono ai cittadini che fanno rientro in patria di giocare ad una lotteria per un posto in un ostello di quarantena è, per lo meno, discutibile.

Ora, tuttavia, lo Zero Covid è crollato, minato dalla stanchezza della gente,  dall’emergere di varianti più trasmissibili e dal fallimento dell’obiettivo primario dei vaccini, ovvero immunizzare. Uno dopo l’altro sono caduti tutti i domino dello Zero Covid.

Singapore e l’Australia sono cadute per prime, riconoscendo silenziosamente la realtà durante l’ondata della variante Delta dello scorso agosto e consentendo al virus di circolare. Presto sono seguiti Corea del Sud, Vietnam e Nuova Zelanda. In effetti, persino il tentativo della Nuova Zelanda di eradicare l’Omicron a gennaio è fallito completamente con casi che sono passati da poche dozzine a 20.000 al giorno, equivalenti a 260.000 al giorno nel Regno Unito. La Corea del Sud, patria ideale del Test and Trace, ha registrato tra i 300.000 e i 600.000 casi al giorno da oltre un mese. La vaccinazione estensiva ha limitato la malattia grave ma non è riuscita a fermare la circolazione.

Cina, Hong Kong e Taiwan sono gli ultimi domino dello Zero Covid rimasti ancora in piedi, anche se ormai molto traballanti. Sospetto che Taiwan passerà a una strategia di mitigazione della politica, come la Corea del Sud, una volta che un focolaio varcherà i suoi confini.

La Cina, tuttavia, rimane assolutamente fedele allo Zero Covid, con Hong Kong a seguire. E la strategia non sta andando bene. Si stima che il recente focolaio di Omicron a Hong Kong abbia infettato fino alla metà della popolazione, anche se i dati ufficiali indicano molti meno casi. Gli ospedali sono stati sovraccaricati e i decessi stanno aumentando, il che riflette l’incapacità delle autorità di vaccinare molti residenti nelle case di cura. Mentre la Corea del Sud e Hong Kong hanno registrato picchi di infezione di Omicron altrettanto elevati, il tasso di mortalità massimo è stato sproporzionatamente più alto a Hong Kong, con 285 decessi al giorno contro 350 al giorno in Corea del Sud, nonostante Hong Kong abbia una popolazione sette volte più piccola.(…)

La limitazione, ma mai l’eradicazione, può essere ottenuta, se vengono applicate enormi risorse, se le libertà sono sospese e la diffusione virale iniziale non è troppo grande. Ma l’evoluzione virale, che privilegia varianti più trasmissibili, continua ogni volta ad alzare la posta in gioco. Può magari vincere questa volta,  ma la prossima come andrà? La variante Alpha ha ottenuto la diffusione  iniziale nel Kent settentrionale e nell’Essex durante il secondo lockdown (novembre 2020) del Regno Unito. Forse il blocco ha accelerato la diffusione di Alpha, eliminando le altre varianti?

Inoltre, cosa affatto trascurabile, la pazienza pubblica si esaurisce. Gli abitanti di Honk Kong,  a cui è sono state negate molte libertà in nome del covid, abbandonano il luogo, con un tasso di emigrazione dell’uno per cento al mese. Anche la Cina è irrequieta da questo punto di vista. Ci sono state proteste a Shanghai, le cui clip sui social media da allora sono state rapidamente cancellate. Gli studenti di Chengdu, che sono stati confinati nel campus, affermano di essere stati trattati peggio dei cani. Si sa che le autorità cinesi hanno anche abbattuto gli animali domestici delle persone. Nel frattempo, il conto aumenta: un’analisi stima i costi dei lockdown in Cina sui 35 miliardi di sterline al mese, con un potenziale raddoppiamento.

L’approccio potrebbe essere sopportabile se la politica Zero Covid portasse da qualche parte. Ma non è così. Alla fine non esiste un nirvana senza Covid,  e nemmeno esiste la prospettiva di un vaccino che interrompa definitivamente la circolazione. Piuttosto, una gestione a Zero Covid ha due possibilità. Può lasciare tutto chiuso indefinitamente, cercando di sopprimere ogni nuovo focolaio che viola i suoi confini. Fino a quando poi inevitabilmente non fallisce. Oppure, in alternativa, può scegliere di ricongiungersi alla realtà, e permettere ai suoi cittadini di vivere di nuovo normalmente.

Di David Livermore, traduzione Martina Giuntoli

 

 

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