Il presidente del World economic forum, Klaus Schwab, ha pontificato sull’agenda del Grande Reset al G20 di Bali.

Perlomeno sulla carta, il G20 dovrebbe essere un vertice tra capi di Stato, ministri delle Finanze e governatori di banche centrali. Un’occasione per discutere da vicino problematiche condivise con la finalità di concertare soluzioni comuni.

All’edizione del G20 svoltasi il 15 e 16 novembre 2022 a Bali, in Indonesia, ci sono state defezioni illustri, tra cui quella del presidente russo Vladimir Putin. Schwab, l’uomo di Davos, era invece in prima fila.

Che cosa ci faceva là? A che titolo il rappresentante di un ente privato, peraltro una delle organizzazioni sovranazionali più global-elitarie del pianeta, ha partecipato a un incontro istituzionale?

Possibile che un personaggio, che mai alcun cittadino ha scelto come proprio rappresentate, partecipi al G20? Non solo. Possibile che costui possa addirittura salire sul palco e pontificare la sua folle agenda davanti a un pubblico in religioso silenzio?

Il fondatore del World Economic Forum, durante il suo discorso, ha infatti elogiato l’agenda del Grande Reset, nata e promossa perlopiù all’interno della sua organizzazione.

“Se guardiamo a tutte le sfide, possiamo parlare delle crisi multiple, economiche, politiche, sociali, ecologiche e istituzionali”, ha detto Schwab a Bali: “Ma in realtà, ciò che dobbiamo affrontare è una profonda ristrutturazione sistemica e strutturale del nostro mondo. E questo richiederà del tempo e il mondo avrà un aspetto diverso dopo che avremo attraversato questo processo di transizione”.

Secondo il suo noto criterio dell’infilarsi nei gabinetti, Schwab si è unito senza problema alcuno ai capi di Stato. E non solo: con il suo intervento si è reso assolutamente protagonista del consesso.

Nessuno lo ha votato, già, ma di fatto Schwab è uno degli uomini più influenti del mondo. E nemmeno era l’unico presente a Bali non si sa bene in quale ruolo: c’era pure Bill Gates.

D’altronde, a ben vedere, tutti i partecipanti al vertice hanno in un modo o nell’altro un rapporto con le istituzioni di Davos.

Alcuni, come Justin Trudeau o Jacinda Ardern (premier rispettivamente di Canada e Nuova Zelanda), si sono addirittura formati politicamente alla Young Global Leaders.

La Young Global Leaders è una vera e propria scuola di formazione global-elitaria, emanazione diretta del World Economic Forum.

Non è un caso se Paesi come il Canada e la Nuova Zelanda, durante la crisi prima pandemica e poi socio-economica, si sono allineati perfettamente alle politiche e alle linee guida emanate da Schwab.

Sembra quasi che la presenza del “filantropo” al G20 equivalga un po’ a quella di un ingegnere.

Questo, in visita al proprio cantiere, si vuole infatti accertare che il suo progetto stia procedendo nel migliore dei modi e possibilmente senza intoppi.

E così ha fatto Schwab, trovando i suoi “fedeli operai” attorno a lui radunati, con i compiti diligentemente svolti. Crisi politiche, crisi sociali, crisi economiche, crisi sanitarie: tutto fatto a regola d’arte.

“Tuttavia”, ha detto l’incontentabile Schwab: “c’è ancora molto da fare”.

Schwab ha proseguito il suo discorso dando della neo-nata multipolarità del mondo una lettura diversa dal solito.

Mentre per i sovranisti il multi-polarismo rappresenta il trionfo delle identità e delle culture, Schwab vede proprio nella frammentazione del mondo un indebolimento: “Il mondo frammentato è senz’altro più debole, ma senza dubbio più facile da governare”.

Molto in questa direzione è stato fatto, ma molto rimane ancora da fare.

Non ci si illuda che l’incubo del Grande Reset stia per finire.

L’attuale situazione infatti è, secondo Schwab, solo un primo passo verso un mondo nuovo, diverso, ristrutturato dalle fondamenta, per rimanere nella metafora ingegneristica.

Nel frattempo il cambiamento si può e si deve accelerare. Prova ne è il fatto che Schwab e il World economic forum sono sempre a caccia di nuove crisi.

Perché solo le crisi possono rimodellare ciò che prima era dato per sicuro. Solo l’instabilità rimodella le certezze.

Ma non vi è proprio nulla che possa fermare Schwab e la sua visione distopica?

In realtà il fatto stesso di trovarlo al G20 potrebbe indicare un suo bisogno di controllo.

Perché se è vero che la frammentazione è per Davos necessaria, e che il caos spinge l’acceleratore del cambiamento, è anche vero che frammentazione eccessiva e caos incontrollato possono rivelarsi controproducenti rispetto ai fini di Davos.

Ecco che proprio in questa ottica si potrebbe cercare quel granello di sabbia salvifico, che permetterebbe di fermare il folle ingranaggio.

MARTINA GIUNTOLI

 

 

 

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