Matteo Bassetti, il più “mediatico” dei vari virologi assieme a Burioni, ha un social media manager. Lo ammette, per inciso, lui stesso quando, intervistato sulla trashata del Jingle Bells vaccinale, replica “stamattina credo che il mio social media manager abbia bannato qualcosa come 1500 o 2000 persone. Quindi abbiamo “la Bestia di Bassetti”: di fatto il “direttore della clinica per le Malattie Infettive dell’Ospedale S. Martino di Genova” (questo il pomposo titolo) non è più un medico, è un influencer: non vi è alcuna differenza tra Matteo Bassetti e Chiara Ferragni: anzi sì, una: Chiara Ferragni, al di là del fatto di essere più graziosa, ha iniziando vendendo linee di moda, non vaccini. Fare l’influencer su una cosa così delicata come un farmaco in una pandemia forse è un tantinello di cattivo gusto, oltre che pericoloso.

Ma evidentemente Matteo Bassetti è nuovo del mestiere e il suo social media manager non ha l’abilità di un Luca Morisi: la comunicazione è assolutamente disastrosa. Innanzitutto lui ammette di bannare. Vero, lui banna qualsiasi voce critica anche non offensiva per far risultare solo i commenti positivi: in questo ha preso da Burioni, che usa la stessa politica. Ma solo il fatto che ammetta che ne deve bannare duemila e appaia “qualche ” commento positivo è un bell’autogol. Cosa banni la gente a fare se poi lo dici durante l’intervista che ti pigliano a sassate mediatiche? Il disastro comunicativo è già nella canzoncina natalizia: Crisanti, occhi al cielo, era l’unico che evidentemente aveva capito che era una cosa “cringe” come si dice oggi (probabilmente l’avevano drogato o torturato per convincerlo) e di questo se ne è accorto pure Gramellini. Bassetti no, va avanti convintissimo a difendere la trashata natalizia: Bassetti no, ti dice che questi odiatori non hanno letto il testo che è pieno di “contenuti scientifici”.

I contenuti scientifici sarebbero questi “Sì sì sì vax vacciniamoci / Se tranquillo vuoi stare i nonni non baciare / Il Covid non ci sarà più se ci aiuti anche tu / Se vuoi andare al bar/ felice a festeggiar / le dosi devi far / per fare un buon Natal / mangia il panettone / vai a fare l’iniezione / proteggi gli altri oltre a proteggere anche te / con la terza dose tu avrai feste gioiose / Il Covid non ci sarà più se ci aiuti anche tu / per il calo dei contagi dosi anche ai Re Magi”. Va bene la forma leggera, ma mettersi a dire che questa roba è scienza non è azzeccatissima a livello comunicativo.

Anche dare del rincoglionito al premio Nobel Montagnier non è stata una grande idea dal punto di vista comunicativo (vista anche la querela del “rincoglionito”). Detto questo il Bassetti aggressivo, che fa fuoco e fiamme contro chiunque lo contraddica, che insulta i Nobel ma banna e minaccia di querela commentatori sulla sua pagina, è stato dipinto perfettamente dal professor Ugo Mattei come “un signore che ha cambiato mestiere e va in televisione a fare il propagandista di una certa linea politica”. E la risposta di Bassetti, ovvero andarsene senza replicare, fa vedere che la Chiara Ferragni di Pfizer non è in grado nemmeno di reggere un contraddittorio.

Il caso Bassetti, il più evidente di questa riduzione di professionisti a influencer (a pessimi influencer), il medico che è andato a fare il fotomodello per Litrico nel pieno di una pandemia, che si fa fare foto in pose evidentemente studiatissime e che ha addirittura un social media manager quando dovrebbe stare in corsia e parlare il meno possibile se davvero siamo davanti ad una cosa stile spagnola o peste del Manzoni, rende perfettamente il livello della farsa. E del disastro comunicativo.

Bassetti sostiene sempre, quasi fosse una sorta di sommo sacerdote, di parlare a nome della “scienza”. Ha ottenuto un effetto paradossale: di far perdere di credibilità proprio quella “scienza” cui fa da propagandista. La scienza non ha bisogno di Chiare Ferragni, perché divulgare la scienza non è esattamente come vendere una linea di scarpe, specie se si tratta di argomenti delicati come dei vaccini sperimentali: la linea di scarpe non ha effetti avversi se non sul portafogli di chi le compera.

Forse dovrebbe prendere esempio da un ottimo comunicatore culturale quale il professor Alessandro Barbero. Ah, già, ma Barbero è contro il green pass…

ANDREA SARTORI

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