Se non c’è pane, i Governi occidentali consiglieranno agli affamati di mangiare le sanzioni alla Russia? Il suggerimento sarebbe perfino peggiore di quello, già catastrofico, della regina Maria Antonietta, secondo la quale gli affamati avrebbero ben potuto sopperire al pane con le brioches.

Il nodo sta venendo al pettine: se l’Occidente non viene a miti consigli con le sanzioni, la Russia non potrà esportare facilmente il grano, e vari Paesi andranno incontro alla carestia. Come reagirebbero, magari prendendosela con l’Occidente? O magari tentando in massa di migrare in Occidente, nella speranza di trovare qualcosa da mangiare.

Russia ed Ucraina, i due Paesi in guerra, sono rispettivamente il primo ed il quinto esportatore mondiale di grano. E’ il motivo per il quale, in seguito al conflitto, i generi alimentari rincarano giorno dopo giorno. L’Italia è fra i grandi importatori di grano. Medio Oriente e Nord Africa dipendono alle importazioni di grano. Vari altri Paesi africani, inoltre, riescono a mangiare solo grazie al grano d’importazione acquistato sui mercati internazionali.

La guerra impedisce all’Ucraina di esportare il suo grano: porti bloccati, spedizioni via ferrovia complicate. L’Unione Europea promette un piano per svuotare i granai dell’Ucraina prima che li conquistino i russi. Ma ci vorrà del tempo. Dal canto loro gli Stati Uniti (ma anche l’Unione Europea) sostengono che la Russia affama il mondo impedendo la partenza del grano dai porti dell’Ucraina.

Tuttavia per nutrire il mondo c’è il grano della Russia – il primo esportatore mondiale, appunto – e non solo quello dell’Ucraina. Il raccolto russo 2022 si annuncia particolarmente abbondante.

I prodotti agricoli russi non sono sottoposti a sanzioni: tuttavia con l’inizio della guerra la Russia ha limitato le esportazioni privilegiando la sicurezza alimentare interna. A mietitura avvenuta riaprirà i rubinetti ed è pronta ad esportare in agosto-dicembre 25 milioni di tonnellate di grano. Nel 2021 durante quegli stessi mesi la Russia aveva esportato solo 18 milioni di tonnellate di grano.

Ma c’è un ma, prima di mettere in vendita tutto questo bendidio sui mercati internazionali. Fra le sanzioni imposte dall’Occidente, c’è anche l‘espulsione di molte banche russe dal sistema internazionale di pagamenti SWIFT. Se le operazioni bancarie con l’estero sono difficili, è difficile anche esportare il grano.

L’ex presidente russo Dmitry Medvedev, ora vicepresidente del Consiglio di Sicurezza, l’ha spiegato con un certa chiarezza e con termini coloriti tipo “Non siamo  mica scemi”. Ha detto in sostanza: se le piattaforme internazionali non ostacoleranno la volontà russa di esportare grano, i Paesi che hanno fame lo riceveranno; la Russia ha tutte le possibilità di evitare un crisi alimentare, se solo non le si impedisce di agire.

E altrimenti? Altrimenti il mondo, non potendo mangiare grano russo, dovrà accontentarsi di mangiare le sanzioni contro la Russia. Ne patirebbero innanzitutto gli affamati, ovvio. Ma l’Occidente sarebbe il responsabile della situazione. Gli affamati se ne ricorderebbero, e magari passerebbero anche all’azione.

GIULIA BURGAZZI

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