Da Mosca Mark Bernardini per Visione TV. Siamo alla settimana del 19-25 giugno 2023, proseguiamo con il notiziario settimanale dalla Russia, dove parliamo non solo e non tanto di quest’ultima, quanto di quel che si dice, si scrive e si mostra nei media russi, quelli che per lo più sono democraticamente oscurati in Italia. Le indagini sul sabotaggio al Nord Stream complicheranno le relazioni tra i paesi della NATO. I tentativi delle agenzie di intelligence occidentali di accusare un qualche gruppo ucraino sembrano semplicemente ridicoli, così come le dichiarazioni secondo cui né Biden né Zelenskij avevano nulla a che fare con questo attacco terroristico. Ne è sicuro il noto giornalista, vincitore del Premio Pulitzer Seymour Hersh. Secondo lui, la stragrande maggioranza degli abitanti del mondo sostiene le azioni della Russia in Ucraina.
L’Europa ha bisogno di almeno 10 anni per ricostituire le scorte di armi. Chi lo ha detto, qualche putiniano? No: l’ex primo ministro slovacco e leader del Partito Hlas – sociálna demokracia (letteralmente, Voce – Socialdemocrazia) Peter Pellegrini. Ha affermato che i depositi di armi in tutta Europa sono vuoti e ci vorranno dai cinque ai dieci anni per riempirli.
L’Ucraina ha perso un decimo delle attrezzature occidentali in una settimana. Attacchi a tutto campo dell’esercito ucraino, lungo l’intera linea del fronte. Come reagisce la Russia e cosa c’è in prima linea adesso?
Il 6 giugno è crollata la diga della centrale idroelettrica di Kachovskaja, capolavoro di ingegneria e frutto di un ardito progetto sovietico. Per mesi era stata colpita dai neonazisti ucraini. Finito. Chilometri cubi d’acqua sono precipitati nel varco, spazzando via tutto ciò che incontrava: case, ospedali e teatri, scuole, strade, linee elettriche, giardini e campi seminati, allevamenti di bestiame e cimiteri… Tutto questo è principalmente sulla riva sinistra del Dnepr, che è più in basso a destra. E sotto il controllo della Russia.
Dal 14 al 17 giugno a San Pietroburgo si è svolto il 26° Forum Economico Internazionale. E’ intervenuto Putin, ha parlato per un’ora e mezzo, su temi prettamente economici, io l’ho tradotto per Visione TV. Noto che Repubblica e gli altri “giornaloni” si sono limitati a definire il Forum “un flop”, senza peraltro inviare nessuno all’evento. A nulla valgono le affermazioni “non ci hanno accreditati”: c’erano centinaia, migliaia di giornalisti stranieri. Tutti putiniani? Fatto sta, 14.000 partecipanti da 131 Paesi, 1.700 capitani d’industria, 130 personalità altolocate (capi di Stato e di governo, ministri e quant’altri), 3.500 giornalisti da 33 Paesi, sono stati firmati 695 contratti per 5 trilioni 670 miliardi di rubli (circa 63 miliardi di euro). E pensa se non fosse stato un flop.
Questa settimana voglio parlarvi di uno scrittore italiano, che ormai non è più tanto giovane neanche lui, avendo cinquant’anni, Giovanni Da Empoli. Attingo da Wikipedia.
Purtroppo, da mesi, spesso nei media russi, ma talvolta anche in quelli italiani, si cita un media degli Stati Uniti che si chiama “Politico”, quasi fosse un reale influencer degno di affidamento. Vediamo di fare chiarezza. Politico viene distribuito gratuitamente nelle metropolitane di Washington e New York, un po’ come “Metro” in quelle di Roma o Milano, ciò nonostante ha una tiratura quotidiana di appena 32.000 copie. Tanto per dare un’idea, il Washington Post ne ha mezzo milione, il New York Times 800 mila, il Wall Street Journal e USA Today un milione e mezzo a testa.
Come mi aspettavo da mesi, da taluni miei detrattori, tutti italiani, vengo accusato ora di essere un traditore della Russia, ora soprattutto un traditore dell’Italia. Contestualmente, nessun russo mi ha mai avanzato accuse del genere.
Povera Annalena Baerbock. Quattro mesi fa, ha dichiarato che Putin deve cambiare posizione a 360 gradi. Qualcuno ha timidamente osservato che significava fare esattamente quello che sta facendo. Ma l’attuale ministro degli Esteri, evidentemente, ha marinato la scuola, non capisce. Proprio come Liz Truss, che rifiuta di accettare la sovranità russa su Voronež e Rostov sul Don.
Penso che tutti ricordiate Raffaella Carrà. In una sua tournée in Unione Sovietica, cantò in russo una canzoncina per bambini presa da un cartone animato. Una Carrà come sempre solare. Io la conobbi al suo programma “Pronto, Raffaella?” in via Teulada a Roma all’inizio degli anni ’80, ho fatto spesso da interprete. Nella foto, sono con la ballerina Maja Pliseckaja e il ben noto calciatore Paolo Rossi: l’Italia era appena diventata campione del mondo in Spagna. Ciao, Raffa.
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